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Funzioni dialogiche nella Commedia di Dante

Analogie e differenze tra i personaggi nella prospettiva eterna e caratteristiche accomunanti degli abitanti di ciascuna cantica

Sì è già considerato come gli incontri che coinvolgono Dante-personaggio nel complesso dell'opera siano dei più vari.

Partendo da un preconcetto di morale cristiana, che è quella che naturalmente vige su tutta la Commedia, ogni personaggio incontrato, anche il più santo, è nato uomo o donna, e come tale già macchiato a priori del peccato originale che accomuna tutti. E' questa un'affermazione che non riguarda solo i protagonisti delle prime due cantiche, peccatori, come si potrebbe pensare in un primo momento. Ecco quindi che la straordinaria varietà che colora ogni individuo vale per ciascuno dei tre regni. A differenziare i personaggi, accomunati tutti dall'aver trascorso un determinato periodo di tempo sulla terra, è la prospettiva eterna della loro beatitudine o della loro condanna, o il loro temporaneo scontare una pena al termine della quale vi sarà in ogni caso il regno eterno promesso.
Questo per sottolineare la straordinaria inventiva dantesca, la cui fictio riusciva a sorprendere e stupire i contemporanei. Si prenda Guido da Montefeltro di Inferno XXVII, creduto rispettabile dai più ed invece condannato all’Inferno. Il salvato Bonconte di Purgatorio V, la cui “lagrimetta” riesce ad evitargli una condanna data per scontata. Si prenda ancora l'intangibile bellezza preraffaellita della figura di Pia De Tolomei sempre in Purg. V e si passi ora ad osservare la figura di Costanza in Par. III, suora strappata dal monastero e rimasta sposata ad un uomo contro il suo volere, seppur sempre fedele a Dio nel cuore.

Tutte queste vite esemplari, nella loro grande varietà sono paradossalmente tutte accomunate, tutte legate dal loro essere terrene. Raramente accade che i personaggi siano dannati da sempre, come il re Capaneo di Inf XIV, o immacolati da sempre, come i santi Francesco e Domenico, celebrati nel Paradiso (canti XI e XII). Il più delle volte a segnare la condanna, o il premio, è un momento preciso, una scelta decisiva, una consapevolezza profonda del cuore che tanto più nobilita il personaggio agli occhi del lettore quanto più giunge inaspettata o al contrario lo fa precipitare nel giudizio di chi legge e anche in quello dello stesso autore quando si tratta di una condanna.
Dante ardì di rappresentare, dice Auerbach:

[…] tutto il mondo terreno-storico, di cui era giunto a conoscenza, già sottoposto al giudizio finale di Dio e quindi già collocato nell'ordine divino, già giudicato, e non in modo tale che nelle singole figure, nella loro sorte escatologica finale, il carattere terreno fosse soppresso o anche soltanto indebolito, ma in modo da mantenere il grado più intenso del loro essere individuale terreno-storico, e da identificarlo con la sorte eterna…

Naturalmente la condizione in cui i personaggi ci vengono presentati nella Commedia non può che influire fortemente sulla loro caratterizzazione. Il momento che coincide con il loro arrivo in ciascuno dei tre mondi influisce sui protagonisti in tre modi differenti che sono ripercussione diretta della cantica di appartenenza.

Facciamo un'ultima considerazione che riguarda la quantità numerica dei personaggi. La prima cantica è quella che si dimostra la più affollata di incontri: prendendo in considerazione i parlanti singoli si arriva a contarne circa quaranta. In Purgatorio siamo intorno ai venticinque mentre in Paradiso non si arriva a toccare i venti.

E' tutto specchio di quel degenerare dei costumi che tanto faceva infiammare Dante (che più volte ha modo di mettere il suo disdegno in bocca ai diversi personaggi). A livello morale la Commedia deve servire da monito al lettore del suo tempo, il quale, osservando lo “status animarum post mortem” e venendo a sapere che i seggi nella Rosa dell'Empireo sono “sì ripieni/che poca gente più ci si disira” deve sentirsi spronato a percorrere spiritualmente lo stesso cammino di purificazione del nostro pellegrino. Si tratta di una nota che a ben vedere rischia invero di essere ritenuta buffa, addirittura ridicola osservata con i nostri occhi moderni. Sembra sciocco pensare che Dante tratti i suoi lettori come un pubblico così infantile e condizionabile, eppure così non è. Per quanto si dimostri un testo immortale, la Commedia resta composta nel basso Medioevo, il periodo dei bestiari e delle narrazioni delle visioni infernali dei mistici recitate ad alta voce nelle chiese a terrorizzare e moralizzare i fedeli contro il rischio del peccato. Collocata storicamente la Commedia non fa altro che riprendere la funzione di quelle recitazioni e naturalmente molto altro ancora.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Funzioni dialogiche nella Commedia di Dante

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Lettieri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Marco Ariani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

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