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Il gesto come espressione d'affetti. Studio e sviluppo del gesto e del movimento dal teatro barocco ad oggi.

Sul movimento in parabola discendete

L'universalità delle esperienze rilevate e l'autonomia già evidenziata propria delle tre arie analizzate, rende i messaggi e le emozioni associabili a qualsiasi donna si trovi, suo malgrado, in situazioni analoghe a quelle descritte.
La potenza narrativa del teatro le esplicita e le fa avvertire ad interpreti e al pubblico che assiste.
C'è libertà nella collocazione di queste, perché descrivono dinamiche umane senza tempo e spazio.
Il risultato del lavoro coreografico si concretizza in un video in cui lego le tre situazioni, presentando la mia lettura delle situazioni di lamento.
La successione delle variazioni è impostata sui rapporti che intercorrono fra gli interlocutori, e sul grado di potere che ciascuna delle protagoniste ha del proprio destino.
Pensieri è intimo e di travaglio, ma esprime la spinta a trovare una soluzione agli eventi subiti. La donna è in dialogo con se stessa e ciò che succederà dipende solo dalla propria volontà, dalla capacità di uscire con astuzia dall'impasse in cui si trova.
La colloco in una camera sontuosa in quello che potrebbe essere il suo palazzo.
La condizione in cui si trova a vivere le toglie il sonno: è perciò notte.
Siamo in una dimensione privata in cui la troviamo sola con se stessa, in balia dei suoi pensieri.
In Lascia ch'io pianga percepiamo forte l'abbandono dell'interprete ad una sofferenza troppo grande per riuscire ad essere gestita.
Il dialogo, ad una voce, risulta rivolto ad un interlocutore preciso, il quale ha in mano il destino di chi parla. La ascolta ma resta immobile, non si mostra spronato alla discussione. Nell'ombra appare, ma resta quindi ferma, una figura maschile a cui lei si rivolge in momenti alternati.
La donna è prigioniera, fisicamente ed emotivamente: il dialogo viene collocato in una camera piccola, buia, sbarrata.
Li immagino in una discussione, di cui noi assistiamo solo alla parte conclusiva. Lei appare sfinita, e implora di poter stare sola col suo dolore.
When I am laid in earth si svolge all'esterno.
La pace tanto agognata viene trovata nella morte. L'interlocutrice non ha potere sulle parole e sulle azioni decise dalla donna protagonista. Non ha neanche senso metterla in scena, perché siamo di fronte ad un dialogo che appare falso: tutto è già deciso e nulla potrà interferire con gli eventi che verranno concretizzati nel gesto estremo e che avvertiamo dalle parole pronunciate. Lei non è risolta nella sua decisione.
Contatto con la terra, il fatto di essere all'aperto non denota uno stato di libertà ma è presagio e presa di coscienza della fine imminente.
Siamo nel momento in cui sta nascendo un nuovo giorno: la speranza simbolica che l'alba si porta dietro tuttavia non è sufficiente a farle vedere una via d'uscita.
Quello della donna è un saluto che fa alla vita, perciò non c'è altra presenza umana in scena.
In questa impostazione ho identificato il disegno grafico di una parabola discendente dei lamenti, delle presenze in scena e di quanto sia reale un possibile cambiamento delle situazioni.
Tutte e tre le donne sono sorrette dalla dignità: nonostante siano smarrite, impotenti o non risolte, rimangono forti nel tentativo di affrontare e gestire le loro condizioni di insicurezza. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il gesto come espressione d'affetti. Studio e sviluppo del gesto e del movimento dal teatro barocco ad oggi.

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Ajani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università IUAV di Venezia
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Luca Fontana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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