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Il contoterzismo

Affitto e contoterzismo

Tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta molte disposizioni legislative si basavano sull'identificazione della proprietà con l'impresa e sul legame permanente tra lavoro e azienda. I finanziamenti agevolati e le facilitazioni fiscali nelle compravendite di terreni, assieme alle norme sui contratti agrari che aumentavano i dritti dei fittavoli e dei mezzadri, ebbero come risultato quello di favorire la vendita all'affittuario e al colono dei fondi coltivati da costoro. Fino ai primi anni sessanta la scelta di difendere gli agricoltori in affitto appariva ragionevole sia per l'alto tasso di occupazione in agricoltura, che per la contestuale pressione sociale. Con il fenomeno però dell'esodo dalla campagna, dovuto al boom economico negli anni sessanta, e alla rapida rivoluzione tecnologica nella gestione delle aziende agricole, si erano aperti nuovi scenari di adattamento strutturale, ai quali la classe politica non ha saputo rispondere, mantenendo una normativa contrattuale poco equilibrata.
Soltanto nel 1982 con la legge n. 382 si liberalizzava la stipula di nuovi contratti, anche se la fiducia da parte dei proprietari fondiari è stata recuperata gradualmente a partire dagli anni novanta.
Quindi tra gli anni sessanta e gli anni ottanta a causa della disciplina contrattuale troppo vincolistica, le aziende che volevano aumentare la propria dimensione per sfruttare economie di scala non riuscivano a trovare sufficiente terra in affitto e l'acquisto rimaneva in molti casi proibitivo in termini finanziari.
I processi di aggiustamento strutturale delle aziende, quindi, si sono sviluppati lungo altri percorsi con un ruolo di primo piano per i contoterzisti. L'offerta dei servizi in contoterzi garantiva il completo possesso della terra ai proprietari fondiari, non più in grado di gestire direttamente l'azienda, mentre venivano delegate le operazioni colturali e spesso anche la scelta e la vendita dei prodotti.
I rapporti tra proprietà e impresa si trasformano dalla classica gestione in proprio, a forme dove il proprietario e il terzista condividono le scelte con equilibri variegati, fino al caso in cui il terzista diventa il pieno gestore dei terreni, assumendosi anche il rischio di impresa del proprietario. Quindi in quest'ultimo caso il contoterzista opera come un affittuario, ma il proprietario evita il vincolo del contratto di affitto. Ovvero il proprietario cede i terreni in affitto, senza assumere impegni formali scritti con il contoterzista.
Se tale sistema contrattuale è soddisfacente per entrambi i contraenti, è improbabile che questi ricorrano al tradizionale strumento dell'affitto. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il contoterzismo

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Sorintano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Andrea Marescotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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Parole chiave

contoterzismo
meccanizzazione
terziario
impresa agricola
contoterzista
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