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I diritti audiovisivi del calcio in Italia e in Europa

La tutela dei diritti audiovisivi

Abbiamo trattato diffusamente nel capitolo introduttivo della natura giuridica dello spettacolo sportivo, in particolare del tentativo di nota dottrina di ricondurlo nell'ambito di una tutela forte, di tipo assoluto, analoga alla tutela accordata al proprietario di un bene materiale a fronte di indebite intromissioni di terzi nei poteri di godimento e disposizione su quello stesso bene, e del contributo (tutt'altro che risolutivo) fornito in materia dalla giurisprudenza di settore.

È ovvio che tale questione non poteva lasciare indifferente il Legislatore, il quale ha ricondotto espressamente, a norma dell'articolo 28 del Decreto, i diritti audiovisivi sportivi al diritto d'autore, qualificandoli in particolare come "diritti connessi", cioè diritti che non derivano da un atto di creazione intellettuale, ma da un attività industriale, ma comunque meritevoli della medesima tutela accordata al diritto d'autore "classico".
È importante ribadire questo concetto: il maggiore ostacolo a una riqualificazione dello spettacolo sportivo sotto l'egida del diritto d'autore era ed è tuttora rappresentato dal non avere lo spettacolo sportivo le caratteristiche tipiche dell'opera dell'ingegno, cioè originalità, intellettualità, immaterialità.
Il Legislatore non ha inteso attribuirgliele, ma si è semplicemente limitato ad estendere a questo le tutele previste per il diritto d'autore, consapevole della necessità di "ripagare" in qualche modo gli sforzi e i capitali investiti nella realizzazione di ciascun evento sportivo, fugando in tal modo ogni incertezza circa la natura di questo e il trattamento da riservargli.

Un'altra forma di tutela dello spettacolo sportivo è rappresentata dal disposto dell'articolo 17, che prevede che i contratti di licenza stipulati tra l'organizzatore della competizione e gli operatori licenziatari contengano obbligatoriamente clausole volte a prevenire:
- indebite captazioni delle immagini;
- indebite immissioni delle immagini nelle reti di comunicazione elettronica;
- indebite ritrasmissioni del segnale dal territorio estero in quello italiano e viceversa.

L'ipotesi sub a concerne il caso di chi illecitamente, attraverso strumenti di registrazione visiva e sonora, si appropria delle immagini dell'evento, purché la captazione sia finalizzata a forme di commercializzazione, anche indiretta, delle immagini stesse.

Con "immissioni delle immagini" si intende invece la diffusione delle stesse all'interno di reti di comunicazione elettronica (come Internet), a seguito di captazione illecita o comunque senza l'autorizzazione del titolare, pratica dannosa specialmente per le pay tv in quanto disincentiva la sottoscrizione di abbonamenti.

La "ritrasmissione" si caratterizza invece per un'assenza di captazione illecita a monte. Le immagini provengono normalmente da emittenti straniere regolarmente autorizzate alla trasmissione dei match all'interno del loro Stato di appartenenza. Il segnale viene successivamente tradotto e inserito in rete, dove è fruibile gratuitamente da chiunque sfruttando un sistema di condivisione di file internet decentrato, altrimenti noto come peer-to-peer. A differenza della illecita captazione e della immissione delle immagini in rete, la condotta della ritrasmissione transfrontaliera del segnale non è rilevante penalmente, sebbene sia una pratica estremamente diffusa. È probabile che il Legislatore non abbia inteso in questa sede regolare più compiutamente il fenomeno per ragioni di compatibilità con la Legge Delega, eventualità che avrebbe probabilmente condotto a una successiva pronuncia di incostituzionalità per violazione indiretta dell'articolo 76 della Costituzione. Ci si è quindi limitati a una tutela di tipo contrattuale riconosciuta in capo agli operatori della comunicazione, volta a prevenire comportamenti illeciti sia degli organizzatori dei singoli eventi sia delle altre emittenti non licenziatarie.

Occorre infine sottolineare come il Legislatore abbia voluto far chiarezza circa i titolari dell'azione giurisdizionale, ciò che comunemente viene indicato come legittimazione ad agire (o legitimatio in causam). Come sappiamo, la norma generale sulla legittimazione ad agire (art. 81 c.p.c) non disciplina in positivo l'istituto, ma si limita a stabilire a contrario che nessuno è legittimato a far valere in giudizio un diritto altrui al di fuori dei casi previsti dalla legge (come ad esempio nel caso di sostituzione processuale). Viceversa, l'articolo 18 del Decreto individua espressamente l'organizzatore della competizione quale titolare delle azioni relative ai diritti di cui abbia l'esercizio esclusivo ex artt. 3 comma 1 e 4 comma 1. Ai singoli club sono invece attribuite le azioni relative ai diritti di natura secondaria che siano stati oggetto di autonoma iniziativa commerciale ai sensi degli artt. 4 comma 3 e 6 comma 3, nonché dei diritti rimasti invenduti.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I diritti audiovisivi del calcio in Italia e in Europa

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Informazioni tesi

  Autore: Walter Bressi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Enrico Lubrano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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