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Influenza dei fattori extralinguistici sull'acquisizione di una seconda lingua: i fattori interni all'individuo

L'interlingua: Foreigner talk, Baby talk, Pidgin

Nella fase intermedia, quando la lingua che si sta imparando non è più completamente sconosciuta, ma non è neanche acquisita del tutto, si impiega l'interlingua.
L'interlingua è una vera e propria lingua naturale provvista di un sistema di regole precise. È la lingua degli apprendenti, che si modifica gradualmente man mano che si ha sempre una maggiore padronanza sulla L2. Essa è dunque una varietà in continua evoluzione, e nelle sue fasi è anche instabile. In quanto lingua naturale, prevarrebbe anche su di essa la Grammatica Universale, perché le fasi dell'interlingua procedono nella stessa maniera in tutte le lingue. È noto che gli stranieri, apprendenti che hanno ancora poca padronanza della L2, magari provano ad imitare le strutture già sentite da qualche parte.
Possiamo dire che quelli che notiamo come errori degli apprendenti manifestano aspetti sistematici in quanto si ritrovano piuttosto regolarmente nell'interlingua dei diversi apprendenti (cfr. par. 3.4.1): un tale tipo di errori (i cosiddetti "errori evolutivi") fanno dunque parte del sistema linguistico dell'apprendente. Quello che di solito constatiamo come errore può rappresentarci quindi delle strutture di base acquisite da parte dell'apprendente, mentre egli ancora mostra qualche instabilità rispetto al sistema linguistico che sta ricostruendo. L'acquisizione della struttura si nota spesso attraverso degli errori di coniugazione, come per esempio "Io ho scrivuto" in italiano L2 dove si nota che alcune strutture base del tempo passato sono state apprese, in quanto l'apprendente avrà già sentito forme come bevuto, mangiato, però non si è arrivati ancora in quella fase in cui si conosce la forma corretta che in questo caso è, infatti, una forma irregolare e non regolare. Esistono delle altre varietà linguistiche, che hanno molte cose in comune con la fase iniziale dell'interlingua. Costituiscono una varietà semplificata della lingua2 e si usano nei confronti di parlanti che ancora non conoscono bene la lingua, come gli stranieri, o i bambini. Come nota Pallotti:

L'acquisizione di una seconda lingua, dunque, non dovrebbe essere vista tanto come un processo che inizia con una "semplificazione", che viene man mano abbandonata, ma piuttosto come un processo di ricostruzione che parte da un'ipotesi iniziale "semplice" e conosce successivamente una graduale "complicazione". Questa ipotesi euristica iniziale è disponibile, oltre che per i bambini che apprendono una prima lingua, anche per tutti gli adulti, che vi fanno ricorso non solo quando devono apprendere spontaneamente una seconda lingua, ma anche quando devono cercare di esprimersi semplicemente, come nella comunicazione con i bambini (baby talk) o con gli stranieri (foreigner talk) (Pallotti 2003: 42).

Una varietà del genere è infatti il Foreigner Talk, che si usa spesso con gli stranieri.
Questa varietà linguistica consiste di una forma semplificata dell'uso della lingua, in quanto cerca di agevolare la comprensione da parte dei parlanti non nativi. Colui che usa il Foreigner Talk, nonostante sappia benissimo la propria lingua (L1), cerca di usare delle strutture che sono sorprendentemente simili all'interlingua dell'apprendente. Nonostante il Foreigner Talk si usi con la volontà di farsi capire meglio, alcuni lo ritengono un'attitudine denigrativa nei confronti degli stranieri, e sostengono che davanti ad esso alcuni non nativi possono sentirsi trattati con superiorità da parte dei nativi. Le caratteristiche di questa varietà si presentano in vari livelli. Prima di tutto, sul livello fonologico, si usa spesso il volume più alto. Con questo si cerca di raggiungere l'attenzione dell'apprendente e di essere più comprensibili. Sul livello morfologico si verificano delle forme erronee, come: omissione della congiunzione e di tratti grammaticali come suffissi e desinenze. Sul livello sintattico si nota l'uso delle forme meno marcate rispetto a quelle marcate. In effetti, è più probabile che il parlante non nativo capisca una parola o una costruzione nel suo uso più comune piuttosto che un suo sinonimo marcato. Così si cercano di evitare anche delle espressioni idiomatiche, dei cliché. In quanto si tratta di una lingua semplificata, possiamo dire che il registro del Foreigner Talk è sempre molto semplice, e si tendono ad usare delle formule poco complesse e ridondanti. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Influenza dei fattori extralinguistici sull'acquisizione di una seconda lingua: i fattori interni all'individuo

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Pavone
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture europee
  Relatore: Emilia Calaresu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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