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Il distretto di Prato e la sua Internazionalizzazione

La Crisi di Prato e Italiana

Dopo l'apprezzabile ripresa intervenuta tra la fine del 2010 e la prima parte del 2011, il quadro macroeconomico generale si è nuovamente deteriorato e all'orizzonte di molti paesi si è riaffacciato lo spettro di un'altra profonda fase recessiva. Uno scenario del genere era largamente previsto da tutti i principali analisti, sia in Italia che all'estero.
In un primo momento vi era infatti la consapevolezza che una crisi originatasi sui mercati finanziari avrebbe presto o tardi prodotto ricadute sull'economia reale.
Del resto lo diceva la storia.
I libri di testo, nel riferirsi alla "Grande Depressione", la etichettano quasi sempre come Crisi del' 29.
Durante la crisi che perdura dal 2009, termini come spread ed espressioni tipo "crisi dei debiti sovrani" sono entrati rapidamente a far parte del linguaggio comune. Ciò che realmente è successo è che sono venuti al pettine tutti i nodi dettati dalla fragilità contingente e strutturale che caratterizza buona parte del mondo occidentale, dai macroscopici squilibri della bilancia commerciale statunitense all'entità, anch'essa sproporzionata, degli stocks di debito pubblico cumulato da molti paesi della cosiddetta "periferia dell'Area euro" tra i quali figura, purtroppo, l'Italia. Proprio in Europa, lo spettro di una crisi irreversibile dell'Euro ha assunto rapidamente la forma di massicci attacchi speculativi che hanno duramente messo alla prova le capacità di resistenza delle economie più deboli. Bruxelles si è trovata nelle condizioni di dover mediare tra interessi diversi e (spesso) contrapposti e, tra mille difficoltà, ha finito col subordinare la concessione di nuovi aiuti al rispetto di vincoli molto rigidi di riequilibrio dei conti e di contenimento della spesa.
Da più parti si sono levati cori di dissenso, malumore e talvolta anche di protesta che hanno preso di mira le politiche poste in essere dai governi, contestandone la sostenibilità alla luce delle difficoltà oggettive del momento. In ogni caso, fatta di necessità virtù, in Italia come altrove, si è tentato di mettere mano (e proporre soluzioni credibili) a problemi noti e spesso atavici e sono state attuate manovre (fiscali) che in alcuni casi hanno assunto le sembianze di vere e proprie "cure da cavallo".
Tutto ciò, però, non poteva che produrre effetti recessivi, anche se l'ampiezza e la profondità della ricaduta è andata forse oltre le previsioni più nere.
La prova di ciò è giunta con l'avvento del 2012, durante il quale l'economia internazionale ha subito una nuova brusca frenata, soprattutto a causa della crisi del debito sovrano dei paesi della periferia europea. Rallentamento e recessione continuano a essere le parole chiavi di lettura della congiuntura economica, nell'outlook di ottobre, il fondo monetario Internazionale ha ulteriormente corretto al ribasso le stime di crescita dell'economia mondiale che, come sottolinea Blanchard, è al momento troppo contenuta per ridurre la disoccupazione.
In effetti, ai problemi dell'economia europea si sono sommati una crescita sottotono degli Stati Uniti e il rallentamento dei ritmi di sviluppo delle c.d. Emerging Economies.
D'altro canto gli indicatori coincidenti del ciclo economico sono da mesi in territorio negativo e l'attuale profilo recessivo dell'Eurozona, che si caratterizza soprattutto per un vuoto di domanda interna e crescenti tensioni finanziarie, sta contagiando l'economia internazionale attraverso canali di tipo finanziario e/o reale. In generale, gran parte dell'economia occidentale (Eurozona e Stati Uniti in particolare) è alle prese con la fase di rientro dal debito finanziario sia pubblico che privato imputabile alle conseguenze della crisi del 2008- 2009, non a caso definita "balance sheet recession". Il consuntivo del periodo aprile-giugno del 2012 mostra un trend in netto peggioramento sia a livello nazionale (-7,9%) che regionale (-4,9%). Inoltre guardando alla crisi stessa in termini di output gap, occorre evidenziare che a seconda dei settori, il sistema industriale ha perso, rispetto ai livelli precrisi 20, 30 punti percentuali. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il distretto di Prato e la sua Internazionalizzazione

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Vinella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Mario Scicutella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

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Parole chiave

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