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L’insurrezione partigiana di Santa Libera (Agosto 1946) e il difficile passaggio dal fascismo alla democrazia

L'insurrezione di Santa Libera

Il 20 agosto 1946 una sessantina di astigiani armati di tutto punto, tra ex partigiani e membri della polizia ausiliaria di Asti, si dirige verso Santa Libera, una frazione di Santo Stefano Belbo (paese in provincia di Cuneo, a circa 30 chilometri da Asti). Qui, a distanza di più di un anno dalla liberazione, danno vita ad una vera e propria insurrezione partigiana armata.
Chi sono gli insorti? Che cosa li ha portati a questa situazione? Armando Valpreda , il leader del movimento (ex partigiano, a quel tempo segretario della sezione di Asti dell'ANPI), indica con esattezza nomi, cognomi e nomi di battaglia dei promotori dell'insurrezione: "Cerano tre gruppi a Santa Libera: il primo formato da Armando (Armando Valpreda), Fulmine (Secondo Aseglio), Folgore (Onorino Nosenghi), Miguel (Michele Garassino), Amilcare (Antonio Isolato), Doro (Vittorio Rasero), Giada (Pierino Maccagno), Davide (Bartolomeo Pesce), Bruno (Giuseppe Torchio); questo è il gruppo che ha pensato alla manifestazione di protesta e che ha guidato l'azione.
Poi c'era il gruppo "Torretta", che era capeggiato da Ken (Aldo Sappa) e composto da Bob (Giuseppe Novara), Renato (Renato Sorba), Tom (Aldo Scioratto), Dario (Dario Ardissone), Muviment (Eraldo Fiora), Jonny (Giovanni Casale), Genio (Eugenio Sattanino) e Pantera (Mario Donalisio).
Erano nove quelli del primo gruppo e nove quelli del secondo.
Un terzo gruppo era il più clandestino in assoluto ed era formato da Pirata (Aldo Brondolo), Ridolini (Maggiorino Vespa), Pulu (Pierino Gay), Tom Mix (Natale Risso), Lepre (Vittorio Rampone), Angelo (Angelo Tornaghi), Gianni (Riccardo Cavagnino), Giuseppe Piccolo, Garibaldi (Aschieri), il brigadiere Dova e il Maresciallo Mezzano. Di questi elementi della polizia soltanto Pirata (Brondolo) era collegato direttamente con noi e avrebbe seguito le decisioni del nostro gruppo, indipendentemente dalla sua appartenenza.
Erano tutti partigiani o reduci. All'ultimo momento, la prima notte, è stato raccolto da Fulmine un ex militare sbandato, disoccupato, a fare il cuciniere, un certo Giorgio Fey, romano, poi soprannominatosi Pulce.
È in questo contesto che avvengono i primi contatti fra Valpreda e l'ex comandante garibaldino Giovanni Rocca, detto Primo.
Dopo l'emanazione del decreto di amnistia, che, al di là della volontà del legislatore , finisce per rimettere in libertà centinaia di fascisti, Valpreda matura l'idea di un vero e proprio movimento insurrezionale armato che colpisca i fascisti rimessi in libertà e che esprima con il vivo esempio del ritorno alla macchia tutta l'indignazione partigiana nei confronti di quel provvedimento e degli orientamenti conservatori del governo. Nel suo intervento al congresso regionale dell'ANPI , a Torino il 28 luglio, Armando Valpreda manifesta pubblicamente tale intendimento, incontrando però l'opposizione dei dirigenti regionali.
Valpreda, quindi, decide di attendere gli esiti del congresso nazionale dell'ANPI, previsto per il mese di settembre a Firenze. A questo punto, però, accade qualcosa di imprevisto. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

L’insurrezione partigiana di Santa Libera (Agosto 1946) e il difficile passaggio dal fascismo alla democrazia

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Diacono
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Gianfranco Tortorelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

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