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Il teatro del grottesco e Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello

Il periodo ''grottesco'' della drammaturgia pirandelliana

Tra il 1916 ed il 1921 Luigi Pirandello ha composto drammi nei quali viene deformata una delle premesse basilari del teatro borghese: l’intima connessione tra l’uomo e l’ambiente circostante. I personaggi di queste opere sono difatti costretti a fare i conti con le ragioni di una collettività opprimente che richiede loro di assumere un ruolo fisso (il marito, l’amante, l’avvocato, l’uomo di affari) cui corrisponde un altrettanto determinato codice comportamentale.

Rifiutare le convenzioni sulle quali si basa la società equivale, per Pirandello, ad essere esclusi dalla stessa. Tale assunto era già stato perfettamente dimostrato nel romanzo del 1904 Il fu Mattia Pascal. Il protagonista, dopo aver compreso che non è possibile privarsi della propria identità, è costretto a rintanarsi in una biblioteca polverosa dimenticata dal mondo ed a vivere in una condizione di assoluta estraneità da qualsiasi ingranaggio collettivo.

L’individuo, dunque, può scegliere di adeguarsi alle norme che la società gli impone, costringendosi in maschere di volta in volta differenti a seconda della situazione che si trova ad affrontare; oppure può vivere con consapevolezza il divario esistente tra le necessità del proprio io e quelle della collettività che lo circonda.

In quest’ultimo caso diviene «una maschera nuda dolorosamente consapevole degli autoinganni propri e altrui, ma impotente a risolvere la contraddizione che pure individua». È tale la situazione in cui si collocano il professor Toti in Pensaci Giacomino, Angelo Baldovino ne Il piacere dell’onestà, Leone Gala ne Il giuoco delle parti. Personaggi che Franca Angelini definisce stonati, i quali «vivono di riflesso la vita degli altri, limitandosi a proiettare su uno specchio deformante la loro intima sconnessione, mediante la sconnessione tra la loro apparenza e la loro sostanza».
Il loro è un atteggiamento umoristico, di chi «vive con la dote del «sentimento del contrario», ovvero con la «coscienza critica della disarticolazione dell’esistente».

Tale disarticolazione si riflette anche nell’interiorità dell’individuo e crea di conseguenza una netta «distanza tra il soggetto e i propri gesti, fra l’uomo e la vita: più che vivere il personaggio «si guarda vivere».
A costoro, possessori di ruoli ufficiali ma non sostanziali, Pirandello affida l’incarico di assumere fino in fondo il codice sociale tanto odiato con lo scopo di invertirne la rotta e farlo esplodere nelle sue contraddizioni, superandolo.

Ho deciso di analizzare Il giuoco delle parti perché è, a mio avviso, il dramma che tra i "grotteschi" pirandelliani riesce al meglio a mostrare la crudeltà di una società che ingloba al suo interno, come un vortice, i veri volti degli esseri umani. Nessuno è escluso da questo meccanismo malvagio, neppure il protagonista, Leone Gala, il cui rimedio per proteggere e far rimanere intatta la propria personalità si dimostrerà essere del tutto inadeguato ed illusorio.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il teatro del grottesco e Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello

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Informazioni tesi

  Autore: David Monachesi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Valeria Merola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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Parole chiave

pirandello
grottesco
luigi pirandello
letteratura teatrale italiana
il giuoco delle parti
l'umorismo
teatro del grottesco
chiarelli

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