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Il potere di normalizzazione in Michel Foucault

La società della norma

A un anno dalla pubblicazione di Sorvegliare e punire, Foucault rilascia un'intervista al settimanale francese Politique Hebdo nella quale riafferma il contributo fondamentale dei dispositivi disciplinari alla maturazione epistemologica dei saperi medico-antropologici e al loro costituirsi come contraltare politico del potere giuridico. Nella modernità la linea di separazione tra criminale e malato, tra condanna e prescrizione terapeutica, si assottiglia fino a scomparire, segnando l'inizio di un nuovo tipo di ordinamento sociale, la società della norma, i cui nuovi sistemi di sorveglianza e controllo non rientrano più negli schemi giuridici della sovranità tradizionale ma in quelli della medicina come «scienza regina»: giudicare, classificare, gerarchizzare e diagnosticare saranno i nuovi imperativi della «società di normalizzazione» .
L'affresco sociologico foucaultiano emerge in questa intervista a partire dal confronto con l'opera di Thomas Szasz , autore de Il mito della malattia mentale (1966) e tra i principali critici dei fondamenti morali e scientifici del sapere psichiatrico. Ad accomunare i due studiosi vi è l'idea della genesi politica della psichiatria, del suo fondamento originario nelle esigenze di controllo sociale della civiltà post-industriale . Nel concetto di “Stato terapeutico” – introdotto da Szasz come prodotto della medicalizzazione di massa e posto all'origine del genocidio nazista contro Ebrei, Rom, omosessuali e altri “indesiderabili” – è possibile rintracciare una sorta di antesignano della nozione foucaultiana di “società di normalizzazione”. Seppur con alcune differenze:

“Szasz dice: la medicina è la religione dell'età moderna. Io modificherei un po' questa affermazione. Sono del parere che il potere della religione […] sia stato di tipo giuridico, con i suoi comandamenti, i suoi tribunali e le sue penitenze. Più che una successione religione-medicina, vedrei una successione diritto-norma”

Rispetto a Szasz, Foucault insiste sulla contrapposizione tra regola giuridica e regola naturale, tra Legge e Norma: limitandosi a queste parole, tra i due poteri può sembrare esistere un semplice avvicendamento temporale, una sorta di “passaggio di testimone” che dall'«edificio del diritto» ha condotto al «dominio delle scienze umane». In realtà le cose sono più complicate, come emerge da una lezione del corso “Bisogna difendere la società” tenuto da Foucault solo due mesi prima:

“Le normalizzazioni disciplinari vengono a scontrarsi sempre di più col sistema giuridico della sovranità. Sempre più nettamente appare l'incompatibilità delle une con l'altro […]. È nell'estensione della medicina che vediamo non tanto combinarsi, perpetuamente la meccanica della disciplina e il principio del diritto. Gli sviluppi della medicina, la medicalizzazione generale del comportamento, delle condotte, dei discorsi, dei desideri ecc., si operano là dove vengono ad incontrarsi i due piani eterogenei della disciplina e della sovranità […] In realtà, sovranità e disciplina, legislazione, diritto della sovranità e meccanismi disciplinari sono due parti assolutamente costitutive dei meccanismi generali di potere nella nostra società”

Ci troviamo in presenza di uno dei passaggi più complessi e allo stesso tempo più acuti del pensiero di Foucault sul potere di normalizzazione, in cui la mancanza di un testo di riferimento che possa contribuire a limare alcuni spigoli si fa più urgente. Foucault descrive una società in via di costituzione, in cui il potere oscilla tra disciplina e diritto, assumendo la forma di un «aggregato medico-giuridico». In questo incontro/scontro di piani eterogenei non è la legge a scomparire, ma la Norma a usurparne il regno di decisore ultimo: lo sviluppo delle tecniche e delle procedure disciplinari, più che essere avvenuto in antitesi con la razionalità giuridica, ne ha colonizzato gli spazi, trasformando il diritto stesso in una tecnica di ortopedia sociale. Il discorso filosofico-giuridico della legge viene così piegato ai fini della normalizzazione dal discorso delle scienze umane, dai discorsi normativi della psichiatria, della psicologia, della pedagogia, della criminologia. É l'estremo peso politico di questi saperi medico antropologici a investire il diritto, legarsi ad esso, farlo funzionare. L'iniziale incompatibilità funzionale tra l'istanza medica e l'istanza giuridica si risolve nell'opera normalizzatrice di medici, psichiatri, psicologi, educatori, «professionisti della disciplina, della normalità e dell'assoggettamento» . Al centro della società di normalizzazione troviamo dunque le due figure ibride e speculari dell'anormale (che coniuga in sé i tratti del malato e del criminale) e del giudice di normalità:

“L'attività del giudicare si è moltiplicata nella misura stessa in cui si è diffuso il potere normalizzatore […]. I giudici di normalità sono presenti ovunque. Noi siano nella società del professore-giudice, del medico-giudice, dell'educatore-giudice, del «lavoratore sociale» -giudice; tutti fanno regnare l'universalità del normativo, e ciascuno nel punto in cui si trova vi sottomette il corpo, i gesti, i comportamenti, le condotte, le attitudini, le prestazioni”

Forti delle verità dei saperi medico-antropologici, i giudici di normalità sono diventati gli agenti principali della normalizzazione, l'incarnazione del potere del sapere come meccanismo coercitivo-descrittivo, protagonisti di un «tecnica generale di esercizio del potere trasferibile a istituzioni e apparati numerosi e diversi» . Ospedali, manicomi, orfanotrofi e collegi sono stati infiltrati tanto dalle tecnologie disciplinari quanto dalla figura inedita del giudice di normalità, garante dell'assoggettamento, della trasformazione degli individui “anormali” in corpi docili e obbedienti. Così come a metà del XIX secolo alle perizie psichiatriche veniva data l'ultima parola in materia penale, nella società odierna un licenziamento in fabbrica o una bocciatura a scuola, un ricovero ospedaliero o una perquisizione coatta, hanno luogo solo in stretta collaborazione con i «”lavoratori sociali” -giudici», quando non su loro esplicita richiesta: nei loro dossier, nelle loro tabelle e fascicoli, viene progettata «la fabbricazione dell'individuo disciplinare» . Se l'affermazione massima della sovranità d'Ancien Régime era la distruzione pubblica del corpo del regicida , per Foucault il punto di arrivo del potere odierno sarebbe l'instaurazione di un giudizio illimitato, «un interrogatorio che non avesse termine», «un dossier mai chiuso». Per questo l'istituzione carceraria non è solo l'espressione della «singolare pretesa» di rinchiudere per correggere, ma del miraggio di una società composta interamente da individui osservabili e classificabili in base a una norma, nel «moto asintotico» che obbliga ad avvicinarsene all'infinito. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il potere di normalizzazione in Michel Foucault

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Informazioni tesi

  Autore: Rocco Arienti
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Mario Vergani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

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