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L'Euro e l'Indipendenza dalla Politica Monetaria

L'euro che non funziona

L'euro non funziona, così come è stato costituito con la sua struttura ed i suoi partecipanti non dovrebbe esistere. Ha creato più costi che benefici, un fatto che è diventato dolorosamente ovvio per alcuni dei suoi partecipanti negli ultimi anni.
Nel 1990 l'euro è stato spesso identificato come un progetto per l'integrazione dei tassi di cambio tuttavia il principale vantaggio era l'integrazione della politica monetaria a livello europeo. L'euro per reperire consensi e non ostilità all'interno dell'elettorato, fu sostenuto come lo strumento necessario per giungere verso l'unione monetaria, nonostante rappresentasse quel obiettivo necessario per integrare i tassi di cambio.
Come affermato nel capitolo 2, una unione monetaria è sinonimo di benessere se i membri che partecipano rappresentano un area valutaria ottimale, circostanza che come si è visto nel capitolo precedente secondo molti non è affatto verificata. Di qui l'idea che un Paese possa desiderare l'uscita dalla moneta unica.
Allo stato attuale non è presente in nessun trattato europeo, la clausola per un paese di uscita dalla moneta unica. Coloro che suggeriscono che un paese debole potrebbe essere "costretto" a lasciare o non hanno letto la normativa pertinente, o non capiscono le implicazioni di ciò che affermano.
Esistono essenzialmente tre ragioni per le quali i fondatori della moneta unica non inclusero a suo tempo una clausola di uscita nei trattati governativi:
1. L'esistenza di una possibilità d'uscita avrebbe avuto in cambio una assenza di interesse e quindi di impegno a seguire le regole imposte da parte degli stati membri
2. Tuttavia l'esistenza di una possibilità d'uscita avrebbe sollevato l'idea di uscire da parte degli stati, rendendo l'idea stessa più concreta
3. Non avendo dei meccanismi a protezione dell'evento di uscita di un membro i costi sarebbero significativamente alti

Questa clausola è stato posta sotto osservazione nel Trattato di Lisbona, nel quale ci sono riferimenti espliciti per un eventuale ritiro da parte di uno Stato membro nell'Articolo 50.
Ci sono però tre punti giuridici da sottolineare su questo tema:
1. L'articolo 50 afferma esplicitamente che il ritiro avvenga partendo dalla iniziativa e dalla volontà del singolo Stato membro. Ciò significa che uno Stato membro può uscire, ma non fornisce alcuna base giuridica per l'espulsione
2. Molto importante è il fatto che non ci sono dettagli in merito al meccanismo reale d'uscita. Lo Stato membro dovrà negoziare la sua scelta. Non c'è una soluzione e nemmeno una semplificazione del processo in questione
3. La cosa fondamentale è che l'articolo 50, prevede un quadro giuridico nel caso dell'uscita di un paese dall'EU ma non per un paese che voglia uscire dall'EMU. Alcuni invece hanno sostenuto che l'articolo 50 fornisce un modo per uscire dalla UEM ma suggerisce anche che un ritiro dall'EMU, che senza un contestuale ritiro da parte dell'UE sarebbe giuridicamente infondata. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Euro e l'Indipendenza dalla Politica Monetaria

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Informazioni tesi

  Autore: Armando Alonzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Cassino
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Fabio D'Orlando
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

FAQ

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Parole chiave

euro
politica monetaria
integrazione europea
unione economica e monetaria
area valutaria ottimale
abbandonare l'euro

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