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Poemi + Incendiario X Parola

La linea di Lacerba. Palazzeschi e il futurismo

Nel concludere l'introduzione al secondo capitolo, avevo detto, che in questo paragrafo, dedicato interamente alla produzione letteraria di Aldo Palazzeschi, quella che va dal 1909 al 1914, mi sarei servito dell'ausilio della rivista letteraria "Lacerba".
In effetti, la rivista fiorentina è un'ottima indicatrice dei rapporti tra il poeta "incendiario" e il movimento per ragioni temporali, dato che il primo numero di "Lacerba" esce a Firenze il primo gennaio 1913, cominceremo da prima con l'analisi dell'attività di Palazzeschi, proprio con i Poemi del 1909, la raccolta poetica, che suscitò l'interesse di Marinetti, la cui rivista "Poesia" d'allora in poi, ospitò l'opera palazzeschiana fino all'edizione del 1913 dell'"Incendiario". Mi sembra, prima di tutto, utile esporre una sorta di diagramma dell'opera poetica di uno scrittore come Palazzeschi, vissuto fino all'età di 89 anni, che ha potuto vantare un'attività di circa sette decadi, cominciando e concludendo la sua avventura letteraria proprio con la poesia: i "Cavalli bianchi" sono, infatti, del 1905, e "Via delle cento stelle" del 1972. La poesia dopo gli anni del teatro e ancora la poesia dopo più di mezzo secolo dal celebre "Incendiario", raccolta che pone Palazzeschi vicino al movimento futurista.
Settant'anni, che hanno ovviamente visto la scrittura di Palazzeschi cambiare e rinnovarsi radicalmente, tant'è che possiamo parlare,senza forzature, a proposito della poesia, del periodo giovanile ("Cavalli bianchi" e "Lanterna") che va quindi dal 1905 al 1907, in cui sono abbastanza palesi i riferimenti alla tradizione e alle letture personali, del periodo della maturità ("Poemi" del 1909 e "Incendiario"del 1910), che dà l'avvio ai rapporti con Marinetti, e che denota una maggiore sicurezza creativa e una personalità sicura, tale da creare difficoltà a tutti coloro che si sono cimentati in una sorta di catalogazione dell'opera palazzeschiana (i primi tre lavori sono legati al periodo crepuscolare, mentre la successiva produzione, l' "Incendiario" e "Il codice di Perelà", a quello futurista!)
Se escludessimo la riedizione dell' "Incendiario" del 1913, e alcune rare poesie postume, ci accorgeremmo che Palazzeschi ha quasi del tutto abbandonato la poesia, in favore della prosa narrativa, per poi ritornarci poco prima di morire con due lavori del 1968 ("Cuor mio") e del 1972 ("Via delle cento stelle"). Credo che si possa definire, senza esitazioni questo periodo, della vecchiaia, che ci porta a riconoscere una certa veste "cattedratica" o futuristicamente "passatista", che il Palazzeschi ottantenne inconsciamente aveva oramai acquisito.
Dopo i "Cavalli bianchi" e "Lanterna", nel 1909 sempre per il suo editore, il gatto Cesare Blanc, esce la terza raccolta poetica di Aldo Giurlani, che ancora una volta userà lo pseudonimo di Palazzeschi, il cognome della propria nonna materna.
Come accennato sopra, il poeta fiorentino sembra vivere una nuova stagione dopo i primi due lavori, che paiono il risultato di attente letture pascoliane (di cui rimangono ancora residui nel titolo "Poemi") e di una "ingenua giovinezza". Con un timbro un più personale, i "Poemi" si presentano più maturi e convincenti, tanto, in semi rottura con la tradizione, da piacere a Marinetti.
È importante capire se si può già parlare di avvisaglie futuriste in questo lavoro e in quale misura (ci accorgeremo, comunque, che nonostante l'avvicinamento di Palazzeschi al movimento, egli continuerà sempre a sviluppare una personale via poetica svincolata dallo stesso, il quale, probabilmente, ha preso più da lui di quanto egli stesso abbia in realtà fatto). Scrive Adele Dei nella postfazione ai poemi: "Lanterna aveva complicato e arricchito la rarefatta concentrazione dei Cavalli bianchi, aveva raccontato storie, sia pure misteriose e interrotte, aveva messo a confronto personaggi diversi in una sorta di teatralità bloccata. I Poemi tendono ancora più a dilatarsi, a movimentare le scene con dialoghi e dichiarata gestualità".
È Adele Dei, a usare le parole "interrotte" e "bloccata", in riferimento rispettivamente alle storie e alla teatralità della raccolta precedente, sottolineando una crescita e una continuità in questo nuovo lavoro, e insistendo sull'aspetto teatrale, visibile attraverso la moltitudine di dialoghi presenti ("è significativo in questo senso che Palazzeschi nel luglio del 1910, in contemporanea con la revisione e la riscrittura del Codice di Perelà, dichiari di stare lavorando ad alcuni drammi futuristi, di cui purtroppo si è persa ogni traccia").
Un poeta maturo, che non si serve più degli altri per accrescere la propria creatività (come aveva fatto precedentemente con Pascoli, o non del tutto, come vedremo, farà con Govoni), ma per sbeffeggiarli, per prenderli in giro, per giocarci, come con veri e propri giocattoli (e insisto sulla dimensione ludica che da adesso in poi, almeno, negli anni di frequentazioni con Marinetti e il movimento, sarà protagonista della sua produzione letteraria). […]

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Rinaldi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Niva Lorenzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

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Parole chiave

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letteratura
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futurismo
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palazzeschi
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poemi

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