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Il contributo della Mindfulness nella pratica clinica

Neuroni specchio e Mindfulness

Grazie alla scoperta dei neuroni specchio si è reso possibile comprendere in che modo il cervello dell'essere umano può riuscire a rappresentare quello dei suoi simili. Ogni persona è connessa all'altra in modo reciproco in uno scambio rispecchiante (Siegel, 2009). I neuroni specchio o mirror neurons, vennero scoperti all'inizio degli anni ‘90 dall'equipe di Rizzolatti (Rizzolatti et al. 1996; Gallese et al. 1996). Quello che è stato possibile osservare grazie alla ricerca è stata l'attivazione di neuroni che erano locati nella corteccia premotoria dei macachi; questi infatti sparavano ogni volta che la scimmia era impegnata nell'esecuzione di una azione, ma anche quando doveva solo osservarla (Gallese et al. 2006).

Questo fa capire come il neurone della zona premotoria, che è coinvolto nelle azioni, sia connesso anche alle aree percettive legate al sistema visivo (Siegel, 2009).
Questa scoperta ha potuto far luce sui funzionamenti umani, quali: l'empatia, la personificazione, la previsione delle intenzioni altrui, e molto altro ancora.
Da un punto di vista neurologico, è possibile dire che esistono davvero dei meccanismi neurodinamici, in grado di rendere il soggetto capace di viversi un rispecchiamento all'interno di sé (Gallese, Migone, Eagle, 2006).
Tuttavia la scoperta non risulta interessante solo per le considerazioni sopra citate, bensì per il coinvolgimento che questi neuroni avrebbero nel compimento o comprensione di un'azione intenzionale. Infatti una cavia di laboratorio non ha attivazioni premotorie alla vista di movimenti qualsiasi, bensì solo a quelli che hanno uno scopo (Siegel, 2009).

Le intenzioni all'interno di un cervello quando finalizzate ad un obbiettivo, vengono decodificate ed apprese grazie al lavoro svolto dai neuroni specchio e dalle regioni temporali superiori. Grazie anche a ciò che è registrato in memoria, un cervello è in grado di predire la finalità di un'azione, o la sua esecuzione; può eseguire varie associazioni, che sono a loro volta un mezzo per unire cluster neuronali largamente spartiti nel cervello stesso.
Nel momento in cui un cervello apprende, uno stimolo può essere organizzato in pattern di significato che rendono la persona capace di avere intuizioni.
Con ciò è possibile proporre come queste anticipazioni automatiche che compie il cervello, possa aumentare la coerenza tra l'anticipazione stessa e la mappa cognitiva che va formandosi ogni volta che il soggetto esperisce realmente l'azione intuita. Questo è un ambito che sollecita la mindfulness, ovvero, nell'essere consapevolmente qui ed ora, esperendo il momento nella semplicità in cui si presenta (Siegel, 2009).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il contributo della Mindfulness nella pratica clinica

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Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Lombardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Pontificia Università Salesiana
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Simone Olianti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

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