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Roland Barthes: Miti d'oggi

Il mito, oggi

Benché sia chiaro che l’interesse di Barthes sia prevalentemente di carattere semiologico, questo non deve indurre a pensare che l’attualità sia utilizzata a pretesto per l’elaborazione di una teoria del segno. L’autore ha voluto esaminare quella realtà in quanto specificamente significante e solo a partire dalla nausea di quest’eccesso di segni ha elaborato una costruzione teorica che nulla toglie alla freschezza di quegl’articoli scritti quasi di getto, sotto la guida di un’intuizione o la suggestione di un dettaglio.

Il saggio finale, Il mito, oggi, fu scritto a Barthes nell’estate del ’56 e posto a chiusura dell’opera che uscì in volume nel ‘57. Innanzitutto l’autore chiarisce che cosa s’intenda con il termine mito: “il mito è una parola”. La definizione è importante a chiarire che non sono presi di mira gl’oggetti, ma il discorso che su di essi viene fatto. Ragion per cui tutto può diventare mito perché su tutto si può fare un discorso. Altra caratteristica (su cui tornerà oltre), è l’assoluta storicità del mito, che non può essere eterno ma sempre legato ad una data società che ha fatto passare il reale allo stato di parola.

Sulla scorta della lettura di Saussure, Barthes chiama “Semiologia” la disciplina che si occupa di studiare il mito, considerandola come una scienza estensiva della linguistica (il noto “ribaltamento di Saussure”, per cui è la Semiologia parte della linguistica e non viceversa, sarà attuato solo a partire da Il sistema della moda). Quindi, proseguendo nell’analisi del mito, si rifà alla distinzione, all’interno di un sistema semiologico, di tre elementi: significante, significato e segno, il quale non è altro che la correlazione tra i primi due termini.

Ad esempio, nel sistema della lingua (sul quale ha lavorato Saussure), il significato è il concetto, il significante l’immagine acustica e il loro rapporto, il segno, è la parola. Anche il mito attua lo schema tridimensionale ma, a differenza della lingua, esso non è un sistema semiologico autonomo, in quanto s’appoggia su di una precedente catena tridimensionale. In particolare, il significante del mito, che quindi possiamo definire come sistema semiologico secondo è il segno del primo sistema.

A questo punto, Barthes ritiene necessaria una distinzione tra i termini per evitare confusioni tra i due sistemi; quindi decide di chiamare “senso” il segno del primo sistema semiologico, che in qualità di significante del mito sarà chiamato “forma”. Il significato del mito sarà invece il “concetto”, ed il segno finale del secondo sistema sarà la “significazione”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Roland Barthes: Miti d'oggi

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Redaelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Matteo D'Ambrosio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

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