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Il ruolo del professionista attestatore nella risoluzione della crisi d'impresa

Un nuovo professionista per la nuova Legge Fallimentare

Lo spirito con il quale è stata più volte riformata la Legge Fallimentare è quello di tentare la conservazione, quando possibile, dell'impresa sia sotto l'aspetto organizzativo che sotto l'aspetto occupazionale uscendo dall'ottica liquidatoria. Ecco perché l'attuale Legge Fallimentare pone molta attenzione ai nuovi istituti riguardanti i piani attestati, il concordato preventivo, gli accordi di ristrutturazione dei debiti. Il ruolo sempre maggiore del professionista attestatore nei vari istituti deriva da una tendenza alla privatizzazione delle procedure concorsuali, che costituisce per un verso il tentativo di decongestionare il lavoro dei Tribunali, per l'altro di rendere le procedure più rapide e soddisfacenti per i creditori. Da molte parti del settore professionale, ed in particolar modo dagli organismi di categoria come l'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, si è accolto con favore l'introduzione di questa nuova attività riservata ad uno speciale professionista che oltre a possedere il titolo di commercialista o avvocato deve essere anche revisore legale dei conti. I commercialisti con le varie riforme della Legge Fallimentare, hanno visto riqualificare le loro competenze professionali ed in un certo senso si sono visti anche riconoscere un ruolo fondamentale, che in precedenza era riservato alle sole figure del curatore e del commissario giudiziale, nelle diverse procedure. Certamente il commercialista-revisore è uno degli attori principali delle procedure concorsuali, quando è chiamato ad attestare la bontà del piano art. 67 lett. d), a certificare la fattibilità del piano concordatario e la contestuale veridicità dei dati contabili, ad attestare l'idoneità ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare come previsto dall'art. 182-bis l.f., inoltre è chiamato a redigere la relazione giurata prevista dall'art. 160 l.f. dove dovrà indicare, nell'ipotesi che non vengano soddisfatti integralmente i creditori garantiti da privilegio, che comunque l'importo attribuito dal piano non è inferiore rispetto a quello realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione. Questi nuovi ruoli impegnano il professionista in analisi precise, puntuali, rigorose e nello stesso tempo assumono un'importanza, non riscontrabile in altri momenti della professione dove la valutazione data può mettere al riparo operazioni da attività revocatorie oppure può indirizzare la massa creditoria a scelte di consenso su operazioni concordatarie rispetto a scelte più drastiche ed opportunistiche. Affinché l’attestazione raggiunga il proprio obiettivo sostanziale, il professionista, che si trovi ad attestare un piano, dovrà essere in grado di assumere contemporaneamente diversi ruoli; dovrà essere, infatti, un revisore legale dei conti ma anche un fine aziendalista, che possegga buone conoscenze macroeconomiche e microeconomiche, inoltre seppur agendo con scetticismo professionale, dovrà mantenere un grado elevato di elasticità e disponibilità, soprattutto in termini di impegno, al fine, di rilasciare l’attestazione nei tempi congrui alla soluzione della situazione di crisi. La modifica della prospettiva della Legge Fallimentare da liquidatoria a conservativa ha necessitato la presenza di elementi esterni, privatistici, che potessero sostenere l’iniziativa dell’imprenditore e i costi del risanamento. Il legislatore ha, infatti, ritenuto di valorizzare il ruolo del professionista, quale tecnico d’impresa, con capacità di natura economico-aziendale, cui affidare il ruolo di garante della proposta di composizione concordata avanzata dall’impresa in crisi in quanto la capacità di autocertificazione da parte dell’imprenditore e degli advisor, redattori del piano di risanamento alla base della proposta concordata, è stata ritenuta, infatti, da parte del legislatore della riforma fallimentare, non affidabile. Nel contesto italiano non esiste una normativa riguardante l’attività di attestazione del professionista e le uniche fonti sono rinvenibili nei principi di revisione e da documenti di provenienza esterna. Le Commissioni di Studio del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabile si sono espresse con cinque documenti:
1) Protocollo piani di risanamento e ristrutturazioni. Relazioni del professionista: profili organizzativi e principi di comportamento nell’ambito delle procedure di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione, piano di risanamento attestato (2006) redatto dal Gruppo di lavoro decreti competitività della Commissione Procedure Concorsuali del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e da quest’ultimo approvato e pubblicato il 3 luglio 2006;
2) Osservazioni sul contenuto delle relazioni del professionista nella composizione negoziale delle crisi di impresa (2009) redatto dalla Commissione studi Crisi e risanamento di impresa del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili;
3) Linee guida per il finanziamento delle imprese in crisi (2010) redatto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Firenze in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e con Assonime;
4) Linee guida alla redazione del Business Plan (2011) redatto dal gruppo di lavoro Area Finanza Aziendale del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
5) Il ruolo del professionista attestatore nella composizione negoziale della crisi: requisiti di professionalità e indipendenza e contenuto delle relazioni, Circolare n. 30/IR dell’11 febbraio 2013, redatta dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Il tema dell’attestazione dei piani di risanamento nei casi di risoluzione delle crisi d’impresa, nelle tre forme previste dalla riformata Legge Fallimentare, rappresenta argomento assai complesso, privo di regole chiare e certe che ne possano tracciare percorsi predefiniti da applicare, su cui il professionista chiamato a svolgere tale compito possa fare affidamento.

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Il ruolo del professionista attestatore nella risoluzione della crisi d'impresa

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Informazioni tesi

  Autore: Diego Frustace
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze Economiche e Aziendali
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Lorenzo  Benatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

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Parole chiave

concordato
crisi d'impresa
indipendenza
professionista
terzietà
attestatore

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