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La maschera delle donne nei romanzi di Pirandello

Stellina Ravì, un giovane animo corrotto

Stellina Ravì è uno dei personaggi principali del meno noto romanzo pirandelliano Il turno, ambientato in un piccolo paese di provincia siciliano di fine Ottocento. La ragazza è figlia di Marcantonio Ravì, uomo tutt’altro che abbiente che vuole far sposare alla figlia un uomo molto più vecchio di lei e molto ricco, Don Diego Alcozer.

Don Diego ha alle spalle già quattro matrimoni, e Marcantonio pensa che ormai a quest’ultimo resti poco da vivere; per questo vuole ad ogni costo che la figlia lo sposi, dopo due o tre anni di sacrifici sarebbe diventata finalmente l’unica erede del cospicuo patrimonio del vecchio. Anche il giovane Pepè Alletto, ragazzo rispettabile ma povero, vorrebbe sposare Stellina, e il Ravì segretamente gli promette che gliel’avrebbe data in sposa dopo la morte dell’Alcozer.

Stellina non vuole in nessun modo accondiscendere al volere del padre, si rifiuta di sposare un uomo così vecchio solo per interesse e accusa il genitore di volerla morta; infatti la ragazza si sarebbe data la morte piuttosto di andare incontro al suo triste destino.
[…]
Poco dopo però la giovane cambia idea, e muta anche il suo atteggiamento; si convince ad accettare le nozze in seguito ai regali costosi e ai gioielli mandategli dal promesso sposo:
[…]
I due convolano a nozze, portando stupore e sdegno in tutti i paesani; il più criticato è il Ravì, a cui viene affibbiato il nomignolo di Mammone, accusato di aver sacrificato la vita della figlia per un tornaconto economico; l’uomo però si difende affermando che ha organizzato il matrimonio solamente per il bene della figlia, e che lui non ricaverà nulla da questa unione. Nel frattempo Pepè, forte della promessa fattagli da Marcantonio, si sente molto legato alla ragazza, e arriva al punto di sfidare a duello un giovane che aveva osato parlar male di Stellina.

Contro ogni previsione, Don Diego non vuole decidersi a morire, e anzi si sente ringiovanito grazie alla compagnia della giovane moglie. Il vecchio compie numerose gite accompagnato da Stellina e da alcuni uomini, Pepè compreso, che sono soliti frequentare la sua dimora; Don Diego sa benissimo che tutti quei giovani si recano in casa sua per godere della presenza di Stellina, ma egli li asseconda e non ci dà peso, pensa solo al giovamento che lui stesso ottiene da questa situazione.

Stellina però è sempre più abbattuta e non riesce a condurre quella vita da reclusa, si confida con l’Alletto che le promette di risolvere la situazione. Pepè si rivolge al marito di sua sorella, l’avvocato Ciro Coppa, odiato dalla madre del giovane e che ha portato la separazione della sorella di Pepè dal resto della famiglia. Il Coppa osserva che è possibile far annullare il matrimonio se Stellina testimonierà che è stata obbligata a sposare Don Diego; i due mettono al corrente la giovane Ravì che, dopo le prime indecisioni, decide di andare in tribunale.

Nel frattempo la sorella di Pepè muore e Ciro si invaghisce di Stellina, Pepè sospetta il fatto ma l’avvocato smentisce. La giovane riesce ad ottenere l’annullamento del matrimonio ma, anche se sarebbe il turno di Pepè, la ragazza decide di sposare Ciro, anche perché si sente debitrice nei suoi confronti.

Marcantonio è disperato, tutti i suoi progetti sono andati in fumo, mentre Pepè si sente uno stupido e usato dal cognato. Reagisce in modo diverso Don Diego, decide di sposare nuovamente una giovane del paese, senza rammaricarsi troppo delle vicende trascorse. Poco dopo Ciro, ‹‹che pareva un leone›› si ammala e muore.
Il romanzo/racconto lungo si conclude con la veglia al Coppa da parte di Stellina che piange, il Ravì e Pepè; si comprende che ora è arrivato realmente il turno di quest’ultimo.

Stellina Ravì è sicuramente il personaggio femminile di minor spessore intellettuale fin’ora analizzato, e anche il meno descritto e caratterizzato da parte dello scrittore agrigentino. Infatti come osservato da Angelo Pupino, ‹‹Stellina è una maschera di scarsa profondità […] poco incline alla riflessione, conosciamo raramente i suoi pensieri››; di simile parere è Enzo Lauretta, affermando che Stellina e Pepè sono ‹‹maschere stressate e svuotate››. Sono rare infatti le scene nelle quali la giovane prende la parola, è più frequente vederla piangere:
[…]
Stellina non è sicuramente una giovane malvagia, ma molto ingenua, immatura e volubile. Tutte questi aspetti caratteriali sono dati sicuramente dalla sua giovane età e dal cambiamento repentino che subisce la sua vita, ma in ogni caso sotto agli occhi ci appare un personaggio molto diverso da quelli precedentemente analizzati; contrapposto alla forza d’animo di Marta e Silvia e al timido ma deciso carattere di Adriana ad esempio, troviamo un personaggio che invece preferisce subire gli eventi per comodità. Pare decisamente appropriato il termine svuotato per il personaggio di Stellina, inizialmente la ragazza viene presentata come una giovane decisa e capace di compiere gesti di forte impatto, ma subito dopo i suoi comportamenti cambiano, inebriata forse dalla speranza di una vita facile, tranquilla e senza fatica.

L’animo della Ravì viene corrotto dalle ricchezze, dall’immenso patrimonio di Don Diego, abbandona le caratteristiche di giovane che si ribella al volere del padre, tipiche della sua età, e cede. Dal momento delle nozze con l’Alcozer infatti nel romanzo viene presentata una Stellina diversa; il matrimonio non è che il primo atto di rinuncia alla vita da parte della giovane. L’annullamento del matrimonio, il matrimonio con Ciro Coppa, sono scelte perpetuate da Stellina ma che rappresentano più che altro il volere di qualcun’altro; la giovane Ravì non è insomma pienamente la responsabile delle proprie azioni, è, più verosimilmente, ‹‹annoverabile nella schiera degli agnelli sacrificali›› dei personaggi pirandelliani.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La maschera delle donne nei romanzi di Pirandello

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Argentin
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Ricciarda Ricorda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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