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In bilico tra lingua madre e lingua seconda. Analisi e traduzione dello sdoppiamento linguistico di Antonio Tabucchi in Requiem

Migrant Writers

La nostra lingua segna il confine tra noi e coloro che ne parlano un’altra. Come una madre che mette al mondo, anche la lingua dischiude alla vita e, unica ed insostituibile come una madre, ha con il parlante un rapporto personale primigenio. È patria e dimora nello spaesamento del mondo.
Ma, proprio perché la si identifica con la figura materna, la lingua madre può giungere ad essere estranea ed ostile, generando un rifiuto dal quale scaturisce la ricerca e l’utilizzo di un’altra lingua.
Basti pensare al rapporto tra la lingua tedesca e gli ebrei tedeschi che, dopo la persecuzione nazista, si sono ritrovati a voler rinunciare alla propria lingua, non riuscendo ad assolverla per il ruolo che aveva avuto nella deportazione.
Questo esempio, che esula dalla trattazione, aiuta a comprendere come, soprattutto in presenza di fatti tragici, l’allontanamento dalla propria lingua sia necessario.
Nel caso della migrazione, fatto non assimilabile in toto alla diaspora ebrea, ma comunque fatto tragico per i diretti interessati, l’allontanamento dalla propria lingua è altrettanto necessario nonché benefico, soprattutto se si scappa da un paese tormentato da guerre e si sente la necessità di dimenticare: una lingua diversa può aiutare ad esorcizzare il passato.
Il migrante, giunto in un luogo altro, si guarda attorno e, in base ad un elementare quanto strumentale criterio di selezione, giudica ciò che gli sembra usefuless, scartandolo, e ciò che gli sembra useful, impadronendosene.

Sentendosi forestiero, nudo, privo di una radice, provando nostalgia per il passato ma, allo stesso tempo, voglia di ricominciare, la lingua non potrebbe non sembrargli useful: attraverso la sua conoscenza cresce la capacità di adattamento ed integrazione.
Acquisire la nuova lingua è l’unico modo per mimetizzarsi in un paese sconosciuto ma anche l’unico mezzo a disposizione per confrontarsi con gli altri.
E, attraverso il confronto, il migrante riesce a rielaborare il proprio passato e modulare il presente per meglio affrontare la situazione in cui vive e fare progetti per il futuro.
Questo confronto, espresso anche e soprattutto attraverso la lingua, permette di raccontarsi, di mettersi in gioco.
Il rapporto con la lingua diviene ancora più profondo quando i migranti la eleggono a lingua letteraria: parleremo dunque di Migrant Writers.
L’etichetta Migrant Writers è un’espressione comoda ed utile, utilizzata per identificare una varietà di situazioni differenti: vi si identificano scrittori che scelgono di scrivere in una L2, scrittori emigrati che scrivono nelle lingue excoloniali, scrittori emigrati non appartenenti ad una ex colonia o che scrivono in una lingua terza, quella del paese in cui approdano, come l’italiano per esempio, ma anche scrittori di seconda-terza generazione. Insomma, esistono delle divergenze di classificazione.
Tralasciando il passato degli scrittori, migrati volontariamente o per ragioni economiche o per ragioni civili e politiche, in ogni caso ciò che accomuna tutta questa miscellanea è l’utilizzo di una lingua differente rispetto alla propria lingua madre; una lingua adottiva che assurge, dunque, al ruolo di lingua madre. Almeno in Italia, il fenomeno della “scrittura migrante”, è da considerarsi recente. I primi testi che si possono catalogare in quelli della letteratura italiana della migrazione sono stati pubblicati solo nel 1990. In altri paesi che hanno avuto un passato coloniale, come il Portogallo, la Spagna, la Francia, l’Inghilterra, questa è ormai divenuta una tradizione consolidata, innegabile testimonianza di questo passato coloniale, espressione della diaspora dei suoi figli, ma nel caso italiano la situazione è differente. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

In bilico tra lingua madre e lingua seconda. Analisi e traduzione dello sdoppiamento linguistico di Antonio Tabucchi in Requiem

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Informazioni tesi

  Autore: Rosa Iovino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Jessica Falconi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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Parole chiave

bilinguismo
portoghese
requiem
lingua madre
tabucchi

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