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Politiche ambientali sostenibili e sviluppo ecosistemico nelle aree protette. Il caso del Parco Nazionale delle Cinque Terre

Il contesto territoriale e storico

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre si trova in Liguria, in provincia della Spezia, e comprende, oltre al territorio dei tre comuni delle Cinque Terre (Riomaggiore, Vernazza e Monterosso), una porzione dei comuni di Levanto (Punta Mesco) e della Spezia (Campiglia Tramonti).

Il Parco può essere suddiviso in due parti: la zona costiera, il vero e proprio Parco Nazionale, e la zona marina, l’Area Marina Naturale Protetta.

Il territorio è compreso in una stretta fascia di terra, tra il mare e il crinale, che separa il Parco dalla Val di Vara e dal Golfo di La Spezia, con crinali secondari che si estendono sino a Punta Mesco e che lo delimitano dall’area del Golfo di Levanto.

I caratteri morfologici principali dell’area sono i rilievi che decorrono paralleli alla costa e che, nonostante la breve distanza dal mare, determinano un’accentuata acclività di tutto il territorio come il Monte Malpertuso (850m s.l.m.) e il Monte Vè (486m s.l.m.). La morfologia interna, invece, è caratterizzata da rilievi secondari che presentano andamenti perpendicolari o obliqui rispetto alla linea di costa e dai famosi terrazzamenti creati dall’uomo per la coltivazione. All’origine del quadro morfologico, vi è dunque una complessa genesi e struttura geologica in cui emerge che nelle Cinque Terre sono presenti due grandi unità litologico-strutturali: le unità toscane e le unità liguri.

La costa è prevalentemente rocciosa e ripida, raggiungendo talvolta quasi la verticalità sul mare. Le poche spiagge sabbiose e ciottolose sono localizzate nei pressi di Monterosso, di Corniglia e di Riomaggiore: sono il risultato di apporti detritici dei corsi d’acqua, di frane o di accumuli lasciati dall’uomo.

I corsi d’acqua sono a regime torrentizio, con portata massima in autunno-primavera e portata minima in estate; i bacini idrografici sono d’estensione limitata per la vicinanza dei rilievi montuosi alla costa. Gli interventi di trasformazione del territorio, come i terrazzamenti, hanno anche contribuito al regime delle acque.

Riguardo al clima, la catena montuosa ripara la costa dai venti settentrionali, mentre le correnti calde ed umide provenienti dal mare risalgono i contrafforti montuosi con la conseguente condensazione del vapore acqueo, che si trasforma in nebbia sul crinale e in frequenti precipitazioni ad alta quota; ne deriva quindi un clima di tipo mediterraneo, con estati secche ed inverni particolarmente miti. La complessità orografica ha portato inoltre ad una varietà di microclimi con la conseguente diversificazione della vegetazione.

La flora del Parco è molto varia ed ha le caratteristiche tipiche della macchia mediterranea. Il Parco ha redatto un elenco completo delle specie vegetali presenti nel suo territorio, in cui figura un elenco floristico dove compaiono 618 specie, cioè 1/10 circa dell’intera flora nazionale, e 1/5 di quella regionale.

La fauna è anch’essa molto diversificata grazie alla molteplicità degli ambienti presenti in cui possono vivere moltissime specie animali.

Storicamente, le Cinque Terre compaiono per la prima volta con il loro nome in una descrizione del 1418 di Giacomo Bracelli, storico spezzino: “Haec quinque loca vocantur quinque terre”.
Tuttavia, per la qualità dei vini amabili, le Cinque Terre erano note già al tempo dei Romani ed ancor più lo furono nel Medioevo, come risulta dalla famosa citazione del Boccaccio nella novella del Decamerone che ha come protagonista Ghino di Tacco.

All’epoca dei Romani, però, esse non erano urbanisticamente consolidate in riva al mare: per ragioni di difesa, particolarmente dalle scorrerie saracene, le popolazioni tendevano a raccogliersi in piccoli nuclei agro-pastorali sparsi sulle colline e, solo quando la potenza marinara di Genova rese il mare un po’ più sicuro, cominciarono a scendere dando sviluppo alle borgate.

Territorio aspro e quasi inospitale, per secoli ha patito l’isolamento; infatti sino al 1874, anno dell’inaugurazione della ferrovia Genova-Spezia, le comunicazioni potevano avvenire solamente via mare, oppure per ripidi sentieri raramente accessibili ai muli. La prima strada fu aperta dopo il 1950, quindi il lavoro dell’uomo era duro e faticoso, considerato che l’attività prevalente della gente è sempre stata la viticoltura.

Il secolare isolamento di questo lembo di territorio ligure ha sicuramente contribuito a salvaguardare la bellezza e il fascino di un paesaggio unico, in gran parte ancora intatto. In nessun luogo forse, come nelle Cinque Terre, l’uomo ha mutato l’ambiente originario e dall’uomo deriva l’identità ambientale, tanto che la natura e la storia umana qui appaiono inscindibili.

L’urbanistica risente inesorabilmente della conformazione del territorio. Mentre il paesaggio dopo il Mesco si stempera addolcendosi in piccole valli più ampie, da Monterosso a Riomaggiore la costa appare come viva e ruvida roccia a picco sul mare. Le case si sviluppano in altezza e hanno per la maggior parte una doppia entrata sul davanti e sul retro.
Per raggiungere le Cinque Terre il mezzo più indicato è senza dubbio il treno, da Genova o dalla Spezia, e lo è anche per muoversi in modo più pratico e veloce tra i cinque borghi.

Sono anche raggiungibili dal mare grazie a numerosi servizi di battelli che partono da La Spezia, Portovenere, Sestri Levante e Lerici.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Politiche ambientali sostenibili e sviluppo ecosistemico nelle aree protette. Il caso del Parco Nazionale delle Cinque Terre

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Monteverde
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Antonia De Lorenzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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