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L'Interrealtà: Verso la creazione di un nuovo spazio sociale

Aspetti etici dell’interrealtà

Vivendo in un ambiente interreale permeato dalle nuove tecnologie, si rende opportuno interrogarsi sul rapporto che le persone (in quanto utilizzatori) hanno con tali strumenti e sul senso di responsabilità derivante dal loro utilizzo.
Attraverso l’analisi dei risvolti etici dell’interrealtà è possibile avviare una riflessione su come viene a considerarsi la messa in opera dei comportamenti umani in un ambiente interreale.

Stando al filosofo morale Fabris (2012) ci troveremmo in un’ epoca in cui gli strumenti tecnologici sono sì in grado di facilitarci la vita quotidiana, ma ci permettono inoltre di comportarci come se tutto ciò fosse naturale, parte integrante del nostro comune ambiente “domestico” (Fabris, 2012, pp.29-30). Effettivamente l’abitare un mondo sempre più “semplificato” è avvertito dal senso comune come qualcosa di positivo, in quanto permetterebbe il controllo di molti processi del vivere quotidiano (vedasi i Google Glass); ma al contempo resterebbe in ombra l’interrogativo più importante: se, e in che modo verrebbe avvertito il senso di responsabilità dato dall’agire in contesti interreali, per tramite di strumenti tecnologici. In questo caso la tecnologia dell’interrealtà può essere usata in modo “corretto” o “sbagliato”? Oppure il giudizio morale verrà destinato in maniera esclusiva alla responsabilità dell’utilizzatore finale? Già nella seconda metà del secolo scorso il filosofo Jonas (1979) proponeva un’etica per la futura civiltà tecnologica, basandosi sul principio di responsabilità conseguente l’utilizzo di nuove tecnologie. Seppur vero che a quei tempi non c’erano dispositivi mediali connessi alla rete internet, il concetto di base appare utile anche ai nostri giorni, in quanto il messaggio di Jonas si riferisce al porre attenzione al senso di responsabilità derivante dalle applicazioni tecniche e tecnologiche al fine di orientare lo sviluppo di un futuro migliore per l’umanità intera.

Tornando ai nostri giorni, risulta opportuno riflettere su come le tecnologie interreali interferiscano sul nostro modo di agire in maniera consapevole e giusta. Seguendo le linee di pensiero di Jonas, oggi più di ieri si rende necessario elaborare un’etica che consenta di orientare l’uomo moderno nel mondo ibrido dell’interrealtà. Le stesse tecnologie interreali sono sì portatrici di nuove forme di etica, ma a loro volta ne necessitano, in quanto iniziano a manifestare una forma parallela di autonomia conoscitiva nel rapporto uomo-artefatto, propria della dimensione interreale.

Le nuove tecnologie interreali comportano una nuova concezione del sapere, proponendo nuove forme di conoscenza a metà fra il sapere generale e la praticità applicativa in contesti quotidiani. In quanto portatori di una nuova e specifica forma di conoscenza, occorre analizzare il punto di vista etico di questa forma di autonomia delle tecnologie interreali. Si potrebbe partire da una ridefinizione delle responsabilità dell’uomo-utilizzatore, al fine di ripensare le modalità di azione in contesti interreali, lasciando aperta la possibilità di controllarne le conseguenze. Occorre definire nuove forme di regolamentazione, arrivando a sviluppare una vera e propria etica delle nuove tecnologie interreali per l’uomo del 21° secolo. Un modo, questo, per ripensare il nostro comportamento e le modalità con cui esso si rappresenta in scenari interreali. Parlare di un’etica delle tecnologie interreali con lo scopo di riferirsi alla relazione che l’uomo moderno si trova ad instaurare (in maniera corretta) con ciò che queste tecnologie comportano (vedasi le relazioni interreali in contesti di realtà virtuale).

Oggi si rende chiara la necessaria presa di coscienza riguardo il nostro modo di agire in contesti interreali, in quanto siamo consapevoli che le nuove tecnologie sono in grado di veicolare valori etici in riferimento al proprio contesto di azione (come nel caso della realtà aumentata) caratterizzante i comportamenti sociali in ambienti interreali.
E’ ormai evidente che lo sviluppo continuo degli strumenti tecnologici interreali richiede un’attenta riflessione sui limiti e le conseguenze del processo di utilizzo finale. Si apre così uno scenario di ridefinizione etica del nostro modo di vivere la vita psichica attraverso gli strumenti tecnologici. Questo a dimostrazione di come l’interrealtà possa essere considerata una vera e propria dimensione psicologica e sociale in continua evoluzione che, attraverso un uso etico degli strumenti tecnologici di cui si avvale, può realizzare un nuovo spazio personale e sociale dinamico in cui le esperienze quotidiane di ognuno di noi possono modificarsi e moltiplicarsi al fine di migliorare la qualità stessa della nostra vita.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Interrealtà: Verso la creazione di un nuovo spazio sociale

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Piazzolla
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Terri Mannarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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