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Il regime tributario del trust in Italia.

Il trust e gli adempimenti del commercialista

Come già anticipato nel precedente paragrafo, ai sensi della Finanziaria 2007 il trust dovrà tenere le scritture contabili. Emerge palesemente che il commercialista può prestare la propria consulenza professionale in molte situazioni nelle quali si abbia a che fare con un trust; "può essere chiamato a consigliare l'opportunità o meno di istituire un trust, a scriverne in tutto o in parte l'atto istitutivo, ad assumere la carica di trustee o di guardiano, a fare consulenza e prestare altri servizi professionali al trustee, ad assistere i clienti nel trasferire i beni in trust, ovvero ad assisterli nell'acquistare o nel cedere beni quando la controparte sia un trust".

Nel caso in cui il commercialista assuma la carica di trustee l'insieme dei beni conferiti in ogni singolo trust costituisce un centro autonomo di imputazione economico e, pertanto, deve essere dotato di una altrettanto autonoma struttura contabile, che va tenuta ben distinta da quella del professionista. Inoltre egli deve conservare una contabilità separata di ogni singolo trust dallo stesso amministrato. In particolare la contabilità generale propria del trustee, quale ad esempio nel caso in cui il ruolo di trustee sia assolto da una trust company, anche per distinti trust, non deve essere influenzata da alcuna scrittura di raccordo con le contabilità dei singoli trust; i beni in trust devono essere iscritti tra i conti d'ordine e non nell'attivo patrimoniale, dal momento che tali beni non appartengono al trustee.

Quanto alle concrete modalità operative da adottare per la gestione contabile dei singoli trust, queste consistono essenzialmente nella tenuta, per ogni singolo trust, dei libri o registri contabili, in particolare: il libro giornale, sul quale devono essere rilevati in partita doppia e secondo le regole contabili i fatti gestionali con il criterio della competenza economica; le scritture sistematiche, ovvero i conti, per determinare uno stato patrimoniale e un conto economico del trust; infine, il libro inventari in cui, a partire dalla registrazione iniziale delle attività attribuite al trust, ogni anno vengono evidenziate la situazione patrimoniale e dei risultati della gestione; il rendiconto del trustee nel caso in cui l'oggetto del trust sia la gestione di un'azienda; infine, il libro degli eventi nel quale devono essere tenute anche tutte le scritture richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'azienda, compresi i libri Iva, il registro magazzino, il registro beni ammortizzabili nonché i relativi libri sociali.

Nei trust maggiormente strutturati, l'esatta rappresentazione contabile degli eventi gestionali richiede l'elaborazione di un piano dei conti che consenta di allocare correttamente i costi sostenuti e i ricavi conseguiti, in funzione delle due categorie di beneficiari che caratterizzano ogni trust e, in particolare, i beneficiari del reddito, ovvero i beneficiari della redditività individuabile dai beni in trust e tipicamente rappresentata da interessi, dividendi, affitti e redditi derivanti dall'esercizio di un'impresa commerciale, nonché i beneficiari del capitale.

Per quanto concerne i costi, è stato affermato il principio in base al quale i costi sostenuti dal trust sono da considerarsi di pertinenza del capitale, tranne quelli che sono sostenuti nell'esclusivo interesse dei beneficiari del reddito, ovvero i beneficiari dell'entità rappresentata dalla dotazione patrimoniale iniziale, così come modificata per effetto degli incrementi che si sono realizzati nel corso della gestione affidata al trustee, per oneri e/o proventi originati da operazioni compiute sugli elementi che compongono lo stesso patrimonio.

Occorre inoltre che siano analizzate in concreto le disposizioni dell'atto istitutivo, al fine di comprendere l'aspetto gestionale ed escludere responsabilità del trustee, commercialista nel caso in specie, nel prendere decisioni che potrebbero essere in qualche modo contestate.
In altri termini, occorre che l'atto istitutivo, in conformità alla legge regolatrice, contenga le disposizioni necessarie per individuare con chiarezza i conti del reddito rispetto a quelli del capitale.
Qualora, invece, i criteri indicati nell'atto istitutivo non siano sufficienti nelle fattispecie concreti, il trustee dovrebbe inserire nel rendiconto, successivamente trascritto sul libro degli eventi, una nota esplicativa dei criteri seguiti nell'imputazione di costi e ricavi al reddito o al capitale.

Per concludere ai fini della dichiarazione "Modello Unico", il legale rappresentante del trust deve inserire i propri dati e sottoscrivere la dichiarazione del trust. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il regime tributario del trust in Italia.

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Roman
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Loris  Tosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 171

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regime tributario trust
fiscalita' del trust
trust e imposte dirette
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