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Il paziente non urgente e l'accesso al Pronto Soccorso: una scelta consapevole? Studio di prevalenza.

Il sovraffollamento delle Unità di Emergenza: le conseguenze

Molti sono gli studi che indagano il fenomeno dell'eccessivo utilizzo dei Dipartimenti di Emergenza e prioritaria in letteratura risulta essere la ricerca degli effetti e soprattutto delle cause che tale situazione pone a livello sanitario, economico e sociale.

Le conseguenze del sovraffollamento sono molteplici e la revisione della letteratura condotta da Hoot e colleghi (2008) ne riconosce quattro principali: il verificarsi di eventi avversi, la riduzione della qualità nei servizi, la compromissione del normale flusso di accesso e la perdita di risorse. Tra gli eventi avversi che maggiormente si associano ad un elevato bacino di utenza all'interno dei servizi di emergenza si individua l'aumento del rischio relativo di mortalità a 10 giorni, pari a 1,3% nello studio di Richardson e Mountain (2006) e a 30 giorni, il cui valore raggiunge il 3% se associato ad un tasso di incremento del 10% nell'utilizzo dei posti letto all'interno del Pronto Soccorso (Mc Cusker et al., 2014). In particolare, lo studio di Mc Cusker e colleghi, introduce un ulteriore outcome negativo, correlato al sovraffollamento delle Unità di Emergenza, definito come "admission at a return visit", espressione traducibile con l'italiano "riammissione precoce in seguito a precedente accesso", i cui valori sono pari al 12.1% per coloro che si sono rivolti nuovamente al Pronto Soccorso perché necessitanti di una nuova visita entro 30 giorni dalla dimissione, all' 1.6% per coloro che hanno avuto bisogno di due visite dopo la prima visita e allo 0.5% per chi si è rivolto per ulteriori tre o più volte al servizio di emergenza successivamente all'iniziale presa in carico.

In accordo con la revisione della letteratura di Hoot e colleghi (2008) la riduzione della qualità dei servizi si esplicita invece nel ritardo nel trasporto del paziente presso la struttura ospedaliera e il differimento nei trattamenti a cui il paziente è candidato per la propria condizione clinica. La prima problematica è identificata nel fenomeno dell' "ambulance diversion", che si verifica imponentemente soprattutto negli Stati Uniti: secondo tale meccanismo, definito come l' impossibilità di trasferire i pazienti accolti in Pronto Soccorso alle degenze una volta deciso il ricovero (Olshaker e Rathlev, 2006) o, in alcuni casi, l'impossibilità di trasferire il paziente diretto al Pronto Soccorso nella struttura d'emergenza più vicina (Trzeciak e Rivers, 2003). Sempre secondo Trzeciak e Rivers (2003) la necessità di "bypassare" alcune strutture troppo affollate si verifica nel 20-50% dei casi, provocando così un duplice danno: risulterà infatti compromessa la struttura sovraffollata, in quanto l'equipaggio già impegnato non sarà disponibile a rispondere in breve tempo alle nuove eventuali emergenze e il paziente soccorso correrà alcuni rischi, primo tra tutti il ritardo nel trattamento. Gli outcome negativi in merito a tale questione si verificano in una certa varietà di condizioni, le più rilevanti includono il posticipo della trombolisi o della cateterizzazione nell' infarto acuto del miocardio e il ritardo della somministrazione degli antibiotici in caso di polmonite rispetto ai "gold standards" raccomandati dalle linee guida internazionali, che nei rispettivi casi prevedono interventi entro 30 minuti, entro 90-120 minuti ed entro 4-6 ore (Bernstein et al., 2009). A tali quadri clinici, si aggiungono quali condizioni a rischio anche lo shock cardiogeno, il supporto emodinamico nella sepsi severa, la "golden hour" dei traumi, situazioni cioè tempo-dipendenti che per definizione rappresentano una grave minaccia alla salute della persona assistita, qualora i tempi di trattamento raccomandati non siano rispettati (Cowan e Trzeciak, 2005). Non solo, anche la ritardata rilevazione del dolore, un compromesso trattamento dell'asma in fase acuta ed una serie di eventi avversi di natura cardiaca (Mumma et al., 2014), si associano ad una condizione di sovraffollamento o ambulance diversion. È evidente quindi come sia proprio il paziente critico a risentire maggiormente degli effetti del sovraffollamento, subendo un ritardo nel trattamento della propria condizione, a cui si aggiunge un primario rallentamento nell'identificazione della criticità e quindi una posticipazione nei trasporti presso le strutture specializzate o di primo soccorso (Cowan e Trzeciak, 2005). [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il paziente non urgente e l'accesso al Pronto Soccorso: una scelta consapevole? Studio di prevalenza.

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Giacomel
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Angelo Dante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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Parole chiave

pronto soccorso
emergency department
paziente non urgente
non-urgent patient

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