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Il federalismo fiscale in Italia. L'autonomia degli enti territoriali tra Patto di stabilità interno e decentramento incompiuto

L'Italia in Europa

In Italia a partire dagli anni novanta, come visto nel capitolo precedente, è iniziato un percorso di riforme volto ad attuare un maggiore decentramento di spesa e di entrata. Tuttavia questo processo di decentramento finanziario è stato accompagnato da un processo di accentramento di funzioni verso organi sovranazionali, cioè verso l'Unione europea. L'Unione europea è nata fondamentalmente per motivi politici, tuttavia nel corso degli anni e in particolare dal Tratto di Maastricht (1993) il fatto di appartenere all'Unione ha avuto conseguenze principalmente di carattere economico. Innanzitutto la moneta è unica e la sovranità monetaria non spetta ai paesi membri ma è stata trasferita al Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) composto dalla Banca centrale europea e dalle Banche centrali dei paesi membri. Poi ci sono altre conseguenze in riferimento al fatto che l'Unione europea attua una serie di politiche di armonizzazione (sistemi tributari, le politiche del lavoro, le politiche di welfare) e di controllo (agricoltura, mercati etc.).

Ciò che interessa ai fini di questo lavoro è il Patto di stabilità e crescita, attraverso il quale sono stati decretati vincoli alle politiche fiscali nazionali. Questi vincoli fiscali sono una conseguenza dell'introduzione della moneta unica, introdotta dal 1999, infatti non sarebbe possibile una gestione accentrata della moneta se gli Stati nazionali avessero piena libertà sulle politiche di bilancio pubblico e quindi sulla creazione di debito pubblico. La stabilità monetaria è l'obiettivo principale dell'Unione e i vincoli introdotti per raggiungere questa stabilità hanno indotto i paesi membri ad adottare una serie di politiche economiche e fiscali volte al controllo dei conti pubblici.

Il Patto di stabilità ha origine fondamentalmente dalle disposizione contenute nel Trattato di Maastricht, infatti ne rafforza i vincoli. Il Trattato è il punto di riferimento fondamentale per i paesi dell'Unione. Ciò che interessa ai fini di questo lavoro sono le procedure introdotte sotto forma di vincoli per la condotta delle politiche fiscali dei paesi membri. Infatti il Trattato pone dei requisiti economici per essere ammessi all'Unione riguardanti tasso di inflazione, tasso di cambio, tassi di interesse e dei vincoli da rispettare non solo per essere ammessi ma anche in seguito all'ammissione.
I vincoli imposti dal Trattato che i Paesi membri devono rispettare sono: tasso di inflazione non superiore a 1,5 punti al tasso medio dei tre paesi più virtuosi, tassi di interesse non superiori a due punti rispetto ai tre paesi con inflazione più bassa, tasso di cambio che per due anni non abbia oscillazioni maggiori a quelle previste dall'accordo di cambio, disavanzo non superiore al 3% del PIL e rapporto debito pubblico/PIL non superiore al 60%. Il Patto di stabilità (1997) integra il Trattato in riferimento al tema del debito e del disavanzo, quindi in riferimento a gli ultimi due punti sopra citati. La regola fondamentale è che con il Patto di stabilità gli Stati si impegnano ad avere un saldo di bilancio a medio termine positivo o vicino al pareggio. Il Patto prevede poi dei meccanismi di controllo di questi vincoli. È previsto un meccanismo preventivo per il quale ciascuno Stato deve predisporre annualmente un Programma di stabilità contenente informazioni sugli obiettivi di finanza pubblica e sui risultati conseguiti l'anno precedente. Se lo Stato dovesse superare il limite di saldo obiettivo (3% PIL) allora sono previsti dei meccanismi correttivi che si traducono in azioni correttive e anche in meccanismi sanzionatori.

Nel 2005 è stata introdotta una riforma del Patto con la quale si è precisato che il saldo rilevante ai fini del limite del 3% è un saldo strutturale, cioè il saldo del bilancio pubblico depurato della componente ciclica e delle misure una tantum. L'intenzione era quella di introdurre una regola più flessibile, quindi più facile da rispettare. Tuttavia la flessibilità è aumentata a discapito della complessità. Infatti il saldo strutturale è molto difficile da determinare, con la conseguenza che i vincoli europei risultano sempre più complessi e distanti dai cittadini2. Come conseguenza di questa disposizione è stata introdotta anche un'altra novità, cioè che il disavanzo non va corretto con misure una tantum ma con misure strutturali tenendo conto del ciclo economico. Oltre al saldo strutturale viene introdotto anche l'Mto, obiettivo di medio termine. In sostanza il saldo strutturale deve essere pari all'Mto nazionale (questo obiettivo è diverso per ogni paese) o in convergenza verso di esso.

Nel 2010 c'è stata un altra importante riforma che ha riguardato i processi preventivi e correttivi del Patto di stabilità. In particolare è stato introdotto il Six Pack, il quale prevede che i Paesi che hanno un rapporto debito/PIL superiore al 60% debbano ridurre l'eccedenza di un 1/20 l'anno. Oltre al Six Pack è stato introdotto anche il Patto euro plus sempre nel 2011, e il Fiscal Compact nel 2012. Questi regolamenti introdotti hanno lo scopo di rafforzare gli equilibri di bilancio anche attraverso l'inserimento del principio di pareggio di bilancio nel testo costituzionale. Nel 2010 è stato introdotto, con lo scopo di rafforzare gli strumenti preventivi, il Semestre europeo. Esso prevede nuove scadenze nella presentazione dei Programmi di stabilità e nuove modalità con le quali gli Stati devono comunicare i dati sulla finanza pubblica.

In sostanza le novità introdotte tra il 2010 e il 2012 hanno avuto come obiettivi quelli di rafforzare il Patto di Stabilità, di introdurre meccanismi di sorveglianza e di definire regole più stringenti per i bilanci dei Paesi membri.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il federalismo fiscale in Italia. L'autonomia degli enti territoriali tra Patto di stabilità interno e decentramento incompiuto

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Marconi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Claudio Zoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

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Parole chiave

federalismo fiscale
titolo v costituzione
patto di stabilità interno
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fiscal compact
vincoli europei

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