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Tutela degli emigrati e promozione della cultura italiana negli Stati Uniti d'America nei primi del Novecento

Gli italiani sono ''fatti di terra, non di nuvola'': l'opinione pubblica americana

Quando ancora l'immigrazione non costituisce un grave problema per gli americani, è diffusa l'immagine del genio italiano, della cultura italiana come artefice del grande Risorgimento, e ciò è incentivato dal tipo di immigrato che arriva nel territorio americano nei decenni precedenti al grande esodo, accompagnato dallo scarso numero di italiani emigranti: si tratta principalmente di artisti, intellettuali, artigiani e lavoratori specializzati; alcuni di loro hanno acquisito una certa fama, come, per esempio, Lorenzo da Ponte, librettista di Mozart che, giunto a New York, istituisce l'insegnamento della lingua e della cultura italiana alla Columbia University o Costantino Brumidi che orna il Campidoglio a Washington con i suoi affreschi. Personaggi come da Ponte e Brumidi, insieme agli esuli politici del Risorgimento, tra i quali c'è anche Giuseppe Garibaldi, e ai volontari che si arruolano nell'esercito dell'Unione americana durante la Guerra Civile, hanno elevato l'immagine dell'Italia, portando inoltre, il popolo americano a credere che gli immigrati italiani possano essere facilmente assimilabili nella loro società. Un esempio è costituito da un articolo del 1889 scritto da Eugene Schuyler, scrittore americano, nella rivista «Political Science Quarterly»:

it would seem that the Italians, in spite of poverty and illiteracy, are – if they will remain in the United States – a desirable element to fuse with our motley population. They bring to us the logical qualities of the Latin race, and they show in the long run the effect of an experience which no other people in Europe has had - of over two thousand years of civilization.

In questi anni, alcune delle caratteristiche che verranno poi additate negativamente, vengono apprezzate o, per lo meno, tollerate dagli americani, come appunto la ‘latinità' citata da Schuyler: è l'esempio dei suonatori di strada che, se inizialmente vengono lodati e apprezzati perché portatori di buona musica, passano poi, successivamente agli anni '70 dell'Ottocento, a essere identificati come emblema dell'accattonaggio e di sfruttamento dei minori. L'opera dei giornali ha ulteriormente amplificato queste tendenze, denunciando traffici di minori tra l'Italia e gli Stati Uniti e la riduzione in condizioni di semischiavitù dei bambini italiani per le strade delle metropoli americane. Già nel 1872, il «New York Times» scriveva riguardo al traffico di minori, che questi venivano costretti a guadagnare denaro per poi consegnarlo a

una vecchiaccia terribilmente crudele, che li lasciava morire se non tornavano col denaro […] e qualche volta li legava mani e piedi, inserendo pezzi di corda bruciata tra le dita dei piedi. […] Tutti i loro guadagni andavano a questi uomini senza scrupoli che non avevano altro diritto su di loro che i contratti di ‘apprendistato' fatti dai genitori in Italia per una certa somma.
Questo faceva sì che i ragazzi odiassero i loro genitori.


Probabilmente ricamando su questi avvenimenti, tuttavia lo stesso «New York Times», come anche altri giornali, hanno messo in guardia i lettori dalle facili generalizzazioni, sebbene possa essere considerata falsa retorica, soprattutto quando si comincia, con l'arrivo massiccio di immigrati provenienti dall'Italia meridionale, a distinguere appunto tra i meridionali e i settentrionali: quindi, se da una parte, si invitano i lettori a non fare di tutt'erba un fascio, considerando tutti gli italiani come individui pigri, fannulloni e soliti alla violenza, dall'altra si preferiscono i settentrionali in qualsiasi ambito, perché considerati "più vicini ai popoli dell'Europa del Nord di cui i protestanti americani erano i discendenti e si ritenevano gli eredi." Infatti, gli americani, oltre a interessarsi dei nuovi arrivati da un punto di vista etnografico, incuriositi da atteggiamenti e tradizioni a loro insoliti e che considerano tipici di un popolo esotico, danno il via alla cosiddetta ‘eugenetica', selezionando gli individui che, nella loro opinione, avrebbero apportato un male minore alla società americana. Molte sono le testimonianze di immigrati che raccontano di come, quando si andava a cercare lavoro, gli americani domandassero se provenivano dal Nord o dal Sud Italia e, conseguentemente, di come dessero il lavoro ai settentrionali. A questo riguardo, è estremamente interessante leggere qualche pagina dei resoconti stilati dalla Immigration Commission: innanzitutto, gli italiani settentrionali e meridionali sono diversi nel linguaggio, nel fisico e nel carattere; gli italiani settentrionali sono coloro che vivono nel bacino del Po, così che Genova sarebbe parte del Meridione. Rifacendosi ad un sociologo italiano, i meridionali vengono definiti fisicamente come di carnagione scura e di bassa statura, nel loro sangue ci sarebbero tracce del sangue africano, di indole impulsiva, fantasiosa ed emotiva; per ultimo, non hanno grande capacità di adattamento alle grandi società. I settentrionali, d'altro canto, sono cauti, pragmatici, tranquilli, e capaci di grandi progressi nell'organizzazione politica e sociale della società moderna. Entrambi sono legati all'istituzione della famiglia, sono benevoli, religiosi e industriosi. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Tutela degli emigrati e promozione della cultura italiana negli Stati Uniti d'America nei primi del Novecento

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Squicciarino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Relatore: Tiziana Di Maio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

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