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La Somalia: da colonia italiana a Stato indipendente (1885-2012)

La Somalia oggi

Nel 2006 c’è stata la possibilità di collaborare con gli islamisti moderati per arginare Al Shabaab (milizia islamica integralista).
Ma l’amministrazione Bush ha deciso di affidarsi di nuovo alla polvere da sparo. Questa volta, però, gli Stati Uniti non avevano intenzione di entrare direttamente nel conflitto. Mandare dei soldati in Somalia, mentre la situazione in Iraq e Afghanistan peggiorava, sarebbe stata considerata una follia. Così hanno deciso di agire per procura, sostenendo l’esercito etiope, interessato a sconfiggere Al Shabaab anche per la scoperta di legami tra questi e l’Eritrea.

Nel dicembre 2006 Washington ha dato ad Addis Abeba il via libera per invadere la Somalia. Migliaia di truppe etiopi hanno attraversato il confine e in una settimana hanno sconfitto gli islamisti. Con le unità etiopi c’erano persino alcune divisioni delle forze speciali statunitensi. Nel tentativo di eliminare i leader islamisti e i presunti terroristi, gli Stati Uniti hanno compiuto degli attacchi aerei. Ma hanno mancato molti obiettivi, uccidendo civili e facendo crescere il sentimento antiamericano.

Nonostante la repentina fuga delle milizie islamiche questa non ha portato alla loro definitiva sconfitta, come testimoniano i numerosi attentati sul territorio.
Il Governo Federale di Transizione ha anzi perso immediatamente l’appoggio dei principali clan di Mogadiscio, perché ha adottato una tattica troppo dura (e fallimentare) per cercare di spazzare via i ribelli, e per essersi alleato con l’Etiopia, considerata dai somali uno dei più grandi nemici.

Le forze di Addis Abeba hanno allora bombardato indiscriminatamente interi quartieri (provocando un’indagine dell’Unione europea per crimini di guerra). Secondo le Nazioni Unite hanno usato persino bombe al fosforo bianco. Centinaia di migliaia di persone hanno dovuto abbandonare Mogadiscio per trasferirsi in campi profughi.

Il 23 febbraio 2012 si è tenuta a Londra una conferenza internazionale sulla Somalia. In questa occasione l’Unione africana e il rappresentante speciale del Segretario Generale dell’Onu per la Somalia hanno chiesto e ottenuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di aumentare il numero delle truppe stranieri presenti nel paese, che ha così raggiunto i 17.700 soldati.

I fondi necessari all’ampliamento delle truppe alimentano quello che è ormai diventato un affare milionario: funzionari della difesa e consulenti militari privati africani sono affamati di finanziamenti da parte dell’Onu e i governi della regione guadagnano mille dollari al mese per ogni soldato, senza considerare che la partecipazione alle operazioni accresce l’esperienza dei loro eserciti.

Se si considerano anche le flottiglie antipirateria provenienti da più di 24 paesi e le forze francesi e statunitensi che sorvegliano le attività dei terroristi da Gibuti è evidente che le forze militari dentro e intorno alla Somalia stanno aumentando a ritmi vertiginosi.Nel 2006 c’è stata la possibilità di collaborare con gli islamisti moderati per arginare Al Shabaab (milizia islamica integralista).
Ma l’amministrazione Bush ha deciso di affidarsi di nuovo alla polvere da sparo. Questa volta, però, gli Stati Uniti non avevano intenzione di entrare direttamente nel conflitto. Mandare dei soldati in Somalia, mentre la situazione in Iraq e Afghanistan peggiorava, sarebbe stata considerata una follia. Così hanno deciso di agire per procura, sostenendo l’esercito etiope, interessato a sconfiggere Al Shabaab anche per la scoperta di legami tra questi e l’Eritrea.

Nel dicembre 2006 Washington ha dato ad Addis Abeba il via libera per invadere la Somalia. Migliaia di truppe etiopi hanno attraversato il confine e in una settimana hanno sconfitto gli islamisti. Con le unità etiopi c’erano persino alcune divisioni delle forze speciali statunitensi. Nel tentativo di eliminare i leader islamisti e i presunti terroristi, gli Stati Uniti hanno compiuto degli attacchi aerei. Ma hanno mancato molti obiettivi, uccidendo civili e facendo crescere il sentimento antiamericano.

Nonostante la repentina fuga delle milizie islamiche questa non ha portato alla loro definitiva sconfitta, come testimoniano i numerosi attentati sul territorio.
Il Governo Federale di Transizione ha anzi perso immediatamente l’appoggio dei principali clan di Mogadiscio, perché ha adottato una tattica troppo dura (e fallimentare) per cercare di spazzare via i ribelli, e per essersi alleato con l’Etiopia, considerata dai somali uno dei più grandi nemici.

Le forze di Addis Abeba hanno allora bombardato indiscriminatamente interi quartieri (provocando un’indagine dell’Unione europea per crimini di guerra). Secondo le Nazioni Unite hanno usato persino bombe al fosforo bianco. Centinaia di migliaia di persone hanno dovuto abbandonare Mogadiscio per trasferirsi in campi profughi.

Il 23 febbraio 2012 si è tenuta a Londra una conferenza internazionale sulla Somalia. In questa occasione l’Unione africana e il rappresentante speciale del Segretario Generale dell’Onu per la Somalia hanno chiesto e ottenuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di aumentare il numero delle truppe stranieri presenti nel paese, che ha così raggiunto i 17.700 soldati.

I fondi necessari all’ampliamento delle truppe alimentano quello che è ormai diventato un affare milionario: funzionari della difesa e consulenti militari privati africani sono affamati di finanziamenti da parte dell’Onu e i governi della regione guadagnano mille dollari al mese per ogni soldato, senza considerare che la partecipazione alle operazioni accresce l’esperienza dei loro eserciti.

Se si considerano anche le flottiglie antipirateria provenienti da più di 24 paesi e le forze francesi e statunitensi che sorvegliano le attività dei terroristi da Gibuti è evidente che le forze militari dentro e intorno alla Somalia stanno aumentando a ritmi vertiginosi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Somalia: da colonia italiana a Stato indipendente (1885-2012)

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Informazioni tesi

  Autore: Carmine Ruocco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Daniela Luigia Caglioti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

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