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Configurazione innovativa di un OSEC per la potabilizzazione automatica dell'acqua nell'ambito della riqualificazione della rete idrica di Bankondji, Camerun

La disinfezione chimica

Il metodo più diffuso per garantire la distruzione degli agenti patogeni contenuti nell'acqua destinata al consumo umano è l'aggiunta di un disinfettante chimico. Il grado di disinfezione raggiunto dipende dalla sensibilità dell'agente patogeno al disinfettante usato, dalla concentrazione del disinfettante e dal tempo di esposizione dell'agente patogeno al disinfettante. Il dosaggio del disinfettante è generalmente stabilito in modo da ottenere una determinata combinazione di concentrazione (C) e tempo (T), o CT.

Un disinfettante ideale dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:
- economicità ed ampia disponibilità in aree rurali di paesi in via di sviluppo;
- facilità di manipolazione e conservazione;
- alta tossicità per batteri, virus, elminti e cisti di parassiti, sotto un ampio spettro di condizioni chimico-fisiche;
- nessuna tossicità per l'uomo gli animali;
- nessuna formazione di sottoprodotti indesiderati nel processo di disinfezione;
- stabilità nell'acqua, per garantire una protezione residua contro la ricontaminazione.

Nessun disinfettante soddisfa da solo tutti questi criteri, ma i composti del cloro ne soddisfano la maggior parte e sono quindi i disinfettanti più comunemente usati.
Nelle aree rurali, le forme più diffuse di cloro sono la candeggina liquida (ipoclorito di sodio, 1-5% di cloro disponibile); candeggina in polvere (ipoclorito di calcio, fino al 30% di cloro disponibile); e polvere di ipoclorito ad alto tenore (ipoclorito di calcio, al 50-70% di cloro disponibile). In situazioni di emergenza è usato anche il dicloro-isocianato di sodio, ma questo deve essere importato. I composti del cloro sono molto reattivi e, se conservati impropriamente, possono veder diminuire in maniera significativa il tenore di cloro disponibile.
Il giusto dosaggio di cloro dipende dalla composizione chimica e fisica dell'acqua e deve essere sufficiente sia a coprire la cloro-richiesta che a garantire un residuo di 0,5 mg/l di cloro libero. Si raccomanda un tempo di contatto minimo di 30 minuti.
Il coloro in forma granulare (candeggina in polvere, polvere di ipoclorito ad alto tenore) è fortemente caustico e può essere pericoloso da maneggiare. Inoltre può essere difficile produrre una soluzione alla concentrazione voluta, soprattutto usando prodotti disponibili in loco. In generale le soluzioni liquide sono più facili da maneggiare rispetto alle polveri concentrate. È possibile usare candeggina commerciale, ma la concentrazione di cloro può essere inaffidabile, o può contenere additivi. Gli utenti possono essere restii ad aggiungere candeggina, un noto prodotto per la pulizia domestica, all'acqua da bere.

Un'alternativa emergente è la possibilità di produrre un disinfettante a base di cloro localmente, per elettrolisi di una soluzione di normale sale da cucina. Generatori di ipoclorito molto semplici possono produrre una concentrazione affidabile di cloro libero ed essere adoperati da personale locale senza conoscenze tecniche approfondite. Il disinfettante prodotto può essere imbottigliato e venduto per la potabilizzazione domestica. La produzione in loco minimizza i costi di trasporto e genera posti di lavoro. Il processo è poco costoso: in progetti implementati in Zambia, Madagascar e Kenya, una fornitura di disinfettante per un mese per una famiglia di 6 persone è venduta a prezzi compresi tra 0,10$ e 0,20$. [CDC, 2001]

La disinfezione con cloro ha vari vantaggi evidenti: è molto efficace nella riduzione dei patogeni ed il residuo libero garantisce una certa protezione contro la ricontaminazione durante la conservazione ed il trasporto. Tuttavia, se viene aggiunto troppo o troppo poco cloro, possono sorgere problemi seri: nel primo caso l'acqua può risultare imbevibile per l'eccessivo sapore di cloro, nel secondo gli utenti possono considerare sicura un'acqua che in effetti non lo è. Soprattutto a livello domestico o di comunità rurali, può essere molto difficile garantire la corretta dose di cloro. Anche quando si ottiene un corretto dosaggio, utenti non abituati all'acqua clorata possono trovare il gusto sgradevole e scegliere di abbandonare la pratica della clorazione. Sia in paesi industrializzati che in paesi in via di sviluppo, l'esperienza ha mostrato che molti utenti preferiscono fonti d'acqua potenzialmente non sicure rispetto ad acque sicure, ma con un sapore di cloro troppo marcato.

La clorazione, a qualunque stadio del processo di trattamento, può produrre sottoprodotti dannosi, variabili in funzione del dosaggio e della composizione dell'acqua trattata. Il rischio per la salute posto da questi sottoprodotti è comunque minore di quello posto dai patogeni, non bisogna quindi trascurare la disinfezione semplicemente per evitare la formazione di sottoprodotti.[UNICEF, 2008]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Configurazione innovativa di un OSEC per la potabilizzazione automatica dell'acqua nell'ambito della riqualificazione della rete idrica di Bankondji, Camerun

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Alexander Gennaro Pagano Di Melito
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master in Cooperazione e Progettazione per lo Sviluppo
Anno: 2013
Docente/Relatore: Micangeli Andrea
Istituito da: CIRPS - Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 36

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Parole chiave

cooperazione
energie rinnovabili
potabilizzazione
fotovoltaico
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acqua potabile
reti idriche
osec
ipoclorito
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