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L'intervento del FMI in Grecia: le ripercussioni sulla Borsa di Atene

Le ripercussioni del Fmi sulle economie dei Paesi coinvolti

Fino ad oggi molti Paesi si sono rivolti al Fmi. Tra questi anche due grandi Paesi, l'Italia e la Gran Bretagna, la quale nel 1976 ha dovuto chiedere un prestito di 2,3 miliardi di sterline. Nella lista ci sono anche la Russia e la Turchia, i quali hanno fatto ricorso tre volte ciascuna negli ultimi vent'anni.
Nel solo contesto della crisi economica globale del 2008, l'organismo ha dato a credito sinora più di 100 miliardi di dollari a Paesi con gravi problemi nelle bilance dei pagamenti. Alcuni dei Paesi che hanno ricevuto sostegno finanziario dal Fmi sono i seguenti:

- Argentina: Dall'opinione pubblica il Fmi è spesso collegato e conosciuto per il suo disastroso intervento in Argentina. Dopo i prestiti di più di 13 miliardi di dollari nel decennio del '90 e la privatizzazione di settori cruciali dell'economia, il Fondo è intervenuto di nuovo nel 2000 quando il Paese si è trovato in una situazione terribile dopo l'esplosione del dollaro, con il quale era collegata la sua valuta. Le ha nuovamente conceduto 40 miliardi di dollari imponendole, però, la soppressione di tutti i programmi sociali e la riduzione degli stipendi del 20%, con il risultato che il Paese sprofondò nella povertà e la capitale e altre città si riempirono di senzatetto. Si sono susseguite forti esplosioni sociali e sospensione di pagamenti nel novembre del 2001. Successivamente, però, il Paese ha proceduto ad una ristrutturazione del debito, cancellando, quasi, dai propri debiti esteri il 76% dei creditori.

- Asia: I severi provvedimenti imposti dal Fmi nei Paesi asiatici hanno portato anche forti agitazioni sociali. Il Fondo ha concesso prestiti di 55 miliardi di dollari alla Corea del Sud, 17 miliardi di dollari alla Tailandia e 23 miliardi di dollari all'Indonesia. Le politiche richieste dal Fmi, come i tagli su spesa pubblica, l'aumento dei tassi d'interesse, la liberalizzazione della circolazione dei capitali, in combinazione con i ''giochi'' speculativi hanno provocato forti svalutazioni delle monete di quell'area, fallimenti e una drammatica perdita di posti di lavoro.

- Brasile: Il Paese riceve dal Fmi un primo prestito nel 1998 del valore di 41,5 miliardi dollari e un secondo, quattro anni dopo, del valore di 30 miliardi di dollari, per un totale di 71,5 miliardi. Fino quell'epoca fu il più grande prestito mai concesso dal Fondo nella sua storia ed ebbe come obiettivi quelli di impedire al Paese lo sfasciamento economico e di rinforzare la fiducia dei consumatori. Questo sostegno è stato l'ultimo tentativo del Fondo di prevenire crisi economiche in quell'area, che si era esposta dopo il collasso dell'Argentina, e rafforzati dall'instabilità politica e dalla crisi economica mondiale. L'ammontare di questi prestiti, in sostanza, ha rimosso il pericolo di crollo del sistema economico del paese, giacché viene stimato che ha fermato la caduta del 23% della valuta nazionale 'real'. In combinazione con un programma di austerità – tagli su spese e posti di lavoro pubblico – il paese è stato in grado di riacquistare la fiducia perduta dai mercati.

- Gran Bretagna: Nel 1976, sotto il crollo della sterlina nei confronti del dollaro, il governo dei Laburisti ha fatto ricorso al Fmi ed ha chiesto un prestito di 2,3 miliardi di sterline. Anche in questo caso in contraccambio erano stati chiesti dolorosi tagli alla spesa pubblica.

