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Compliance e Audit - Operatività della funzione e stato dell'arte: sensibilità del sistema bancario e approcci innovativi

Una figura necessaria: il Compliance Manager

È nota la complessità normativa che si sta amplificando in questi ultimi anni ad opera degli Organi di Vigilanza, ritenuta necessaria ed inderogabile per il corretto funzionamento del mercato e per via dei recenti scandali finanziari che periodicamente sembrano invadere il mondo bancario e finanziario. Diventa quindi indispensabile strutturare le funzioni del compliance manager, tenendo conto di 3 aspetti fondamentali, quali le norme, i processi e i controlli.

Nelle norme sono definite le sanzioni e le prescrizioni, ciò che poi confluisce nel legal inventory o inventario normativo. Ogni norma dev’essere adempiuta e ciò impatterà sui processi operativi della banca, ovvero quelle attività coordinate e finalizzate verso l’obiettivo bancario. I controlli infine agiscono come fattori mitigativi del rischio.

Il compliance manager quindi diventa indispensabile sia nella gestione e valutazione del rischio, sia in particolare nella costruzione dell’inventario normativo, il suo impatto sui processi e l’integrazione con il sistema dei controlli interni. Le ultime 2 attività sono state già esaminate, mentre merita attenzione la struttura dell’inventario normativo che deve avere alcune caratteristiche particolari.

Esso infatti deve: consentire di immettere in un database i testi delle norme in modo integrato ed organico al fine di risaltare adempimenti e sanzioni; creare classificazioni personalizzate in base alle esigenze della struttura; indicare relazioni e collegamenti con altre norme; individuare criteri univoci di ricerca; evidenziare le norme e i relativi processi; individuare i controlli a verifica del rispetto di una norma. Il “dilemma” resta quello di definire una classificazione coerente e l’aggiornamento continuo, ma soprattutto ricercare e mettere in relazione tutte le norme e le leggi in vigore compresi gli aggiornamenti.

Il problema resta sempre lo stesso, ovvero la mancanza di relazione con il modello processi/controlli. Un progetto più efficace è quello introdotto dall’Abi , ma tuttavia il modello è fissato a priori e la banca deve conformarsi, oltre al fatto che vi è una”trascuratezza” della gestione del rischio.

Dunque, è necessario quantificare le perdite derivante dal rischio di non conformità, identificando le norme violate, i processi coinvolti, i controlli a presidio delle norme, i processi da riformare; insomma si deve prevedere un sistema di raccolta delle perdite operative, individuando con chiarezza la norma non osservata; l’integrazione dell’inventario normativo con il sistema di gestione del rischio è fondamentale cosicchè inserendo l’attività o il processo, la normativa e gli adempimenti saranno automaticamente visualizzati; sarà decisivo anche verificare ex post la qualità dei controlli.

Inoltre, seguendo tale schema operativo, sarà immediatamente posto in risalto, la carenza procedimentale in merito a determinate norme; i key risk indicator saranno di grande ausilio per la valutazione del rischio di compliance, o comunque anche fogli elettronici con semplici scorecards di compliance: si possono indagare ad esempio, il numero di cause legate alla trasparenza sul totale delle estinzioni, il numero di operazioni non adeguate sugli ordini di investimento, le perdite operative per norma sul margine di intermediazione, numero di procedimenti da parte delle autorità di vigilanza, numero cause legali, etc

Questo brano è tratto dalla tesi:

Compliance e Audit - Operatività della funzione e stato dell'arte: sensibilità del sistema bancario e approcci innovativi

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Informazioni tesi

  Autore: Mirko Alchirafi
  Tipo: Tesi di Master
Master in Auditing e Controllo Interno nelle Banche
Anno: 2014
Docente/Relatore: Giuseppe D'Onza
Istituito da: Università degli Studi di Pisa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

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