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Ambiente, salute, lavoro. Equilibrio possibile? Il caso Ilva di Taranto presentato dai giornali

Il sequestro delle aree a caldo dell’Ilva

Il 26 luglio 2012 il Gip di Taranto Patrizia Todisco ha firmato l'ordinanza con la quale si stabilisce il sequestro senza facoltà d'uso dell'intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva, e in particolare: parchi minerali, cokerie, area agglomerazione, area altiforni, acciaierie e il reparto gestione materiali ferrosi. Gli arrestati sono stati Emilio Riva (Presidente dell'Ilva Spa fino a maggio 2010), Nicola Riva (succeduto alla carica del padre Emilio e dimessosi un paio di settimane prima dell'ordinanza), Luigi Capogrosso (ex direttore dello stabilimento di Taranto), Ivan Dimaggio (dirigente capo dell'area del reparto cokerie), Angelo Cavallo (responsabile dell'area agglomerato), Marco Andelmi (capo area parchi), Salvatore De Felice (capo area altoforno) e Salvatore D'Alo (capo area acciaierie e area Crf) con le accuse di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato dei beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. La stessa Todisco scriveva nell'ordinanza che «chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza».
Il colosso siderurgico emetteva sostanze nocive (tra le quali polveri, diossido di azoto, anidride solforosa, acido cloridico, benzene e diossina, sostanza altamente cancerogena) oltre i limiti stabiliti, causando un impatto devastante sulla popolazione e sull'ambiente.
Nella perizia epidemiologica depositata nel marzo 2012 presso la Procura della Repubblica di Taranto si evincevano dati allarmanti per quanto riguarda i morti per cause cardiovascolari e respiratorie, per un totale di 11.550, e un complessivo di 26.999 ricoveri per cause cardiache, respiratorie e cerebrovascolari. La perizia concludeva affermando che «l'esposizione continuata agli inquinanti dell'atmosfera emessi dall'impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell'organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte».
Ci si è trovati di fronte a due scelte, una drastica con la progressiva chiusura degli impianti, e una risolutiva con un intervento sugli impianti volto a favorire il risanamento ambientale.
Il giorno seguente, il 27 luglio, il caso occupa le prime pagine delle testate giornalistiche; gli operai scendono in piazza in protesta contro il sequestro e il ministro dell'ambiente Corrado Clini chiede il provvedimento al tribunale del riesame. Il 28 luglio, dopo due giorni di protesta, i lavoratori seguono le indicazioni dei sindacati di categoria che decidono di revocare lo sciopero ad oltranza in attesa dell'udienza del tribunale del riesame fissata per il 3 agosto. [...]

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Ambiente, salute, lavoro. Equilibrio possibile? Il caso Ilva di Taranto presentato dai giornali

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Informazioni tesi

  Autore: Paola Ravasio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Mario Salomone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

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