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Behavioral Finance: Irrazionalità degli investitori e bias comportamentali

Bias Comportamentali

Al contrario degli assunti da cui muove la finanza classica, che vede investitori razionali in grado, dopo un’attenta valutazione di tutte le alternative, di prendere decisioni ottime, la Behavioral Finance studia come gli individui agiscano in modo a volte irrazionale, non massimizzando la loro utilità attesa ma accontentandosi di soluzioni “alla buona” tali da ottenere risultati soddisfacenti [Simon, 1957].

Infatti la nostra mente, quando elabora le informazioni, compie una serie di errori di valutazione dove alcuni fattori, come la limitata memoria e le emozioni, entrano in gioco.

Gli psicologi Kahneman e Tversky sono stati pionieri in questo campo notando, dopo alcuni esperimenti sui processi mentali degli individui, come a volte strani colpi di scena nella natura ci portano ad agire in modo irrazionale e a volte anche contro i nostri interessi.

La conclusione a cui sono giunti è che alcune decisioni sono prese utilizzando degli eurismi, ovvero dei filtri cognitivi che semplificano e approssimano le informazioni, che inevitabilmente possono condurre ad errori e pregiudizi valutativi.

Le scelte che ne derivano non massimizzano l’utlità ma si limitano a portare a risultati accettabili i quali smentiscono cosa dice la teoria classica riguardo la formazione delle aspettative e delle probabilità.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Behavioral Finance: Irrazionalità degli investitori e bias comportamentali

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Informazioni tesi

  Autore: Michela Carletti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Federico Pippo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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