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La diretta del mito. Atene 2004: come la tv racconta l'Olimpiade

Giornalismo e Olimpiadi

Claudio Icardi mi dice che di fatto non c'è un modo specifico di prepararsi ad un evento del genere. Praticamente si comincia a prepararsi il giorno dopo che finisce l'Olimpiade. Essendoci oltre 200 delegazioni, ogni giorno c'è una notizia che riguarda uno di quei paesi, anche non strettamente sportiva. Tutte le notizie vanno immagazzinate. Nel momento del passaggio di una determinata delegazione, mentre per altri possono esserci notizie ininfluenti, per il telecronista tutto deve essere importante. Se l'Arabia Saudita o il Bahrein decidono di far gareggiare un atleta donna la notizia è importante e va detta. Non si può cominciare tre mesi prima e dire di essere preparato. Ogni giorno bisogna immagazzinare qualcosa. Per quanto riguarda l'utilizzo di termini tecnici durante la cerimonia, si parlerà meno di gesti tecnici, di tiri di mancino, di esterno, però comunque si parla di cose che già fanno parte del repertorio di ogni professionista. Parlando con Franco Bragagna invece, scopro che anche i telecronisti sono costretti a trattare questo evento, non come un normale evento sportivo. Secondo Bragagna, ci si deve dimenticare che si è specializzati nello sport, nel senso che la cerimonia, tanto d'apertura che di chiusura dei Giochi Olimpici, è una cosa diversa: è uno spaccato ideale o idealizzato del Paese che ospita, soprattutto sul piano socio-politico, o comunque quello che quel paese vuole che passi nel suo racconto al mondo, e poi c'è anche il lato sportivo. Il lato sportivo lo si affronta, come storia dei Giochi Olimpici, come possibilità per questo o quello di vincere medaglie o meno, all'interno delle singole parti protocollari e sportive, quindi sfilate delle nazioni, portabandiera, discorsi delle autorità presenti; per il resto è un'aspetto spettacolare e geopolitico. Quindi sono le due cose che si fondono e, bisogna essere nei momenti, sfilata ad esempio, tipicamente e protocollarmente sportivi, non troppo specializzati, perché si cerca di non esserlo mai, ancor di più durante i Giochi Olimpici, perché si ha una massa di telespettatori diversa rispetto al solito, è sicuramente più ampia, quindi si deve essere ulteriormente didascalici rispetto allo specialistico dello sport, e non tanto nell'elencazione ma nella segnalazione di questo e quello tra gli atleti che potranno essere, in caso di cerimonia d'apertura, protagonisti di quelle due settimane che lì cominciano. I termini tecnici si tende a dimenticarli sempre. Nel senso che si usano, ma poi si spiegano. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La diretta del mito. Atene 2004: come la tv racconta l'Olimpiade

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Informazioni tesi

  Autore: Giulio Gambuti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Silvia Leonzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

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