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Case Management e Scompenso Cardiaco: l'esperienza bolognese del Policlinico S.Orsola - Mapighi

Appropriatezza ed efficacia di un programma di Case Management infermieristico

Sono molti gli studi che indagano la validità e l’appropriatezza di un programma di Case Management rivolto allo SC, focalizzando l'attenzione sui seguenti punti:

 riduzione i costi per ogni paziente, sia ospedalizzato che seguito in ambulatorio;
 diminuzione della mortalità e delle riammissioni per esacerbazione della patologia;
 miglioramento della qualità di vita delle persone e la loro capacità di autogestione della malattia.

Laramee et al., (2003) ha condotto un trial randomizzato e controllato (RCT) per valutare se il Case Management Infermieristico (ICM) aiuta a diminuire sensibilmente la percentuale di riammissioni entro 90 giorni dalla dimissione. I risultati hanno mostrato che i costi medi di un ricovero e di riammissione nel gruppo sottoposto all’intervento sono diminuiti rispettivamente del 14% e del 26%; inoltre l’aderenza alla terapia in entrambi i gruppi ê migliorata, anche se i dosaggi dei farmaci sono rimasti quelli “target” decisi prima della dimissione; ma nel gruppo trattato ê migliorata molto l’aderenza al piano di trattamento globale. È stato visto che nei pazienti del gruppo trattato che si sono recati più assiduamente dal cardiologo, c’ê stato un forte decremento delle riammissioni.
Miller & Cox (2005), pongono l’attenzione sull’importanza di autogestione dello SC a domicilio per migliorare la qualità dell’assistenza e di vita dei malati di SC. Nello studio i pazienti sono stati affidati a degli ICM preparati e competenti che hanno sviluppato con ogni malato un piano individualizzato per la realizzazione di azioni di autocura.

Dopo 90 giorni, si ê visto che il tasso di riammissione ê rimasto essenzialmente lo stesso al quello “a tempo zero”, il tasso di riammissione ad una anno ê invece migliorato. Si ê rilevata inoltre un aumento della percentuale degli eventi non incidenti sulla sopravvivenza, passando dall’82% all’86%: ciò vuol dire che sono diminuiti gli exitus per SC nel gruppo trattato con il CM. Sono migliorati anche i punteggi del Minnesota Living with Heart Failure (MLWHF), indice di un netto miglioramento della qualità di vita, che viene accentuato anche dalla soddisfazione riportata dai pazienti, sia per quanto riguarda l’evoluzione positiva della relazione paziente/ICM, sia per la graduale responsabilizzazione all’autocura a cui sono ansati incontro.

Uno studio simile, condotto da Peters – Klimm et al., (2010) esplora un nuovo modello di CM mirato allo SC cronico. I risultati mostrano un buon grado di autoassistenza da parte dei pazienti; inoltre gli autori hanno riportato una diminuzione delle riammissioni in ospedale e dei tassi di mortalità dimostrando l’efficacia del case management; questo studio ha quindi dimostrato la validità del case management infermieristico per migliorare le performance individualizzate e la capacità degli assistiti di autogestione della patologia.
In uno studio tedesco Hendricks et al., (2014) ha voluto indagare l’efficacia di un programma di case management in termini di mortalità, ospedalizzazioni e costi. Egli rileva che il gruppo trattato con il case management ha dimostrato una percentuale minore di ricoveri rispetto al gruppo di controllo (6.2% contro 16.6% per quanto riguarda le ospedalizzazioni e 18.9% contro 36% in termini di riospedalizzazioni). Dall’altra parte, i tassi di mortalità non hanno mostrato variazioni tra i due gruppi (5.0% del gruppo trattato contro il 6.7% del gruppo di controllo). Inoltre il costo medio annuale per i trattamenti di ogni paziente nel gruppo trattato è stato calcolato sui 222,22 €, ossia minore del 67,5% rispetto al costo per ogni paziente all’interno del gruppo di controllo (683,88 €).

Facendo un confronto di questi articoli si può affermare che il case management infermieristico è un ottimo strumento per la gestione del paziente cronico e in particolare affetto da SC, migliora la qualità di vita e l’aderenza alla terapia, diminuisce le ammissioni/riammissioni ospedaliere, la mortalità e i costi per ogni paziente e anche se alcuni di questi studi non hanno rilevato alcuna differenza statisticamente significativa della durata della degenza e della mortalità, hanno mostrato una forte riduzione delle riammissioni precoci, dovuta ad un grosso investimento nei programmi educativi sui pazienti e sui familiari. Ma cosa ne pensano i pazienti e gli stessi ICM a proposito del case management infermieristico? Uno studio qualitativo condotto da Olbort et al., (2009) indaga il punto di vista e le esperienze dei “fornitori di assistenza” del case management nello SC.

Nell’aprile 2007, tre mesi dopo aver terminato un programma di case management, 27 infermieri hanno partecipato a questo studio suddividendosi in 4 focus groups nei quali hanno discusso a proposito delle loro esperienze e del case management nel programma appena terminato e lo hanno fatto di fronte a un intervistatore che ha poi raccolto dati e compiuto delle analisi tematiche. Esse hanno dimostrato che i fattori positivi del case management sono l’interazione con l’assistito, includendo anche le opportunità, attraverso lo sviluppo di queste relazioni con il paziente, di identificare problemi riguardanti la patologia e di tipo psicosociale che affliggono i malati di SC.

Inoltre sono state riscontrate delle barriere all’interno del programma, ossia la mancanza di tempo per fornire interventi di case management in aggiunta alla normale assistenza e poca cooperazione all’interno del team muldisciplinare. Comunque tutti erano in accordo nel dire che l’implementazione del case management nella routine assistenziale ê stata accettabile, fattibile e efficace nel miglioramento della gestione dei pazienti con SC cronico.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Case Management e Scompenso Cardiaco: l'esperienza bolognese del Policlinico S.Orsola - Mapighi

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Informazioni tesi

  Autore: Viviana Mora
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Patrizia Laffranchini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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Parole chiave

infermiere
qualità di vita
scompenso cardiaco
case management
ricoveri impropri
continuità di cure

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