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La scuola italiana: dalla carta al digitale

Il contatto diretto tra scuola e casa editrice: come vivono il cambiamento gli operatori commerciali

Della figura del promotore editoriale si parlerà diffusamente più avanti, quando verrà affrontato il tema dell’evoluzione delle figure professionali dell’editoria scolastica. In tempi recenti, il ruolo di questo operatore, che fa da intermediario tra le proposte della casa editrice che rappresenta e le esigenze espresse dagli insegnanti, ha visto accrescere le proprie responsabilità, diventando sempre più centrale nel dialogo tra editori e scuole.

Secondo l’esperienza testimoniata da alcuni rappresentanti incontrati durante la stesura di questo lavoro, infatti, il cambiamento in atto, che sta travolgendo le scuole, ma anche l’intero mondo editoriale (dove a subire in primo luogo questa metamorfosi è stata la filiera stessa della produzione, che fino a qualche anno fa era decisamente corta e veloce, mentre oggi prevede tempi più lunghi e personale più numeroso e variegato), ha coinvolto pesantemente anche il loro compito. In particolare, le differenze più evidenti rispetto al mestiere che svolgevano una ventina di anni fa sono l’aumento dei prodotti da presentare e i tempi più lunghi che li impegnano nelle visite delle scuole: quest’ultimo fattore, in particolare, viene vista come una conseguenza diretta dell’aggiornamento sempre più mirato a cui i materiali didattici sono sottoposti, con uno speculare maggior interesse da parte dei docenti a “cambiare edizione”, che però si scontra spesso anche con le effettive disponibilità economiche delle famiglie, che i professori devono tenere in considerazione.

A cambiare è stata la stessa denominazione del mestiere svolto dal propagandista, che oggi non è più quella del venditore o del rappresentante, ma sempre più spesso quella del “consulente”, che in quanto tale deve saper fornire soluzioni, e che naturalmente ha bisogno a sua volta di essere formato dal suo editore per poter mantenere anche nella nuova veste digitale la giusta competenza. Allo stesso modo, in diverse case editrici già da quattro o cinque anni non si parla più di prodotto, ma di “progetto editoriale”, terminologia che indica quanto sia aumentata la responsabilità che le redazione hanno verso la scuola e quindi quanto ci sia bisogno di maggiore serietà da parte di tutti i protagonisti di questo processo sempre più lungo.

Nel contatto quotidiano con gli insegnanti del territorio di loro competenza, gli operatori intervistati affermano di riscontrare da parte loro ancora un grande disagio (si parla dell’80%), dovuto essenzialmente alla sensazione di non essere abbastanza supportati dalle istituzioni in questa fase di aggiornamento che ormai tutti (o quasi) si rendono conto essere sempre più necessaria. Consapevoli di questo, gli editori si stanno muovendo verso la costruzione di materiali “pre-confezionati” che siano il più possibile utilizzabili dai docenti senza richiedere ulteriori interventi. Nella maggioranza dei casi, infatti, è proprio a contenuti di questo genere che gli educatori italiani guardano con più attenzione quando incontrano l’agente editoriale. In generale, comunque, tutti gli operatori sono concordi nell’affermare che oggi in Italia sia ancora assolutamente centrale la figura del libro di testo, in cui gli elementi “aggiuntivi” (come esercizi interattivi, cd-rom, versione digitale di alcune sezioni di approfondimento) incrementano la sua attrattiva, ma non costituiscono la ragione principale della scelta finale dell’insegnante.

La risposta che i docenti di molte scuole stanno dando alla sfida digitale è quella di lavorare in gruppo, allontanandosi sempre di più dalla pratica tradizionale di affidare la scelta dei prodotti didattici ad una figura di “opinion leader” per confluire in una nuova visione di lavoro collegiale che, mettendo a confronto esperienze, dubbi e perplessità, aiuti ogni singolo docente a comprendere quale possa essere la casa editrice più adatta a cui affidarsi in “quel” momento. A Verona, come racconta un propagandista, questo fenomeno si è esteso fino a portare alla nascita di una vera e propria Rete dei Licei in cui i vari Coordinatori di ciascuna disciplina collaborano per individuare il progetto editoriale che sia più vicino agli obiettivi assunti dalle scuole. Sempre secondo le testimonianze sentite, editori come Pearson, che dal 2009, in linea con le direttive ministeriali del Piano Scuola Digitale, hanno iniziato a proporre agli insegnanti materiali didattici che prevedevano un grande contenuto digitale, sono stati costretti a fare dei passi indietro perché, nonostante gli obblighi ricevuti dal Ministero, i docenti italiani non erano assolutamente preparati a questo “cambio di rotta”, e purtroppo la situazione odierna non ê così distante da quel periodo.

