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L'economia della felicità: quale equilibrio tra benessere materiale e benessere umano?

Una strada verso la felicità: le relazioni umane

I beni relazionali possono essere un importante strumento per spiegare il paradosso di Easterlin. L'obiettivo è delineare, senza la pretesa di essere esaustiva, i confini di questa nuova categoria economica. Partiamo dall'etimologia del termine relazione. La parola relazione deriva dal latino relatio, relationis che significa rapporto, il portare indietro, contraccambio, rendimento (Vocabolario di latino Campanini – Carboni, 1961, p. 598); quindi religare verbo latino che vuol dire legare insieme. Dunque la relazione può essere definita come il legame che unisce due o più persone.
Ma un legame nasce con l'ascolto, apre all'incontro, si esprime nel dialogo, cresce nella gratuità e si oppone all'indifferenza. In latino la parola incontro è conventus (convenire) ossia il riunirsi di più persone in un luogo.
Essa trova origine dalla divisione in sillabe: in-con-tro. La particella in esprime profondità. Ogni relazione per essere autentica ha bisogno di passare dalla superficie alla profondità e ogni incontro per portare frutto deve avere radici profonde. Con significa insieme. Ogni relazione per essere autentica ha bisogno di due soggetti, il tu e l'io, e ogni incontro per portare frutto deve tenere insieme i soggetti della relazione. L'immagine che esprime l'incontro è l'albero: la terra che accomuna tutte le creature; le radici che si diramano in profondità incrociandosi con altri alberi; il tronco e i rami che si aprono; i frutti, nel tempo della maturità, ci regalano un dono. Gratuità invece è parola greca char, da cui sono nate cháris che vuol dire grazia, favore, generosità ed eucaristia che vuol dire ringraziamento, gratitudine. Gratuità deriva anche dal latino: gratiis che vuol dire senza interesse e gratia che vuol dire benevolenza, cortesia, riconoscenza (Ivi, pp. 288-289). L'immagine che esprime la gratuità è la mano. Nell'iconografia le mani grandi sono il simbolo della carità e della generosità di quelle persone che vivono l'amore gratuito e disinteressato nei confronti degli altri; in alcune culture sono anche il simbolo della gratitudine e del ringraziamento per i doni ricevuti. Ecco perché secondo me una delle più affascinanti spiegazioni del paradosso della felicità è quella fornita da Bruni e Zamagni. "La felicità ha natura paradossale, proprio perché è costitutivamente relazionale: una vita buona non può essere vissuta se non con e grazie agli altri" (Bruni e Zamagni 2004, p. 85). Perché le relazioni genuine ci consentono di uscire dalla solitudine e ci avvicinano alla terra e al creato. L'essere umano è felice se ha amici, se consuma insomma beni relazionali. Il concetto di bene relazionale però è ancora poco noto e poco usato in economia e nelle scienze sociali. I primi a parlarne sono stati Benedetto Gui (1987) e Carole Uhlander (1989), secondo cui "i beni relazionali sono rappresentabili come una particolare forma di beni pubblici locali, la cui condizione essenziale è la reciprocità" (pp. 254-255). [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'economia della felicità: quale equilibrio tra benessere materiale e benessere umano?

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Rita Samale
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Economia
  Corso: Marketing Management
  Relatore: Caterina De Lucia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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