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Laura Kibel, cento valigie e uno spasso - ovvero la condizione anfibia di una burattinaia

Alla ricerca delle orme perdute

Ci imbattiamo per la prima volta in questa particolare forma di teatro. Viene pertanto spontaneo chiedersi: sarà la Kibel ad averlo inventato?
No, lei stessa ci rivela di aver iniziato a utilizzare questa tecnica, arricchita da una ricerca personale continua, dopo aver visto la locandina di una coppia di artisti sudamericani, Hugo e Ines, che si esibivano in un festival di teatro di figura.
Sono dunque loro gli inventori?
Crediamo di no, crediamo che il percorso fatto "dal teatro dei piedi" sia molto, molto lungo e variegato, perché la legge della fisica che enuncia che "nulla si crea, nulla si distrugge" è valida anche per il teatro.
Così, se esiste una Laura Kibel, è perché per migliaia di anni, vale a dire dalla comparsa dell'uomo fino ad oggi, l'essere umano ha voluto rappresentare se stesso, la propria condizione esistenziale, attraverso un altro da sé: il totem, la maschera, che più che nascondere serve a rivelare, le ombre, le statue, le marionette, i burattini.
Dunque, precursore della Kibel, è l'arte stessa del rappresentare.
Se ci spingiamo molto lontano nel tempo e nello spazio troviamo il Paalt'al, una forma teatrale coreana che utilizzo il piede per rappresentare una farsa.
Questa tecnica prevede la compresenza in scena di un attore e di un fantoccio, o maschera, che viene indossata dal piede del burattinaio. L'attore-burattinaio è sdraiato su un lettino nascosto da un paravento, nel quale è incisa un'apertura che ne permette la fuoriuscita del piede. Su questo viene calzata una maschera da cui pende un vestito con due maniche, in cui sono infilate le braccia del fantoccio, manovrate dal burattinaio attraverso due aste di bambù.
Esiste una variante in cui è lo stesso burattinaio a prestare le sue braccia al fantoccio e, in questo caso, ci avviciniamo maggiormente al teatro della Kibel; le braccia, inoltre, possono essere mosse da fili manovrati dall'alto.

La maschera è assai particolare: originariamente fatta di carta. Nelle versioni costruite in legno essa ha gli occhi mobili in modo da far variare l'espressione del pupazzo a seconda delle situazioni e suscitare in tal modo l'ilarità del pubblico

Anche nel teatro della Kibel troviamo maschere con occhi mobili, mossi a vista dalle mani del pupazzo, che sono poi le mani dell'artista, come nel Figaro, oppure manovrate dal retro creando in questo caso un effetto in bilico tra il comico e il terribilmente tragico, come nella vecchia del Quizas.

La crocchia dei capelli, raccolta secondo l'uso sulla sommità del capo, è dipinta di rosso. Per il resto il pupazzo è formato da un'intelaiatura di bambù rivestita con abiti veri in modo da ottenere l'immagine, dalla cintola in su, di un rozzo contadinotto.

A quando risale questa curiosa arte di rappresentazione?

Come abbiamo già detto, non abbiamo nessuna fonte scritta sul Palt'al, e anche le testimonianze orali sono poche, vaghe e confuse. Gli spettacoli erano ancora portati sulle strade da artisti ambulanti negli anni '30 e '40. Nessuna documentazione sicura esiste su spettacoli eseguiti prima del XX secolo. (...omissis...) Pur con tutti i dubbi del caso si può comunque indicare nel Palt'al una forma di spettacolo, nata come intermezzo fra rappresentazioni di maggior impegno e durata, svolta da artisti ambulanti ugualmente abili nell'eseguire teatro-danza, giochi acrobatici, opera delle marionette e musiche tradizionali. L'origine del Palt'al sembra piuttosto recente, anche se Sin Ch'an'gyun, accostando forse troppo arditamente questa forma di teatro agli spettacoli di marionette, ha ipotizzato una sua origine risalente a Koryò (918-1392), e si è scritto pure di una possibile derivazione dal teatro di Silla.

Come abbiamo preannunciato all'inizio di questo capitolo, le orme del teatro lasciate dagli artisti di strada si perdono, cancellate dal tempo; nel caso del Palt'al si è addirittura in dubbio tra un'origine recente e una antichissima. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Laura Kibel, cento valigie e uno spasso - ovvero la condizione anfibia di una burattinaia

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Informazioni tesi

  Autore: Alida Castagna
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Giancarlo Sammartano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

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Parole chiave

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