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“…..la Corte Costituzionale vestale della Costituzione…..” e sua attività interpretativa

Presidenza e primo Presidente: regole di organizzazione e funzionamento

Il Presidente è un giudice della Corte, eletto dalla Corte stessa (tra e da i suoi quindici componenti). Egli rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, salvo i limiti del suo mandato. L’elezione, che avviene a scrutinio segreto e con la distruzione delle schede, è a maggioranza assoluta dei componenti. Nel caso in cui nessun giudice raggiunga la maggioranza richiesta, si procede, nel terzo scrutinio, al ballottaggio fra coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti e viene proclamato eletto chi abbia riportato la maggioranza.

Da ultimo, in caso di parità di voti, è eletto il più anziano di carica o, in mancanza, di età.

L’art 7 del Regolamento generale della Corte, nella sua formulazione originaria consentiva la possibilità che il presidente uscente aveva, benché al termine del mandato, di presiedere la Corte nella scelta del suo successore. Tale prassi, seguita a partire dal 1986 in forza di una discutibile interpretazione della Corte del Regolamento, non aveva mancato di suscitare contrasti all’interno della Corte stessa, dovute alle diverse anomalie che essa comportava; tra le quali: la compresenza, seppur brevissima, di due presidenti, la non eleggibilità di tutti e quindici gli elettori, un prolungamento nel tempo dell’influenza del vecchio presidente, oltre alla inutilità della norma nella parte in cui prevedeva la presidenza del giudice più anziano. Questa discutibile interpretazione dell’art. 7 ha creato forti tensioni ed ha portato alle dimissioni del giudice Ferrari nel 1987. Con deliberazione del 25 maggio 1999 la Corte ha modificato il citato articolo 7 del suo Regolamento. L’elezione del Presidente avviene sotto la presidenza del giudice più anziano di carica e la Corte è convocata in una data immediatamente successiva al giuramento del nuovo giudice che ha sostituito il giudice –Presidente, il quale, dunque, non entra a far parte del collegio. Se la sostituzione tarda a venire, la Corte è ugualmente convocata (dunque in formazione incompleta) nei giorni immediatamente successivi alla scadenza dei trenta giorni dalla cessazione del mandato del Presidente uscente, previsti per la sua sostituzione.

Al Presidente sono conferiti numerosi e rilevanti poteri non solo in ordine allo svolgimento della discussione del collegio (a lui spetta tra l’altro, il voto decisivo in caso di parità dei voti espressi dagli altri giudici), ma anche in ordine alla definizione del calendario delle cause da decidere. Tra i poteri del presidentequello più tipico è forse quello previsto dall’ art. 22 del Reg. Gen. per cui esso “rappresenta la Corte” . Accanto ad una rappresentanza formale, si è in via di prassi consolidato un potere di rappresentanza degli indirizzi della Corte e di precisazione sulla giurisprudenza che si realizzano per lo più nella tradizionale conferenza stampa di fine anno ma anche nelle singole interviste rilasciate dal Presidente.
Osservando storicamente l’uso di tale potere si concorda che in origine esso fu un utile strumento per il consolidamento della Corte e per la difesa delle sue prerogative e che solo successivamente negli anni Settanta, con quella che ê definita la “svolta politica”, l’attenzione si ê rivolta alla ricerca del consenso popolare, per una legittimazione democratica della Corte. In effetti è logico immaginare un cammino della Corte, prima nel garantire il suo ruolo poi nell’affermarlo all’esterno verso i cittadini, acquisendo il consenso ed aumentando la propria autorevolezza.

Nel periodo della presidenza Saja tale potere aveva conosciuto un uso più frequente, nella fase successiva si è assistito ad un ridimensionamento della figura del presidente e alla marcata attenzione per la collegialità dell’organo.
Una sorta di eccezione è costituita dalla presidenza Baldassarre, nel corso della quale, le esternazioni si sono susseguite con un ritmo quasi quotidiano e sui più disparati argomenti, spesso suscitando critiche e reazioni, sia nel mondo politico, che all’interno della Corte stessa . Tale tendenza non ha avuto un seguito, ed anzi i successori di Baldassarre hanno voluto mantenere al minimo i rapporti con la stampa, privilegiando il ruolo collegiale e la prassi di fornire gli eventuali chiarimenti sulle pronunce direttamente dal giudice redattore, all’uopo autorizzato.

Negli ultimi anni alcuni elementi, in particolare la rapidità, con cui la Corte affronta le questioni, quando ancora le polemiche sui temi non sono ancora sopite, ma anche un clima politico incerto e un modo, spesso sopra le righe, di fare politica, hanno contribuito a dare alle esternazioni presidenziali un carattere sostanzialmente difensivo, in qualche modo provocato, indotto.

Oltre al potere verso l’esterno, al Presidente della Corte appartengono altre facoltà, verso l’interno, non meno importanti: dirige gli uffici amministrativi ed esercita poteri di polizia nella sedepuò ridurre i tempi processualifissa l’udienza di trattazione della causa convoca la camera di consiglio, quando non si costituiscono le parti o per manifeste inammissibilità, improponibilità, infondatezza, presiede in via ordinaria il collegio giudicante e ne regola la discussione, in caso di parità fra i membri del collegio il suo voto vale il doppio, inoltre nomina il giudice per l’istruzione e la relazione della causa.

Questo brano è tratto dalla tesi:

“…..la Corte Costituzionale vestale della Costituzione…..” e sua attività interpretativa

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Orlando
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Barbara Guastaferro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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