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Un'applicazione degli indicatori-quadro ispirati alla Convenzione Europea sul Paesaggio nel Veneto Orientale

Caorle e le aree limitrofe dal punto di vista istituzionale

Come si vedrà più avanti, non è sempre facile parlare agevolmente di gerarchie e competenze degli istituti territoriali pubblici in Italia.
Specialmente in questo momento storico, il dibattito politico è stato incentrato più volte sull'eventualità di riformare o addirittura sopprimere alcuni di questi enti, riferendosi in particolare alla Province, entità "intermedia" tra Regioni e Comuni, da molti ritenute superflue in relazione agli effettivi poteri che esse possono esercitare.
In questo campo, gli anni fra il 2011 e il 2014 si sono rilevati molto travagliati, soprattutto dal punto di vista politico: la successione di ben quattro diverse formazioni di governo non ha ancora portato a una svolta normativa: i Decreti Legge in materia sono stati più volte dichiarati incostituzionali, rimandando per anni una riforma data per scontata.
Solamente fra il marzo e l'aprile 2014 sembra che la situazione sia arrivata a un momento decisivo: il neoinsediato Governo Renzi riesce a far approvare anche dal Senato il Disegno di Legge n. 1542, intitolato "Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni", che, una volta fatto riapprovare dalla Camera, diverrà Legge effettiva.
La direttiva, tuttavia, non prevede ancora una completa abolizione degli enti provinciali (azione che necessiterebbe di una modifica della Costituzione della Repubblica Italiana), bensì un riassetto degli stessi, insieme con l'accorpamento di alcuni Comuni e, soprattutto, con l'entrata in vigore di diverse Città Metropolitane, in sostituzione di altrettante Province.
Le Città Metropolitane (per la verità già inserite formalmente nella Costituzione dal 1998) entreranno effettivamente in vigore dal 2015 e saranno complessivamente nove: Torino, Milano, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.
Ovviamente, da quella data, Caorle e i Comuni limitrofi faranno parte della Città Metropolitana di Venezia, il cui territorio di competenza andrà a coincidere con quello della vecchia Provincia omonima, assumendo come sindaco cosiddetto metropolitano il medesimo della città-capoluogo.
In ogni caso, la porzione di Veneto Orientale in questione sarà, come è sempre stata, legata istituzionalmente alla città di Venezia. Si è anche visto però che, come spesso può accadere in un Paese estremamente variegato e complesso come l'Italia, anche in questo caso i confini tracciati dalle decisione politiche non sempre rispecchiano a fondo le identità intrinseche dei popoli che abitano questi spazi.
D'altra parte, alcune differenze, quali quelle linguistiche, sono riscontrabili addirittura in uno stesso Comune e, soprattutto in un territorio di confine come questo (immediatamente con il Friuli Venezia Giulia e, qualche decina di chilometro più ad est, addirittura con la Slovenia), la commistione di usi e culture può risultare estremamente diversificata.
Anche dal punto di vista economico-gestionale, la zona del Veneto Orientale "rivendica" una certa autonomia, in virtù del fatto che la cintura dei Comuni disposti sul litorale vive di un'economia prettamente turistica, in maniera molto diversa da quelli più interni alla Regione.
Di fatto, nell'area caorlotta non è mai stato istituito un ente territoriale locale interposto fra quelli canonici, piuttosto si sono costituiti diversi consorzi, la totalità dei quali è però di natura privata e a fini esclusivamente commerciali.
Tuttavia, a livello regionale, con l'obiettivo di gestire i fondi provenienti, per l'appunto, dalla Regione stessa, e con la finalità di programmare le linee di sviluppo essenziali per il territorio, si è costituita, per mezzo della Legge Regionale n. 16/1993, la Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale. Questa struttura decisionale autonoma, anche se limitata, è stata effettivamente implementata sul territorio nel corso degli anni.
L'altro grande esempio di governance territoriale alternativa è rappresentato dal Patto Territoriale GAL Venezia Orientale, sancito da 22 Comuni del circondario appartenenti alla Provincia di Venezia, in aggiunta a 10 enti privati, 7 a capitale misto pubblico-privato e 6 istituti di ricerca e formazione. Questo concordato si presenta come un'agenzia di sviluppo dell'area orientale del Veneto, fondata nel 1995 e attiva nella promozione dello sviluppo economico, della competitività del territorio e delle sue imprese, dei settori economici e della qualità ambientale dello stesso.
Le attività del Patto Territoriale consistono, fra le altre, nel monitoraggio della programmazione periodica dell'Unione Europea, nella gestione di un'associazione forestale e di un osservatorio del paesaggio. I progetti, invece, sono suddivisi per area tematica e attengono a qualsiasi aspetto economico-occupazionale, di studio, di formazione, di implementazione di qualità della vita o di valorizzazione di beni culturali, che sia funzionale alla promozione del territorio.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Un'applicazione degli indicatori-quadro ispirati alla Convenzione Europea sul Paesaggio nel Veneto Orientale

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Informazioni tesi

  Autore: Corrado Bragato
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Studi Umanistici
  Corso: Scienze Geografiche
  Relatore: Flavio Massimo Lucchesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

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Parole chiave

sostenibilità
pianificazione territoriale
paesaggio
indicatori ambientali
caorle
veneto orientale
convenzione europea sul paesaggio
geografia funzionalista

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