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Il nudo e il corpo femminile nelle arti arabe: questione di identità, autenticità e manipolazione dal colonialismo a oggi.

Il corpo femminile nell'Islām

Cercare di definire quale sia la percezione dal punto di vista religioso, sociale e culturale del corpo femminile all'interno della società arabo-islamica non è un soggetto semplice né da identificare, né tantomeno da spiegare. È possibile, in primo luogo, identificare due "funzionalità" del corpo in generale: la materialità del corpo, e la perfomatività dello stesso in quanto espressione di un genere sessuale. Questo, dunque, ci porta necessariamente a riflettere su quale sia il significato prevalente di corpo in una cultura come quella arabo-islamica, che può essere inteso come prevalentemente legato alla dimensione materiale (che quindi si lega imprescindibilmente alla materializzazione della dimensione sessuale), ma allo stesso tempo è possibile riscontrare delle instabilità che non rispondono direttamente agli obblighi di espressione della materialità del corpo, ma che sono dunque segni visibili delle differenze, delle difficoltà e dei cambiamenti in atto nella società moderna come espressione di un discorso dominante.

Nell'Islām, il corpo è assoluta proprietà di Dio: teoricamente, ne deriva che l'uomo non può disporre del proprio corpo o di parte di esso come desidera, poiché questo gli è concesso come "proprietà temporanea" da parte di Dio. L'uomo, quindi, è una sorta di custode, che detiene il corpo in usufrutto gratuito con lo scopo di non mortificarlo, di non intervenire su di esso, e di mantenerlo in buone condizioni sia in vita sia dopo la morte, tanto più che anche nell'azione, l'uomo è proprietario del proprio atto e lo acquisisce, ma non lo crea, perché l'unico creatore è solo Dio. Come precisa l'imām Al-Nawāwī: "l'inviato di Dio maledisse quelle che fanno tatuaggi e quelle che si fanno tatuare, quelle che si fanno sfoltire le ciglia e quelle che si limano i denti per bellezza: quelle che alterano la creazione di Dio". Possiamo dunque parlare propriamente di sacralità del corpo dal punto di vista religioso. Infatti, la rivelazione coranica è percorsa dal senso di una profonda unità dell'essere umano, non esiste un dualismo anima e corpo. L'uomo vi viene disegnato prima di tutto come colui che è tratto dalla terra, quindi definito nella sua corporeità, al pari degli altri esseri creati: "Chiedi loro se la loro natura è più forte di quella degli altri esseri che noi abbiamo creato: in verità li creammo di argilla impastata!"; viene creato per vivere in una terra, in relazione con l'altro, di cui l'immagine più pregnante è il rapporto uomo-donna che ancora viene descritto in termini corporei: "esse sono una veste per voi e voi una veste per loro". L'uomo nella sua interezza è segno di Dio, non solo nella ragione o nell'anima: "Fa parte dei Suoi segni l'avervi creati dalla polvere ed eccovi uomini che si distribuiscono (sulla terra)", "A Dio dobbiamo tutto il nostro essere: … quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo Spirito. Vi ha dato l'udito, gli occhi e i cuori". Interpretazione differente, ad esempio, è quella fornita da Avicenna, forma latinizzata di Ibn Sīna (980–1037), il quale fu non soltanto fra i massimi filosofi del Medioevo islamico, ma anche illustre esponente della storia del pensiero medico. [...]

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Il nudo e il corpo femminile nelle arti arabe: questione di identità, autenticità e manipolazione dal colonialismo a oggi.

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Giudizio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Scienze della Mediazione Linguistica e Culturale
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale
  Relatore: Anna Vanzan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

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