- Islanda: Nel ottobre del 2008, sotto il rischio di fallimento, l'Islanda fece ricorso al Fmi per un prestito di 1,7 miliardi di dollari. Il Fmi, però, ritardò l'esborso delle tranches a causa del costo collegato al risarcimento degli investitori, i quali avevano perduto soldi nel crollo delle banche islandesi. Il Fmi aveva imposto dure condizionalità, come la riduzione del 10% delle spese di tutti i ministeri e l'aumento dei tassi d'interesse. Nel 2009 tramite referendum gli islandesi hanno sentenziato al 93 % di non voler pagare il debito delle loro banche ed hanno bloccato il rimborso del debito estero (soprattutto verso banche olandesi e inglesi) tramite tasse degli islandesi; si è innescata così una sorta di rivoluzione silenziosa, che ha portato alle dimissioni del governo, alla scrittura di una nuova costituzione nel 2010 e, soprattutto, alla nazionalizzazione della maggioranza degli istituti bancari e all'arresto dei banchieri che avevano portato il Paese alla bancarotta.

- Lettonia: Il paese fece ricorso ad un ''pacchetto'' di sostegno, al quale partecipavano il Fmi, la Svezia e altri Paesi europei e ricevette un prestito di 7,5 miliardi di euro. In cambio, il governo ha messo in atto tagli al budget per la sanità del 40%, facendo chiudere un rilevante numero di ospedali. Centinaia di scuole sono state chiuse, gli stipendi degli insegnanti sono stati ridotti del 60% e quelli degli altri dipendenti pubblici del 40%. È susseguito un calo del PIL del 17,5% nel 2009 e complessivamente per il biennio 2009-2010 un calo del 24%. La disoccupazione dal 6,2% del 2007 raggiunse il 20,7 nel 2010, mentre nel gennaio del 2012 si è ridotta al 14,3%.

- Messico: L'ultimo intervento del Fmi nel Paese è avvenuto nel 1995, concedendogli un prestito di 30 miliardi di dollari. A causa delle misure adottate, il popolo messicano che viveva sotto la soglia della povertà superò il 50% e il salario minimo si ridusse del 20%.

- Ungheria: Nel 2010 è diventata di dominio pubblico l'esperienza dell'intervento del Fmi nell'Ungheria e nelle recenti elezioni l'estrema destra diviene la terza forza politica nel Paese con il 16,7% dei voti e nel potere ritorna il partito conservatore di destra Fidesz, con il 52,7%. Il primo ministro Viktor Orbán ha fatto pressione sui mezzi d'informazione con una nuova legge e dal primo gennaio è entrata in vigore la nuova carta costituzionale ungherese, voluta dal premier, che prevede alcune riforme della banca centrale, della giustizia e della legge elettorale che, secondo molti osservatori internazionali, peccano di eccessivo nazionalismo e di valori contrari a quelli dell'U.E. Era stata preceduta la politica di austerità, messa in atto dal governo dei socialdemocratici, quando il paese si trovava nel vortice della crisi finanziaria-creditizia e dopo aver subìto vari declassamenti di merito creditizio da parte delle agenzie di rating. Il governo ungherese si mise d'accordo con l'istituzione per un pacchetto di salvataggio di 20 miliardi di euro con la partecipazione dell'U.E. e della Banca mondiale. Il governo ha eliminato la quattordicesima dagli stipendi e dalle pensioni, ha aumentato l'IVA del 5% e ha aumentato l'età pensionabile di 3 anni. La conseguenza immediata dopo le misure fu il calo del prodotto interno lordo del 7% rispetto ai livelli precedenti all'intervento del Fmi, ma per i criteri dell'istituzione, l'intervento viene giudicato con successo: il deficit nelle partite correnti nel 2011 è stato diminuito e portato al 3% rispetto al PIL, mentre il PIL dal -6,8% del 2009 passò al +1,7% nel 2011. [...]

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L'intervento del FMI in Grecia: le ripercussioni sulla Borsa di Atene

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Scribas
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Francesco Dini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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fondo monetario internazionale
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