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L'evoluzione delle sentenze paralegislative della Corte Costituzionale e la nascita di pronunce a dispositivo misto

Il meccanismo della «doppia pronuncia» e l'incidenza della teoria del diritto vivente

Quello appena descritto non fu l'unico inconveniente che la Corte incontrò sul suo percorso. Nel corso degli anni, essa ha dovuto «vincere la resistenza dei giudici comuni ad accogliere le interpretazioni della legge proposte dalla stessa Corte in precedenti pronunce -interpretative appunto -di rigetto» (le quali hanno effetti inter partes).
Per mezzo di queste decisioni, il Giudice delle leggi rigetta la questione di legittimità costituzionale, fornendo, tuttavia, nel contempo, una interpretazione della disposizione censurata conforme alla Costituzione. In altri termini, la questione di legittimità risulta infondata, a condizione che la disposizione impugnata sia interpretata nel senso dichiarato dalla Consulta nel dispositivo della sentenza.

Era prassi consolidata, infatti, per i giudici comuni non applicare l'interpretazione fornita dalla Consulta in precedenti sentenze interpretative di rigetto (nel caso in cui non avessero appoggiato l'interpretazione data dall'Organo costituzionale) e adire nuovamente la Corte in merito alla medesima questione di legittimità.
Per supplire a questo inconveniente, i Giudici Costituzionali sono stati costretti a trovare un modo per aggirare il comportamento dei giudici ordinari e vi hanno provveduto adottando il meccanismo della doppia pronuncia.
In forza di tale meccanismo, investita nuovamente di una questione precedentemente rigettata, la Corte, invece di adottare una sentenza di rigetto per manifesta infondatezza, accoglieva e dichiarava l'illegittimità costituzionale della disposizione nella parte in cui… prevedeva una determinata norma ritenuta non conforme ai canoni costituzionali.

In altri termini, in considerazione della persistente abitudine dei giudici di non seguire le sentenze interpretative di rigetto, emesse dal Giudice delle leggi, la Corte, chiamata nuovamente a pronunciarsi su una questione di legittimità in precedenza rigettata, la accoglieva, limitando l'illegittimità alla norma censurata o a parte di essa, conferendo però in questo modo alla propria pronuncia un valore giuridicamente vincolante, considerato che le sentenze d'accoglimento hanno validità erga omnes.
Altro elemento che ha inciso profondamente sull'operato della Consulta è lo sviluppo della cosiddetta teoria del diritto vivente, «che altro non è che il diritto che risulta dalla consolidata interpretazione giurisprudenziale o amministrativa delle disposizioni di legge».

In merito a questa teoria, fin dalle origini del sindacato di costituzionalità, si sono succedute, nell'evoluzione del dibattito dottrinale, concezioni contrapposte fra diversi autori.
Proprio in riferimento al giudizio di legittimità costituzionale, Ascarelli ha elaborato la teoria della norma vivente quale oggetto del sindacato di costituzionalità. L'Autore sostiene, infatti, che i Giudici Costituzionali devono seguire l'orientamento giurisprudenziale prevalente che attribuisce alla norma impugnata «il suo effettivo valore nella vita giuridica», in quanto le norme non sono quelle astratte ma quelle che il giudice applica, quotidianamente, con l'intenzione di renderle concrete ed efficaci.

In netta contrapposizione è, invece, la concezione elaborata da Crisafulli, il quale è chiaramente favorevole all'autonomia interpretativa della Corte Costituzionale nonché sostenitore del concetto della norma astratta quale oggetto del sindacato di costituzionalità. Crisafulli, richiamando in parte l'orientamento sostenuto dal Giudice delle leggi nella sentenza n. 3 del 1956, ribadisce che la Consulta deve interpretare in completa autonomia sia la norma impugnata sia la norma di rango costituzionale che si intende violata.

La Corte, quindi, sempre al fne di ovviare alla resistenza da parte dei giudici a conformarsi alle interpretazioni della legge da essa fornite, ha abbracciato a partire dalla seconda metà degli anni settanta la dottrina del diritto vivente.
Durante questa fase, i Giudici Costituzionali non hanno rinunciato defnitivamente alla propria autonomia interpretativa in riferimento alle disposizioni censurate, ma, in determinati casi, hanno accolto l'interpretazione giurisprudenziale vigente specialmente se avvalorata dalla Corte di Cassazione.
Secondo questo orientamento, quindi, se esiste un diritto vivente, la Consulta reputa di non potersi esimere dall'applicare la stessa interpretazione in esso contenuta, ai fni della determinazione dell'oggetto del sindacato di costituzionalità. Al contrario, invece, se manca un indirizzo giurisprudenziale consolidato il Giudice delle leggi si ritiene libero di procedere autonomamente all'interpretazione della disposizione contestata per determinare la conformità, o meno, di quest'ultima alla Costituzione.
Il diritto vivente, quindi, pone un limite alla potestà interpretativa della Corte Costituzionale poiché, nonostante sia possibile ricavare più interpretazioni (tutte conformi alla Costituzione) da una singola disposizione di legge, la Consulta si uniforma all'orientamento prevalente avallato dalla giurisprudenza di legittimità nonché dai giudici di merito.

In definitiva, se l'orientamento enunciato dal diritto vivente è conforme ai precetti costituzionali, la Corte rigetta la questione di legittimità sollevata dal giudice a quo, o da qualsiasi altro soggetto legittimato, sulla scorta di una diversa interpretazione. In caso contrario, invece, se l'indirizzo seguito dalla giurisprudenza consolidata non è conforme ai canoni dettati dalla Costituzione, la Consulta dichiara l'illegittimità costituzionale della questione anche se la norma potrebbe essere interpretata in modo da evitare il giudizio di illegittimità.

«Con prudenza ed equilibrio, dunque, la Corte, sensibile ad una tormentata esperienza di vivaci contrapposizioni con la magistratura ordinaria, rinuncia al proprio ruolo di interprete e si adegua al consolidato indirizzo interpretativo, a prescindere dalla esattezza" del medesimo».

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'evoluzione delle sentenze paralegislative della Corte Costituzionale e la nascita di pronunce a dispositivo misto

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Plessi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Aljs Vignudelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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