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Linee editoriali e costruzione della notizia

Le dimissioni di Mentana

Verso le 22.00 del 9 febbraio 2009, poco dopo la morte di Eluana Englaro (sulla cui situazione si erano susseguiti mesi e mesi di dibattiti incentrati sull'accanimento terapeutico e sull'eutanasia), Enrico Mentana annuncia che il giorno seguente si sarebbe dimesso dalla carica di direttore editoriale di Mediaset, in disaccordo con la rete, rea di non aver cambiato il palinsesto di Canale 5.
C'è Vespa in onda su Raiuno in prima serata, da Mediaset gli si contrappone il solo Emilio Fede, così Mentana e il TG5 restano al palo, costretti a lasciare spazio alla "seratona" del Grande Fratello.
Il tutto venne rimandato alla puntata di Matrix prevista a mezzanotte e poi cancellata in favore di uno speciale del TG5.
Il giorno seguente, Mentana rilasciò un'intervista a Repubblica, dove affermava:
«Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale, non esiste solo l'audience. Eravamo pronti ad andare in onda, il Tg5 era pronto ad aprire finestre informative. Ho un ruolo da direttore editoriale, non è stato possibile farlo valere. E quindi, per un minimo di coerenza, devo agire in questo modo: non posso avallare questa scelta, deve essere chiaro che non ho deciso io e soprattutto che non ero d'accordo. E che anzi ritengo incredibile quanto successo».
Le accuse di Mentana s'incentravano quindi su un unico grande problema: l'aver preferito attenersi alla dimensione commerciale a discapito del dovere d'informazione.
Per alcuni versi, la scelta della dirigenza Mediaset potrebbe anche sembrare legittima, trattandosi di un'azienda privata i cui proventi arrivano quasi esclusivamente per merito dell'audience e, conseguentemente, dagli introiti pubblicitari.
Infatti, per ribadire questi concetti, Mauro Crippa, direttore generale dell'informazione di Mediaset, replicò all'affondo di Mentana dichiarando:
«Mentana è un giornalista di grande esperienza che conosce bene le regole della tv commerciale che gli hanno consentito e gli consentono di lavorare in piena libertà e autonomia editoriale. Colpisce che non abbia avuto nessuna menzione la lunga e impeccabile diretta di Fede su Retequattro e la finestra delle 23,35 di Studio Aperto. Siamo infatti un sistema a tre reti e credo che non si debba mai dimenticare che il pubblico ha esigenze diverse, come dimostra peraltro la programmazione della nostra concorrenza. Mediaset non ha mandato via nessuno, è Mentana che si è messo fuori dall'azienda rompendo pubblicamente e platealmente il rapporto fiduciario. Valuteremo nei prossimi giorni le modalità di prosecuzione dell'esperienza di Matrix. Un editore ha il dovere di tenere in vita i propri marchi anche al di là delle vicende personali».
Nonostante le parole (sebbene plausibili) di Crippa, il risultato ottenuto fu comunque quello di uno stato di agitazione all'interno degli operatori dell'informazione di Mediaset.
Infatti i giornalisti del TG5 e di Videonews, la testata alla quale faceva capo Matrix, decisero all'unanimità di proclamare una giornata di sciopero per martedì 17 febbraio, dopo un'assemblea alla quale parteciparono anche i colleghi del Tg4, Studio aperto, Sport Mediaset e Tg Com.
Nel documento approvato dall'assemblea, i giornalisti del Tg5 e di Videonews: «respingono con forza la decisione dell'azienda di sospendere il programma Matrix, realizzata in modi e tempi inaccettabili e si impegnano a non occupare gli spazi di Matrix finché il programma resterà sospeso. Auspicando che l'azienda trovi una positiva ricomposizione con Enrico Mentana, volto storico e fondatore dell'informazione di Canale 5, i giornalisti esprimono la loro solidarietà ai colleghi e alla redazione tutta di Matrix».
Nel corso di quelle giornate, molti operatori dell'informazione, da Vespa a Gad Lerner, manifestarono la propria vicinanza a Mentana, sottolineando come, al posto suo, avrebbero fatto la stessa cosa. Il 13 maggio 2009 escono su Vanity Fair, e di rimando su molti quotidiani, le anticipazioni del nuovo libro del giornalista (Passionaccia).

L'anteprima riguarda una lettera inviata a Fedele Confalonieri (Presidente di Mediaset) tra il 21 e il 22 aprile 2008 (una settimana dopo la vittoria elettorale del PDL e di Silvio Berlusconi), subito dopo una cena con tutti i vertici Mediaset ed i direttori dell'informazione:
«La nostra cena si è conclusa da poche ore. Le dico francamente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving… Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine… Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo… Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi».
Da questa lettera si riesce a capire come Mentana, già nel 2008, stesse iniziando a captare qualche "strana tendenza" all'interno dell'ambiente Mediaset. Dubbi che diventeranno certezze nel momento in cui:
«Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito ad una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi; Mediaset si era trasformata in un comitato elettorale, dove i dipendenti festeggiavano per il buon lavoro, portato a termine non tramite la giusta informazione o gli ascolti, ma basandosi sulle preferenze accordate dagli italiani a Silvio Berlusconi».

Questo brano è tratto dalla tesi:

Linee editoriali e costruzione della notizia

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Schepis
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teorie della Comunicazione
  Relatore: Mariaeugenia Parito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

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