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Ospite, forestiero, nemico, esule: prospettive letterarie di stranieri sinistri

Il nemico: chi non ce l'ha se lo inventa

Se si può partire dai testi per descrivere la storia umana, come abbiamo fatto finora, possiamo prendere come riferimento anche un racconto breve capace, tuttavia, di scavare nei profondi rapporti tra letteratura e vita. Il fantastico, appunto, genere trattato in precedenza, riemerge in questo racconto di Fredric Brown, La sentinella, che ci presenta un caso quanto mai inverosimile eppure singolarmente reale. In un mondo futuribile un soldato è impiegato in una lotta interplanetaria; il nemico da stanare nel freddo del clima siderale è il suo obiettivo. Attorniato da una gelida luce azzurra, assoldato in una guerra che sembra avere mai fine, quanto anni di devastazione ha dietro di sé la sentinella di Brown? Lo stesso termine scelto come titolo traborda significati di difesa, è un vocabolo inoffensivo, da cui traspare un orizzonte né aggressivo, né imperialistico, ma solo di difesa della patria, potremmo aggiungere: della democrazia e dei suoi valori. Chi sta all'erta è pronto a proteggere il territorio e i suoi abitanti indifesi. Ma il termine linguistico adottato qui, in quel gioco di ribaltamenti di ruolo che costruisce l'intero racconto, prontamente smentito. Perché già dalle prime righe emerge come questa "sentinella dello spazio" altro non sia che un'avanguardia armata di un paese impegnato in una grande strategia militare di conquista interplanetaria. Un soldato pronto a combattere, ad uccidere per primo il proprio paese, che in realtà è lontano anni luce, perché lui è su un altro pianeta, in un "suolo sacro" a scontrarsi con un nemico sconosciuto.
I sentimenti che prova la nostra sentinella al solo pensiero di quell'essere rivoltante sono nausea autentica per un essere "inferiore" che non è nemmeno in grado di morire con dignità. Troppo schifoso alla vista e degradante nell'urlo della morte. Al punto che tutto quel sangue che schizza dalla pelle fa rabbrividire la nostra sentinella tutte le volte.
La bellezza del racconto è nell'associazione tra guerra e avversione per lo straniero, lo sconosciuto, l'altro nel senso globale del termine. La vera civiltà, dichiarata come avanzata e progredita, i valori di cui la sentinella si sente portatrice, non ammette cedimenti nei confronti del nemico, del diverso. Il nemico dà gusto nel combatterlo se crea una sorta di piacere legato all' "igiene civilizzatrice", un'operazione chirurgica ma necessaria di liberazione dal male, che le armi posso compiere con relativa facilità e nell'interesse generale.
Una guerra santificata nelle sue motivazioni e giusta nei suoi obiettivi è l'unica tollerata dall'uomo moderno, ed è quella, dunque, che ci viene regalata quotidianamente, mal celando solidi interessi finanziari delle attuali dinastie regnanti (familiari, sociali, nazionali…). Un tempo le guerre le decidevano le teste coronate, per ampliare il territorio tributario dei propri sudditi, oggi risorse energetiche e valori della borsa stabiliscono chi deve vincere e chi deve soccombere.
Ma Brown rompe il gioco del ruolo nel finale a sorpresa, e smaschera la triste realtà di questa guerra intergalattica: la preda schifosa e repellente altro neon è che l'uomo, la razza umana, ritenuto il nemico da una guerra extraterrestre. Sono dell'alieno le emozioni del racconto, suo è l'orrore alla vista di quelle "creature troppo schifose, con solo le braccia e due gambe, quella pelle di un bianco nauseante, e senza squame".
Che dire? Quando da conquistatori si guarda dall'alto in basso le proprie prede, esse non possono che diventare impotenti marionette senz'anima e dignità.
Il debole di turno cambia, ma le regole del gioco sono sempre le stesse. E allora il nemico va individuato, combattuto e possibilmente vinto lentamente, pena l'abbattimento della propria configurazione socio-economica. E più è rigida la struttura ideologica e sociale, più c'è bisogno di qualcuno che assuma il volto del nemico.
Chi sono oggi gli orchi? Quali sono i lupi cattivi? Quali sono le nostre paure più profonde? Chi è il nemico che ci permette di proiettare all'esterno, narcotizzandolo, il nostro "buco nero" personale, collettivo, sociale che si aggroviglia nell'intimo di chi non riesce a far pace con se stesso e a liberarsi dal peggiore dei nemici: la paura dell'altro perché è diverso.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Ospite, forestiero, nemico, esule: prospettive letterarie di stranieri sinistri

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Cassese
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Francesco De Cristofaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

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