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L'internazionalizzazione del Made in Italy. Un'indagine sulla presenza italiana nel mercato brasiliano.

Peculiarità di un sistema oneroso

Il Brasile è caro per tasse, dazi, costi di trasporto, ma anche per aver sofferto storicamente nell’essere il primo paese con la maggior tassa di interessi al mondo, unito a un alto spread bancario in risposta alla lotta contro l’inflazione (Holland, 2006).
Anche per i finanziamenti di routine come gli scoperti di conto o l’anticipo fattura, gli istituti bancari coprono alti tassi di interesse, per cui è opportuno pianificare al meglio le operazione finanziarie, in modo di scegliere l’opzione più conveniente e meno rischiosa (Confindustria Modena, 2012). Inoltre le imprese internazionalizzate possono sempre scegliere indebitare la loro controllata brasiliana con altre banche internazionali presenti localmente, per evitare il problema dell’alto costo del capitale. Eppure le ultime notizie interessano la finanza internazionale perché il Banco Centrale del Brasile ha abbassato il tasso d’interesse di riferimento Selic, stabilendosi come obiettivo di mantenere gli interessi al 8,50% nell’anno ancora in corso. Il costo del finanziamento risulta quindi essere ancor più caro di quello italiano, che secondo le stime di Confartigianato del giugno del 2013 si aggirerebbe al 4,85% in altre parole il secondo tasso d’interesse più alto d’Europa, dove il primato viene mantenuto dalla Spagna.
Il sistema si rende ancor più oneroso per l’inefficienza della burocrazia pubblica, basti pensare che il sito Doing Business dichiara che le imprese impiegano mediamente 119 giorni per dover seguire in media 13 procedure, per registrare il marchio aziendale e iniziare il proprio business, mentre nel resto dell’America Latina servono 53 giorni e solo 12 nei paesi aderenti all’OECD. Un’altra barriera all’entrata strettamente connessa con il problema della burocrazia è l’eccessiva regolamentazione del mercato del lavoro in quanto appare in continua evoluzione soprattutto per le sollecitazioni dei sindacati, che godono di un forte peso politico. Tra i temi più sentiti vi è la questione della previdenza sociale, l’aumento del salario minimo e la sicurezza nel posto di lavoro. Le imprese alla ricerca di insediarsi con attività labor-intensive tra i mercati emergenti, forse rimarrebbero un po’ deluse del Brasile a causa del costo del personale brasiliano potrebbe essere perfino superiore rispetto a quello italiano. Se è vero che la manodopera non qualificata riceve un salario contenuto rispetto ai nostri standard, il problema si presenta nella ricerca di risorse specializzate, non è quindi inusuale che un professionista con un ruolo dirigenziale riceva degli stipendi ben più alti in comparazione ai redditi aspirati in Italia. La tendenza all’aumento del livello salariale è giustificata in parte dal progressivo costo della vita delle grandi città, ad esempio, seconde le ultime ricerche della Mercer44, San Paolo e Rio de Janeiro rientrerebbero nella top 20 delle metropoli più care del pianeta. Proprio per la legge della domanda e dell’offerta del mercato del lavoro, si lamenta di una certa mancanza di mano d’opera qualificata causata da una debole educazione superiore. In questo triste scenario il Brasile si collocherebbe al 53° posto tra i 65 paesi presi in considerazione nel ranking stilato dal Programma Internazionale di Valutazione degli Studenti (PISA). Ciò che si auspica non è un aumento del numero di materie da studiare, bensì un cambiamento radicale della qualità formativa dei professori e dell’apprendimento degli studenti. È nostra intenzione ribadire che alla base di una crescita sostenibile di un paese è necessario investire in capitale umano, il Brasile ha più che mai bisogno di questo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'internazionalizzazione del Made in Italy. Un'indagine sulla presenza italiana nel mercato brasiliano.

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Agostini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Stefano Micelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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