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Badanti straniere e donne anziane nel gruppo domestico: immagini e trasformazioni delle relazioni di cura ISBN 9788887096118.

Figlie e badanti

Da quando in Italia la presenza delle badanti si è fatta visibile e ha assunto dimensioni importanti, essa suscita una considerazione ambivalente, con letture della complessità del contesto attraverso semplificazioni retoriche: troviamo il lavoro delle badanti descritto come soluzione ottimale, che sostituisce, con poca spesa e delega pressoché totale, la cura degli anziani a singole donne migranti, capaci, con abnegazione, di sostituirsi alla famiglia tradizionale.

PANORAMA 21 ottobre 2008 - Sante badanti, l’immigrazione che piace a tutti: dalle famiglie alla politica

Il nostro è un paese per vecchi ma non sappiamo come occuparci di loro. Fra vent’anni un italiano su tre avrà più di 65 anni ma le famiglie di questi anziani avranno sempre meno tempo e voglia di prendersi cura di un papà non autosufficiente, di una nonna cardiopatica, di una zia affetta da demenza senile. Ma è e sarà un problema che ci riguarderà tutti ed è per questo che, tutti d’accordo, innalziamo il monumento alla badante, la soluzione italica al problema.

E' evidente anche la riprovazione, rivolta soprattutto verso le figlie, rappresentate come coloro che non vogliono occuparsi dei propri vecchi e che vengono meno al dovere di restituzione della cura verso i genitori. Parte della connotazione negativa del termine badante è legato anche a questa sfumatura di colpevolizzazione, di delega del proprio dovere filiale ad una estranea, di perdita degli obblighi che ci vengono dai legami di sangue, sostituiti da rapporti di lavoro con persone straniere.

Provincia di Milano, Vademecum. Vivere con la Badante, 2012 - In famiglia. Vivere con la badante
Ogni soluzione individuata, temporanea o permanente, comporta un costo emotivo per chi decide e per chi la vive. Come familiari possiamo percepire: Il giudizio sociale sulla soluzione cercata: sia il ricovero sia la badante possono essere visti come inadeguatezza della famiglia ad affrontare il compito.

Le indicazioni sono tratte dal vademecum della Provincia di Milano “Vivere con la badante”, che si propone di accompagnare e facilitare nella relazione di cura: trovo che le parole scelte per raccontare quello che può accadere, descritto nei termini di “soluzione”, “costo emotivo”, “giudizio sociale”, “inadeguatezza”, “compito”, facciano sentire con forza tanto la necessità di risolvere il problema e di essere adeguate a doveri prescritti, quanto la riprovazione sociale verso la figlia che si prende la responsabilità di scegliere una qualsiasi forma di aiuto esterno. Il linguaggio usato nel proporre indicazioni e nell'accompagnare i passaggi dà forma ai pensieri e definisce le azioni, con un effetto educativo e performante a cui è importante porre attenzione. In questo caso, al dovere attribuito ai figli, e in particolare alle donne, di occuparsi dei propri vecchi, vengono associate le ombre della colpa e della vergogna, nominate come costo emotivo da pagare quando ci si rivolge ad aiuti esterni. I media a questo proposito sanno essere feroci, con una capacità di giocare con il linguaggio che crea confusione, inquietudine, disvalore.

Il Messaggero 20 agosto 2013 - Badanti: solo truffe dietro la cura? Ma no!
Nessuno stupore se accadono queste cose. Figlie, spesso, di chi alla badante di turno, ha consegnato l'anziano. Quando non era più capace di stare da solo, di tenere compagnia. Ma, forse, solo di sorridere.

La conversazione con una figlia che racconta il carico di responsabilità verso la madre e il padre, entrambi non autosufficienti, e verso i figli ancora piccoli, è indicativa della difficoltà legata alla sua posizione centrale, ma anche solitaria, di dispensatrice di cura. Il racconto, che esclude i fratelli dall'obbligo, rimanda alla storia di vita della generazione precedente, quando la madre si occupava delle donne vecchie della sua famiglia.

Figlia: C'è un senso di colpa, quello di non riuscire ad essere io quella che può accudire, e nel mio caso non lo estendo ai miei fratelli. Perché nella mia testa io ho sempre pensato che avrei accudito i miei genitori: io vengo da una famiglia dove con noi è vissuta una zia di mia mamma, da quando sono nata io fino a quando è morta, io avevo già 25 anni, vivevo già fuori e lei viveva sempre con noi, e anche gli ultimi anni della vita di mia nonna materna. Gli anziani sono vissuti con noi, e li accudiva mia mamma.

Un'altra figlia, che si occupa della madre insieme al padre e a una donna che lavora come badante non convivente, dice del suo sentirsi in colpa, pensandolo come un sentimento personale, un problema suo, da superare con un atto di volontà individuale.

Figlia: Io poi ho un carattere allucinante, io mi sento in colpa, io esco, se devo uscire esco, però mi sento male, perché dico: “Oddio, lo lascio là, da solo, così...” Mi libererò solo quando non ci sarà più... questa è una cosa mia, vero? Perché anche fino a poco tempo fa la sera, messa a letto, non c'era più nessun problema.
[…]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Badanti straniere e donne anziane nel gruppo domestico: immagini e trasformazioni delle relazioni di cura ISBN 9788887096118.

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Vaccari
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Scienze dell'Educazione e della Formazione Continua
Anno: 2015
Docente/Relatore: Rosanna Cima
Istituito da: Università degli Studi di Verona
Dipartimento: psicologia, pedagogia, filosofia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 225

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