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La condizione dell'uomo secondo Pirandello. Analisi delle interazioni sociali dell'''uomo-attore''

Il teatro di Pirandello

L'attività teatrale di Pirandello significò per il teatro italiano una svolta decisiva ed esemplare. Pirandello giunse al teatro per una profonda convinzione di ordine morale: era convinto, cioè, che, attraverso la rappresentazione scenica, si potesse rivelare meglio agli uomini le verità alle quali egli era dolorosamente pervenuto. A soddisfare una mai abbandonata vocazione teatrale è lo stesso materiale novellistico, accumulato in tanti anni e volumi. Tralasciando ora le prove iniziali, incoraggiante e decisiva risulta l'amicizia con il commediografo catanese Nino Martoglio. Grazie a lui è entra in contatto con il famoso attore dialettale Angelo Musco, che in dialetto gli porta sulle scene Lumie di Sicilia (1915), Pensaci Giacuminu e Liolà (1917).
In realtà Pirandello aveva correttamente intuito che la dimensione geografica e linguistica di simile tradizione teatrale, inscindibile, limitava la portata della sua invenzione. Tra il '17 e '18 si consuma la svolta, che comporta la stesura di nuovi testi, favorita dalla collaborazione di un grande capocomico, Virgilio Talli, già regista di Verga e D'Annunzio, e di un magnifico attore, Ruggero Ruggeri. Rapidamente sono messi in scena i capolavori della cosiddetta fase "grottesca" del teatro di Pirandello in lingua.
Adriano Tilgher (1887-1941), esegeta del teatro pirandelliano, definì "teatro dello specchio" tutta la sua opera, perché in essa si rappresenta la vita senza maschera, quale essa è nella sua sostanza e nella sua verità, lo spettatore, l'attore e il lettore vi si vedono come sono, come chi si guardi ad uno specchio, vi si osservano con ansia e con curiosità, spesso vi si vedono deformati dagli altri, appunto come un cattivo specchio deforma l'immagine fisica; allora si riconoscono diversi da come si erano sempre immaginati e ne restano amareggiati e preoccupati. Tutto il teatro pirandelliano, al quale aspira e nel quale culmina tutta la vasta opera di questo scrittore, non è che la variazione all'infinito di un tema fondamentale affrontato in questo lavoro, i rapporti consueti e normali della vita sono negati.
Nella produzione teatrale di Pirandello scaturisce in personaggi assolutamente autonomi, all'interno dei loro casi, nella varietà delle loro situazioni, l'epifania tragica della condizione dell'uomo.
Lo stesso Tilgher azzarda definizioni da valutare con attenzione per questo Pirandello post-verista. Di tutto riguardo è la principale, che viene dopo avere premesso trattarsi di un «non trascurabile sintomo di quella profonda crisi si smarrimento intellettuale e morale che preesisteva alla guerra» l'autore afferma che «l'intuizione drammatica del teatro di Pirandello s'impernia nella lotta fra le costruzioni sotto di cui, in buona e in mala fede, la vita si maschera e si nasconde e la spontaneità dell'istinto vitale che contro di quelle di volta in volta si riafferma».
La novità del teatro di Pirandello è sancita dal non immediato trionfo dei Sei personaggi in cerca d'autore (1921), cui faranno seguito, nel cosiddetto ciclo del "teatro nel teatro", Ciascuno a suo modo e Questa sera si recita a soggetto, rispettivamente nel '24 e '30. Altri esiti felici sono rappresentati dall'Enrico IV, interpretato da Ruggeri, nel '22. […]

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La condizione dell'uomo secondo Pirandello. Analisi delle interazioni sociali dell'''uomo-attore''

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Narici
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Stefano Giovannuzzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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Parole chiave

letteratura italiana
sociologia
follia
luigi pirandello
georg simmel
stigma
erving goffman
uomo-attore
condizione uomo
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