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Da Carmen a Lacarmén: una regia di Mario Martone

Sette spettacoli napoletani di Martone e la rappresentazione della città che vi traspare

Rasoi: Napoli città di fantasmi «Rasoi divenne, in un certo senso, il nostro manifesto»

Il testo di Rasoi è costituito da versi di Enzo Moscato, poeta e autore-cantante nello spettacolo; nasce inorganico e senza didascalie di sorta, secondo una poetica del frammento che accomuna Moscato al Martone della Seconda generazione. È recitato in dialetto e intervallato da canzoni classiche napoletane. La messa in scena è una coregia di Martone e Toni Servillo, per il quale Moscato aveva già composto Partitura ispirandosi al rapporto di Leopardi con Napoli.
I personaggi, oltre all’autore-cantante Moscato, sono un guappo (Toni Servillo), un vagabondo cieco (Tonino 16 Mario Martone, La mia esperienza con Teatri Uniti negli anni ’80, in Chiaroscuri: scritti tra cinema e teatro, op.cit.

Taiuti), la statua della Madonna (Licia Maglietta), re Ferdinando (Antonio Iuorio) e la regina Maria Carolina (Iaia Forte), un cuoco (Gino Curcione), uno scugnizzo (Mario Manchisi) e un insonne (Roberto De Francesco, poi sostituito da Vincenza Modica). A parte il re e la regina, i personaggi non dialogano mai né si presentano al pubblico, sono delle icone da identificare attraverso il costume.

La funzione dell’elemento corporeo-visivo è accresciuto in importanza poiché alla bravura degli attori spetta ovviare alla barriera linguistica e rendere apprezzabile lo spettacolo anche all’estero. Rasoi viene infatti molto apprezzato in Francia, il testo è tradotto e pubblicato in francese.

Lo spettacolo è aperto dall’affacciarsi di uno scugnizzo che si lamenta delle condizioni di Napoli. Compare poi l’autore-cantante, che dichiara di essere morto e canta. Lo scugnizzo in mutande riappare, lamentandosi ancora di Napoli che è simile a una cloaca. È la volta di un vagabondo cieco che racconta come gli invasori spagnoli ottenessero aiuto contro i nemici da parte del popolo napoletano, imbonito da false promesse. Parlavano infatti di un fantomatico Trianon, parola affascinante che poteva sembrare legata ad agi e ricchezze ma era in realtà un carcere oscuro. Un uomo (poi una donna nelle repliche) si desta improvvisamente sulla sua branda, si lamenta del caldo e si chiede come facciano gli altri a dormire.

L’autore-cantante riprende a cantare e lo scugnizzo scaglia nuove invettive alla città.
La regina Maria Carolina canta la sua storia e poi si mette in cerca del marito, re Ferdinando. Torna il vagabondo cieco e ripete la storia; stavolta ci sono i francesi al posto degli spagnoli, ma il popolo è ingannato allo stesso modo. Una statua della Madonna si anima e racconta la triste storia di Palummiello, andato a Procida e violentato per tre giorni dai pescatori. Riappare la regina in cerca di Ferdinando, che è sorpreso da un cuoco nelle cucine. Il cuoco depreca l’ingordigia degli Svevi e dei Borbone. Maria Carolina descrive le attrattive di Napoli, città dei monumenti e delle più belle puttane del mondo, mentre il re rovescia la sua narrazione nell’orrore e chiama le puttane “bestie”.

Le scene sono sempre chiuse dagli interventi canori dell’autore-cantante. L’insonne racconta l’incubo che ha avuto e poi si rimette a dormire. Compare un guappo che inveisce contro l’abbandono della città e del suo mare e poi muore per un colpo di pistola, atteggiandosi a vanitoso mentre cade. L’autore-cantante si pone un interrogativo cui prima non aveva ancora pensato: da quanto tempo è morto? Così lo spettacolo termina.

Rasoi esprime la città fantasma, quella che Pasolini vedeva in estinzione pur di non cedere al presente, e che è infatti trasformata in una città infernale visitata dall’autore-cantante-Orfeo. Questa interpretazione è avallata dallo stesso Martone che aveva progettato, tempo prima, un Orfeo di Artaud da far interpretare proprio a Moscato: il progetto naufraga, ma il regista afferma di averlo in qualche modo realizzato in Rasoi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Da Carmen a Lacarmén: una regia di Mario Martone

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Informazioni tesi

  Autore: Alessia Giovanna Matrisciano
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letteratura Musica e Spettacolo
  Relatore: Mara Fazio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

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