La domanda di multimedialità ê comunque in crescita, anche perché “il processo ê ormai in atto da tempo ed ê inarrestabile, un po’ come ê avvenuto anni fa nel passaggio dalla pellicola alla macchina fotografica digitale, e gli insegnanti iniziano a capirlo. Nello stesso modo, così come la nicchia della fotografia manuale rimarrà sempre per i più nostalgici, le meraviglie della carta non verranno mai del tutto sostituite”. In tale prospettiva, i contenuti multimediali rappresentano una “realtà aumentata” del libro di testo, un’estensione delle nozioni assimilate sulla carta, e la bravura dell’insegnante si svela nel saper scegliere il media alternativo alla carta migliore per stimolare un maggior livello di partecipazione da parte della classe rispetto ad alcuni argomenti che nella lezione frontale dopo pochi minuti perdono di interesse. Sono, infatti, molti gli insegnanti che oggi lamentano come l’attenzione dei propri studenti sia in costante calo e che si rendono conto di come alcuni dei contenuti offerti dalle nuove tecnologie siano probabilmente una valida opzione per sopperire a questa problematica.

Emblematico di questo è il grido di allarme lanciato in merito alla rivoluzione digitale da molti esperti, per cui in un contesto in cui tutto si sta velocizzando, le nuove generazioni di adolescenti dimostrano una mancanza di capacità di ascolto e di concentrazione. Ne è convinto per esempio Marco Gui, sociologo dell’Università di Milano Bicocca e autore del libro “A dieta di media” , che parla di “sovrabbondanza comunicativa permanente”, riferendosi alla gigantesca offerta di stimoli che ci arriva quotidianamente dai diversi dispositivi di cui ormai molti giovani dispongono (smartphone, pc, televisione) e in particolare dalla Rete. Questa situazione, se vissuta senza consapevolezza, rischia di “disabituarci a rimanere concentrati” e richiede “un’educazione all’attenzione” che intervenga sulla “tendenza che viene naturale con i media digitali, ovvero quella di restare sempre in superficie, esaminare tante cose e non avere mai la forza e la volontà per avvicinarsi e conoscerle in profondità”. Di un parere simile sono anche coloro che vedono nella rivoluzione digitale il rischio di affidarsi eccessivamente alla possibilità di “trovare tutto in Internet” (come effettivamente avviene, nel quotidiano, a molti di noi) e perdere la capacità di assimilare conoscenza. Facendo qualche salto indietro nel tempo, qualcuno forse ricorderà che il padre del pensiero filosofico occidentale Platone fosse contrario al libro di testo, per la stessa identica ragione che giustifica la preoccupazione appena descritta: con un libro sempre a portata di mano (o con la Rete), secondo lo studioso si perde la “conoscenza dentro di sé”.

Oggi il settore digitale nel mercato dell’editoria ê pari a circa il 5% del totale, cifra che rappresenta una crescita esponenziale, ma decisamente lenta e diversificata a seconda delle situazioni. Questo non tanto perché gli editori non abbiano ancora intuito quanto sia importante investire nel digitale, ma perché la domanda non è ancora abbastanza forte da giustificare grossi investimenti, come per adesso sono in grado di fare soltanto i grandi editori (Zanichelli, Rcs, Mondadori, De Agostini, Giunti, Pearson, Laterza) che da soli controllano il 60 % del mercato italiano. Ma che quello della formazione basata sulle nuove tecnologie sia un settore su cui puntare ne sono sicuramente convinti i nuovi editori completamente multimediali, come Agostino Quadrino, direttore editoriale di Garamond, casa editrice specializzata nella pubblicazione online di strumenti e contenuti digitali per la scuola “in una logica di condivisione aperta dei saperi e di costruzione collaborativa della conoscenza come bene comune”. Egli da tempo afferma, per esempio, che “ci sia bisogno di un cambiamento radicale, e neanche tanto graduale, dal momento che dobbiamo accumulare un ritardo grandissimo” e che “oggi bisogna partire dal testo per fare un salto in avanti ed aprirsi alla conoscenza, consentendo agli studenti di partecipare attivamente, di essere impegnati anche emotivamente”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La scuola italiana: dalla carta al digitale

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Informazioni tesi

  Autore: Milena Lombardo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Paolo macrì
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 214

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