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Archeologia, storia e promozione turistica di un bene culturale: il mulino e centrale idroelettrica ''Della Corte'' di Venafro

Il censimento dei beni archeologico-industriali in Italia e il caso Molise

Il quadro normativo che disciplina i beni culturali, è molto ampio e sempre in continua evoluzione. Con il decreto legislativo del 29 ottobre 1999, n. 490 è stato emanato il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali. Con la legge del 6 luglio 2002 n. 137, fu conferita la delega al Governo per il riassetto dei beni culturali e ambientali, spettacolo, sport, proprietà letteraria e diritto d'autore. In attuazione della delega conferita al Governo nel 2002, con il decreto legislativo del 22 gennaio 2004 n. 42, è stato emanato il Codice dei beni culturali e del paesaggio (Codice) che ha ridisciplinato l'intero sistema. Nel 2006 il Codice ha subito altri interventi modificativi. Il Codice, dopo aver definito alcune disposizioni generali, disciplina i «beni culturali». Successivamente disciplina la tutela, la protezione e conservazione, la circolazione, i ritrovamenti e le scoperte, la espropriazione, la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali. Nella Terza Parte si è provveduto a disciplinare i «beni paesaggistici», cioè gli immobili e le aree che costituiscono l'espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio; viene inoltre disciplinata la tutela e la valorizzazione di questi beni. Nel Codice viene specificato, inoltre, che i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi incompatibili con il loro carattere storico o artistico. Per eventuali operazioni, riguardanti i beni culturali, occorre un'autorizzazione specifica del Ministero per i beni e le attività culturali. Gli interventi conservativi sui beni culturali, sono obbligatori per tutti i proprietari (pubblici e privati) e devono avere comunque un'autorizzazione ministeriale.
Per la prima volta viene trattata la questione della sponsorizzazione nel settore culturale (art. 120), cioè il contributo, in beni o servizi, da parte di soggetti privati con lo scopo di promuovere la loro attività (associazione del loro nome all'iniziativa oggetto del contributo); questo contributo può riguardare iniziative nel campo della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale. Queste attività possono essere attuate, ma devono essere compatibili con il carattere (artistico o storico), l'aspetto e il decoro del bene in oggetto.
Per quanto riguarda la catalogazione dei beni culturali, vi è l'articolo 17 che provvede alla disciplina. Questo articolo enuncia che le modalità di catalogazione sono stabilite con decreto ministeriale e, a tal fine, con le regioni si definiscono le metodologie di raccolta, accesso ed elaborazione dei dati a livello nazionale. Il Ministero e le regioni, in collaborazione con le università, concorrono a definire programmi riguardanti gli studi, le ricerche e le iniziative scientifiche in tema di catalogazione e inventariazione; i dati raccolti confluiranno in un catalogo nazionale dei beni culturali.
Analizzando il Codice, si nota che il patrimonio industriale non ha una tutela chiara ed evidente, ma all'art. 10, comma 4 (definizione di beni culturali) si può notare un richiamo a beni afferenti la sfera dei siti industriali. Nel citato articolo, alla lettera h si legge: "siti minerari di interesse storico od etnoantropologico"; alla lettera l, invece, "tipologie di architettura rurale aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell'economia rurale tradizionale".

Il patrimonio archeologico, architettonico, storico-artistico ed etnoantropologico comprende i beni che hanno un valore di civiltà e possono appartenere allo Stato, alle Regioni o agli altri enti pubblici, ai privati. I beni culturali soddisfano bisogni collettivi immateriali, hanno un valore sociale e costituiscono una risorsa economica ma sono beni disponibili in quantità limitata. Pertanto è necessario provvedere alla loro conservazione, attraverso la pratica di diversi livelli operativi:
• assolutamente necessaria è la conoscenza del bene attraverso l'individuazione e la riscoperta. La ricognizione sul territorio, l'inventariazione e la catalogazione sono i metodi operativi ottimali affinché si possa conoscere e successivamente schedare il bene;
• si predilige, qualora sia possibile, la conservazione mediante il mantenimento in uso della struttura. Le pratiche affinché la conservazione possa avvenire sono il recupero, la riutilizzazione, il restauro o la ristrutturazione;
• un passaggio molto importante è quello della tutela, protezione e salvaguardia del manufatto. Attraverso le leggi dello Stato, comunitarie e internazionali o i decreti di vincolo, si fa si che il bene sia tutelato e quindi si possa operare per il restauro secondo alcuni criteri atti a non intaccare in modo errato il manufatto stesso;
• la valorizzazione e fruizione si ha mediante il recupero funzionale del manufatto o attraverso allestimenti museali. Molti sono i casi di riutilizzo di strutture quali castelli e palazzi adibiti a museo.
In Italia, anche se si è partiti in ritardo rispetto ad altre realtà europee, si è comunque arrivati ad avere studi e ricerche molto validi, che meritano di essere divulgati e valorizzati adeguatamente. La necessità di provvedere ad un censimento nazionale delle testimonianze industriali, nasce dal bisogno di conoscere questo fenomeno per poterlo salvaguardare e valorizzare. Per raggiungere questo obiettivo sarebbe opportuno avviare attività di collaborazione tra i vari soggetti pubblici e privati. […]

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Archeologia, storia e promozione turistica di un bene culturale: il mulino e centrale idroelettrica ''Della Corte'' di Venafro

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina Passarella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi del Molise
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Archeologia, Beni Culturali e Turismo
  Relatore: Roberto Parisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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Parole chiave

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archeologia industriale
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venafro

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