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Ritardo psicomotorio: intervento riabilitativo in acqua e in ambulatorio

Modello cognitivo-comporamentale: rinforzo positivo

La terapia cognitivo comportamentale trova le sue origini nei primi decenni del secolo scorso, quando all'interno della psicologia sperimentale prese vita il movimento Comportamentista. Il Comportamentismo aveva come obiettivo lo studio dei comportamenti direttamente osservabili, partendo dal presupposto che i fenomeni del mondo psichico non potevano esse misurati e quantificati attraverso metodologie scientifiche. Secondo lo psicologo comportamentale ciò che determina il comportamento umano e l'apprendimento di una competenza è lo stimolo ambientale, di conseguenza il controllo degli stimoli ambientali comporta il controllo del comportamento.

Il paradigma di base da cui prendono vita le prime formulazioni della teoria cognitivo comportamentale è il Condizionamento classico, ossia quel processo che spiegava che l'apprendimento era il frutto dell'associazione tra stimolo incondizionato (naturale) a uno condizionato (artificiale), che acquistava la capacità, assente prima del condizionamento, di evocare risposte che l'organismo era in grado di produrre. Tale scoperta è attribuita al filoso russo Ivan Pavlov che si imbatté casualmente, studiando il fenomeno della secrezione psichica dei cani alla vista del cibo.

Nonostante la suggestione e l'interesse che portò il Condizionamento Classico, ben presto vennero a galla i limiti di tale paradigma che fu più tardi sostituito da altri meccanismi, tra i quali il Condizionamento Operante. In questo paradigma comportamentale il soggetto è inteso come un organismo attivo che seleziona i suoi comportamenti in base alle risposte che questi suscitano nell'ambiente. Essenzialmente si fa riferimento all'esperienza che ogni uomo involontariamente pratica nella propria vita: un comportamento che porta un esperienza piacevole o positivo tende ad essere riprodotto, mentre uno che porta un esperienza negativa, ad esempio una punizione, tende ad essere evitato. I comportamenti controllabili dalle loro conseguenze sono definiti "operanti", poche' le loro "risposte" operano sull'ambiente e generano delle conseguenze (Skinner, 1953).

All'interno di questo paradigma, esiste un caso in cui non si verifica apprendimento ed avviene quando è assente qualunque tipo di rinforzo, positivo o negativo che sia. Nonostante siano presente processi di pensiero, a questi non viene data importanza data la mancanza di risposta ambientale. I disturbi e le sofferenze psichiche in genere vengono considerati come risposte inappropriate a determinati stimoli ambientali, evidenziabili attraverso comportamenti inappropriati. L'obiettivo della terapia è quindi la modificazione dei comportamenti osservabili non desiderati.

Agli inizi degli anni '50 il Comportamentismo diventava il modello più diffuso all'interno della psicologia sperimentale e cominciò a prendere piede la Terapia del Comportamento. A fronte di una scarsa capacità euristica ed esplicativa e dati i progressi realizzati all'interno della stessa psicologia sperimentale dagli anni '60, si prepararono le basi per il passaggio al Cognitivismo, e i presupposti affinché la Terapia del Comportamento si affiancasse alla Terapia Cognitiva.

Già negli anni '50 Dollard e Miller, entrambi psicologi, tentarono un integrazione tra comportamentismo, teorie psicoanalitiche e scienze sociali, con lo scopo di fondare una scienza generale del comportamento umano, che migliorasse la comprensione dello sviluppo della personalità e delle condizioni sociali dell'apprendimento. Diedero molta importanza ai processi di pensiero, cominciando a parlare di modelli di comportamento e aprendo la strada a una teoria strettamente comportamentale e a una che includeva elementi cognitivi.

Un passo importante fu compiuto da Albert Bandura, psicologo clinico, che rifiuta la visione di un organismo passivo completamente plasmato dagli stimoli ambientali, ma considera l'uomo come il frutto della continua interazione tra lui stesso e ambiente, svolgendo un ruolo attivo verso l'esterno. Bandura, oltre a sostenere l'apprendimento per rinforzo, sottolinea con enfasi che esiste un altro tipo di apprendimento che viene attraverso l'osservazione, chiamato Modellamento.

Si apprende osservando il comportamento altrui. È un tipo di apprendimento basato sull'imitazione dei modelli. I bambini, ad esempio, possono apprendere una risposta anche solo guardando un'altra persona che la compie, senza esser stati mai rinforzati per essa e senza averla mai prodotta precedentemente.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Ritardo psicomotorio: intervento riabilitativo in acqua e in ambulatorio

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Gargiulo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Terapia della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva
  Relatore: Antonella Cerquiglini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

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