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Profili critici del concordato preventivo proposto da un'impresa operante nel settore edilizio

Le caratteristiche salienti del nuovo concordato preventivo

Con la riforma introdotta dal D.lg. 35/2005 il concordato preventivo risulta notevolmente cambiato.
Il legislatore è stato spinto dalla necessità di limitare le procedure di fallimento favorendo soluzioni alternative della crisi d'impresa, sostituendo gli schemi rigidi del vecchio concordato con un modello molto flessibile tale da accogliere la libertà di fantasia del debitore.
Il debitore può proporre un accordo in qualsiasi forma, che sarà sottoposto ad approvazione dai creditori, ed il tribunale non potrà valutare nel merito della proposta.
La novella ha rivoluzionato l'istituto del concordato preventivo che non è più la procedura particolare riservata all'imprenditore "onesto ma sfortunato" in stato di insolvenza per salvarlo dal fallimento, ma al medesimo che si trova in uno "stato di crisi".
La volontà del legislatore di consentire l'accesso alla procedura di concordato all'imprenditore che si trova in una situazione che precede l'insolvenza è una dimostrazione del favorire le procedure concorsuali alternative al fallimento.
Alla procedura di concordato preventivo può, quindi, ricorrere l'imprenditore commerciale, individuale o societario, che si trova in uno stato di crisi.
È opportuno segnalare che scompaiono le condizioni soggettive di ammissibilità (art. 160, comma primo L.F.).
Con il nuovo concordato scompaiono, anche, le condizioni secondo le quali la proposta poteva essere avanzata, con l'intento primario di dare al debitore una massima libertà per predisporre il piano secondo le proprie necessità, cioè in "qualsiasi forma".
La riforma ha accentuato la natura contrattualistica della procedura sminuendo il potere di controllo e di indagine degli organi della procedura (Giudice delegato, commissario giudiziale e tribunale).
In particolare al tribunale è venuto meno il potere di accertamento delle condizioni di ammissibilità e di regolarità della procedura esercitato con la sentenza di omologazione.
Il concordato è approvato quando riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto.
Quando le maggioranze sono state raggiunte, il tribunale fissa con decreto in camera di consiglio la comparizione delle parti (debitore e commissario giudiziale), ed emette il decreto di omologazione o di diniego del concordato preventivo.
La mancata omologazione del concordato preventivo non determina l'automatica dichiarazione di fallimento come stabilito in precedenza; il tribunale dovrà attivare una procedura di fallimento dopo aver accertato la sussistenza dello stato di insolvenza.
L'impossibilità per il tribunale di attivarsi direttamente e di aprire immediatamente un fascicolo per l'istruttoria pre-fallimentare può comportare ritardi nella dichiarazione di fallimento con eventuali danni per la massa dei creditori.
Il concordato preventivo deve essere chiuso, cioè il tribunale deve emettere il decreto di omologazione, entro sei mesi dalla data di deposito del ricorso con il quale il debitore chiede l'ammissione alla procedura concorsuale, termine che il tribunale può prorogare di sessanta giorni.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Profili critici del concordato preventivo proposto da un'impresa operante nel settore edilizio

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Tuono
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Dipartimento di Economia Aziendale
  Corso: Economia e Management
  Relatore: Rita Martella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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