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Arte e Femminismo. Tre generazioni di interpreti a confronto

Guerrilla Girls

Nel 1985 il MoMA di New York organizza la mostra An International Survey of Recent Painting and Sculpture, una delle più importanti rassegne di arte contemporanea del mondo, presentando opere di 169 artisti provenienti dall'Europa e dagli Stati Uniti, tutti di etnia bianca e con solamente tredici donne.

Per giustificare ciò il curatore, Kynaston McShine, afferma che tutti gli artisti non presenti alla mostra devono ripensare alla loro carriera, essendo una questione di qualità e non di pregiudizi. Alcune attiviste femministe contestano questa esposizione e nascono così le Guerrilla Girls: un gruppo che ebbe, sin dall'inizio, una grande popolarità non solo per i disarmanti manifesti di denuncia ma, in particolare, per il modo in cui queste accuse si esprimono durante gli anni Ottanta e Novanta.

Il loro obiettivo primario è quello di promuovere le donne e le persone di colore all'interno dell'arte contemporanea. La loro protesta, fatta di numeri, statistiche e dati è una lotta per la meritocrazia: è un'arte di contenuto e di combattimento per i diritti di uguaglianza e giustizia politica. La notevole mancanza di alcuni gruppi sociali nelle gallerie e nei musei è un inconfutabile segno di discriminazione e pregiudizio.

Le Guerrilla Girls sono un gruppo eterogeneo di femministe: diverse età, differenti etnie, diversi orientamenti sessuali e diversi livelli di successo del mondo dell'arte. Per non compromettere la propria carriera artistica il gruppo non ha membri ufficiali; vengono utilizzati nomi di grandi artiste del passato, sia per affermare la presenza nella storia di nomi dimenticati, sia per risolvere i problemi di intervista.

Nel corso degli anni, quasi 100 donne si sono alternate come membri del gruppo, chi per mesi, chi per anni, assumendo nomi di grandi artiste scomparse: Frida Kahlo, Alma Thomas, Rosalba Carriera, Lee Krasner, Eva Hesse, Emily Carr, Paula Modersohn-Becker, Romaine Brooks, Alice Neel, Ana Mendieta e numerose altre. Per mantenere il loro anonimato appaiono in pubblico indossando maschere da gorilla, perché ritengono che la maschera discosti dalla personalità e dal lavoro individuale a favore del sociale. Inoltre maschera da animale, gonne corte, tacchi alti e calze a rete stravolgono lo stereotipo di sensualità femminile disarmando il pubblico e creando disagio. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Arte e Femminismo. Tre generazioni di interpreti a confronto

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Informazioni tesi

  Autore: Carole Peia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Accademia di Belle Arti
  Corso: Accademia di Belle Arti
  Relatore: Gaia Bindi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

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femminismo
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