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Così lontani, così vicini. La post-televisione nell'era dei social media: teorie, scenari, pubblici

Cultura della convergenza: TV e audience all’inizio del nuovo millennio

"Benvenuti nella cultura della convergenza, dove vecchi e nuovi media si scontrano, dove forme mediali generate dal basso e dall’alto s’incrociano, dove il potere della produzione mediale e quello del consumo interagiscono in modi imprevedibili" (Jenkins 2006).
Pare quasi inevitabile partire da qui. Da queste parole di Henry Jenkins, che riescono a descrivere con grande autorevolezza e fascino il nuovo scenario sociale e mediale che si va configurando davanti ai nostri occhi. Convergenza, infatti, non è altro che un termine, che vuole sintetizzare il cambiamento sociale, culturale, industriale e tecnologico che ha preso piede all’inizio del nuovo millennio. La convergenza tra media è molto più che un semplice cambiamento tecnologico, essa tramuta le logiche d’azione dei media insieme a quelle che guidano il consumo di informazione e di intrattenimento dei pubblici. In questo scenario, ogni storia rilevante è raccontata attraverso le molteplici piattaforme mediatiche e la diffusione di questi contenuti, vede in gran parte il contributo dalla partecipazione attiva dei consumatori. La convergenza è un processo e non un punto di arrivo, sostiene Jenkins. E in tal senso, che partendo dalla teoria dell’intelligenza collettiva di Pierre Levy, ha mostrato come nell’ultimo decennio è venuta a galla una cultura della partecipazione, dove i fan e altri consumatori sono invitati a partecipare attivamente alla creazione e alla diffusione dei nuovi contenuti.
Produttori e consumatori interagiscono tra di loro continuamente, secondo dinamiche di azione e relazione mutevoli e innovative. Nella cultura partecipativa non tutti devono contribuire, ma tutti devono credere di essere liberi di farlo, quando sono pronti e devono credere che il loro contributo sarà valutato in maniera appropriata. Possiamo, quindi, sintetizzare le caratteristiche delle partecipatory culture nei seguenti punti:
1. Presenza di barriere piuttosto basse nei confronti dell’espressione artistica;
2. Forte attività di creazione e di scambio di opere gli uni con gli altri;
3. I membri della comunità credono che il loro contributo conti;
4. I membri sentono qualche grado di connessione sociale con gli altri e sentono di essere parte di una subcultura;
La convergenza dice Jenkins, non avviene tra le attrezzature dei media – per quanto sofisticate possano essere – ma nei cervelli dei singoli consumatori nonché nelle loro reciproche interazioni sociali: il consumo si trasforma in un processo collettivo. Per intelligenza collettiva, difatti, intende la capacità delle singole comunità virtuali di far leva sulla competenza dei singoli. Quello che non possiamo sapere o fare da soli, possiamo essere in grado di farlo collettivamente. Pierre Levy però fa una distinzione tra il sapere condiviso, cioè l’informazione attendibile all’interno della comunità e l’intelligenza collettiva, in altre parole la somma del sapere dei singoli, sostenendo che: «il sapere della comunità pensante non è più un sapere comune, perché ormai è impossibile che un solo essere umano, o anche un gruppo, dominino tutte le conoscenze, tutte le competenze, è un sapere essenzialmente collettivo, impossibile da riunire in unico corpo» (Lévy 1996: 214-215). Tali processi impregnano il rapporto degli utenti con i media e ne determinano le modalità di interazione, anche nell’acquisizione di nuove informazioni:
«il rapporto tra individuo e informazione è, in realtà, sempre più privo di mediazioni. E’ cioè sempre più immediato e ipermediato: effetti da old e new media. I media, in definitiva, non mediano l’esperienza, non è questo il vero senso, ma si fanno luoghi esperienziali. Nell’evoluzione del sociale verso una differenziazione funzionale […] si è dissolto un codice normativo in grado di mediare l’esperienza della realtà attraverso la comunità: si sono liberati gradi di possibilità esperienziale autonoma e immediata. Il che significa: sempre meno necessità riflessiva e sempre più logica immersiva» (Boccia Artieri 2004: 47).
Tutti possono partecipare a dinamiche di intelligenza collettiva. Scrive Lévy: «nel momento in cui l’altro è una fonte di conoscenza, vale anche il contrario.
Anch’io, qualunque sia la mia posizione sociale attuale, qualunque sia il giudizio rilasciato dall’istituzione scolastica su di me, rappresento per gli altri un’occasione di apprendimento [...] anche se sono disoccupato, anche se non ho soldi, anche se non sono diplomato, anche se tiro a campare in periferia, anche se non so leggere, nonostante tutto non sono un nulla. Non sono interscambiabile. Ho un’immagine, una posizione, una dignità, un valore personale e positivo nello spazio del sapere. Tutti gli esseri umani hanno il diritto di vedersi riconoscere un’identità di sapere» (Lévy 1996: 33).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Così lontani, così vicini. La post-televisione nell'era dei social media: teorie, scenari, pubblici

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Suma
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Comunicazione, Relazioni Pubbliche e Pubblicità
  Corso: Televisione, Cinema e New Media
  Relatore: Daniela Cardini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

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