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La crisi economico finanziaria nell'approccio storico istituzionalista: Un'analisi empirica dei paesi del G8

La pro ciclicità del credito

Quando il sistema economico attraversa una fase di crescita, il credito, e conseguentemente, l’indebitamento privato e gli investimenti nelle attività, crescono in modo sproporzionato rispetto alla domanda. Anche i prezzi delle attività finanziarie e del l’economia reale crescono a dismisura fino al momento in cui si verifica il capovolgimento del ciclo economico (inversion). Una eccessiva espansione del credito, infatti, è responsabile di molte tra le crisi temporalmente più vicine a noi, come è accaduto, per esempio, con la crisi del Giappone e le crisi che hanno riguardato i paesi del Sud Est Asiatico. In generale, una cattiva valutazione da parte dei policy maker istituzionali ha fatto prevalere la ricerca della stabilità dei prezzi rispetto al credito nella determinazione del ciclo economico.

L’equilibrio tra risparmio e investimenti si fonda sulla coerenza intertemporale delle decisioni del consumatore e dell’investitore. La politica monetaria può alterare tale forma di equilibrio. Per esempio, se la Banca Centrale decide di seguire una politica monetaria espansiva, lascia scendere il tasso d’interesse al di sotto di quello naturale incentivando gli investimenti. Questo induce ad anticipare i consumi turbando i normali equilibri intertemporali. La crescita convulsa dovuta all’espansione monetaria, il conseguente aumento simultaneo dei consumi e degli impieghi spingono verso l’alto il tasso di interesse, intralciando e rallentando i piani di investimento delle imprese. Calano i profitti finanziari e reali, scende la domanda di lavoro; l’economia entra in recessione,
imprese e banche falliscono ed i prezzi delle attività reali, cresciuti nella fase espansiva, ora diminuiscono rapidamente. Si vedano in proposito anche Stiglitz (2010) e Roncaglia (2010).

Un approccio, basato sulla teoria del ciclo economico, con evidenti analogie con la scuola austriaca, è quello proposto da Minsky e Kindleberger, di cui parleremo più approfonditamente in seguito, i quali mettono in evidenza come i sistemi siano naturalmente instabili data l’irrazionalità e l’atteggiamento morbosamente speculativo degli investitori. Il ciclo economico qualche operatore decide di vendere, i prezzi iniziano a fermare la loro corsa, e si diffonde il panico da disinvestimento, con caratteristiche speculari alle precedenti: irrazionalità ed atteggiamenti imitativi.

Nuovi elementi vanno considerati nella concezione pro ciclica delle crisi. Tra questi lo sviluppo tecnologico, che ha, come è noto, una forte incidenza sui costi di transazione, sulla raccolta ed elaborazione delle informazioni e sulla sfera della comunicazione. Nuove tecniche finanziarie come la cartolarizzazione o altri sistemi di trasferimento del rischio tali che si può oggi parlare di vere e proprie commodity finanziarie. Questi elementi da un lato hanno portato degli indubbi vantaggi allo sviluppo, ma dall’altro, hanno sviluppato potenziali rischi. Anche il sistema di remunerazione dei manager che amministrano gli istituti finanziari, generalmente legato alla redditività delle attività finanziarie, espone ad un considerevole azzardo morale, dal momento che li incoraggia a preferire quelle transazioni con un rischio maggiore seppure con basse probabilità di realizzarsi. Ovviamente, tutto ciò alimenta il verificarsi di bolle speculative.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La crisi economico finanziaria nell'approccio storico istituzionalista: Un'analisi empirica dei paesi del G8

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Barbato
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze Manageriali
  Corso: Management e sviluppo socio economico
  Relatore: Edgardo  Bucciarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

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