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Neuroni specchio nella schizofrenia: compromissione dei confini del Sé corporeo e delle capacità relazionali

Il DNA della Psicologia

Nella ricerca, come nella vita, ci sono molte variabili che influenzano il susseguirsi degli eventi, alcune rivestono un peso maggiore di altre, portando spesso a sottovalutare quelle piccole cose del quotidiano e quei tratti unici della nostra personalità, che invece potrebbero fare la differenza.
Ad esempio, posso trovarmi a vivere in un ambiente fortemente ostile, ma la mia sopravvivenza non dipenderà esclusivamente dalla forza fisica che possiedo o dalle mie capacità logico-matematiche, con molta più probabilità, ricoprirà un’importanza maggiore il come mi andrò a rappresentare mentalmente il problema e come mi muoverò di conseguenza. Tutto questo per dire che non sempre è tutto chiaro, a volte dobbiamo fare dei passi indietro o rivalutare interamente gli eventi perché potrebbe sfuggirci proprio ciò che cerchiamo, o magari, qualcosa di ben più importante. Il concetto di serendipità, coniato dal diplomatico inglese Horace Walpole (1754), è tutt’ora in uso e viene utilizzato appunto per definire la capacità di fare per caso nuove scoperte fuori programma.
All’inizio degli anni ’90, all’Università di Parma, un team di ricercatori composto da Giacomo Rizzolatti, Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi, Vittorio Gallese e Giuseppe di Pellegrino, era alle prese con uno studio sugli atti motori. Nei laboratori ci son sono spesso noccioline americane, le quali rappresentano in certe situazioni l’oggetto per cui le scimmie compiono le azioni, a volte invece, la ricompensa per un compito appena eseguito. Durante i momenti di pausa, capita spesso che anche i ricercatori prendano qualche nocciolina, ed è proprio in questo frangente che si è verificato qualcosa di molto singolare. La scimmia, collegata sempre all’oscilloscopio per monitorare l’attività neuronale delle aree motorie, osservava molto attentamente ciò che avveniva nella stanza, e quando qualcuno degli sperimentatori si portò alla bocca una manciata di noccioline, alcune popolazioni di cellule iniziarono ad attivarsi, anche se il macaco era fermo e non stava interagendo con niente. Inizialmente si è pensato a "rumori di fondo" senza importanza, ma la ripetizione sistematica di tale evento, ha spinto il team di scienziati a fare i dovuti approfondimenti. Durante questa serie di esperimenti volti ad indagare proprio questa nuova "anomalia" dell’oscilloscopio, si viene a conoscenza di specifiche popolazioni di cellule che si attivano sia quando la scimmia afferra il cibo, sia quando osserva un’altra persona eseguire la medesima azione. Considerate le esclusive particolarità di questi neuroni visuo-motori della corteccia premotoria (F5), che tendono a "riflettere" il comportamento dell’altro, si è deciso di dargli il nome di neuroni specchio. In F5 però, non troviamo soltanto questa tipologia di neuroni, ma anche altre popolazioni neuronali che rispondono alla vista degli oggetti e ne estraggono gli schemi motori di utilizzo (affordances), essenziali per una funzionale interazione con l’ambiente esterno. Date le loro caratteristiche, sono stati chiamati neuroni canonici, visto che già negli anni ’30 del Novecento si era ipotizzato che la corteccia premotoria potesse essere coinvolta in trasformazioni visuo-motorie. [...]

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Neuroni specchio nella schizofrenia: compromissione dei confini del Sé corporeo e delle capacità relazionali

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Guagliardo
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche dei processi mentali
  Relatore: Claudia Mazzeschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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